Full text: Vasari, Giorgio: Ragionamenti del Signor Cavaliere Giorgio Vasari, pittore - architetto aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo di loro altezze serenissime con 10 illustriss. ed eccellentiss. Signore D. Francesco Medici allora principe di Firenze insieme con la invenzione della pittura da lui cominciata nella cupola

RAGIONAMENT 
pra, e di sotto? che se bene qualche volta ho sentito ragionare un pezze 
del fine d’una, e del cominciamento d’un'altra, arei caro un di da voi, 
che l'avete fatte, sentire per ordine questa testura; che secondo che io ho 
sentito ragionare al Duca mio Signore, egl’ è uno stravagante componi- 
mento; e capricciosa, e grande invenzione è in tutto questo lavoro. 
G. La invenzione è grande, e copiosa; ed ogni volta che V. E. mi dirà ch'ic 
lo faccia, un cenno mi sarà comandamento. 
P. Io non sò miglior tempo che ora, poichè a ciò veggio disposto ognun 
di noi; e ve ne prego, e se non basta, per amorevolezza vel comando. 
G. Eccomi a quella; dove vogliamo noi cominciare? a me parrebbe, da poi 
che noi siamo in questa sala, la quale fu prima di tutte le stanze a far- 
si, noi incominciassimo di qui. 
P. lo mi lalcerò guidare da voi, perchè voi la sapete meglio di me; or di¬ 
te sù. 
G. Dirò a V. E. poichè per amorevolezza mel comanda, e che vuole, che 
il principio di questo nostro ragionamento sia la sala dove siamo: Quan- 
do io venni qui al servizio del Duca Cosimo suo Padre, e mio Signore 
trovai questa muraglia vecchia; dove, secondo io intesi, furono, già tre. 
cent' anni sono, le case d'alcuni gentil'uomini di questa Città, quali in i 
spazio di diversi tempi per più cagioni furono incorporate dal Comune di 
Firenze, per fare, che tutto questo palazzo fusse isolato dalle strade, e 
dalla piazza, come quella vede al presente. E perchè, come altre volte 
abbiamo ragionato, quelli, che in quel tempo erano tenuti grandi, non 
ebbono modo di edificare se non a uso di Torre, e di Fortezze, il qual 
modo o fusse per l’inondazione de’ Barbari in Italia, de’quali rimanendo- 
cene poi i semi, s'è visto, che ancora che il tempo sia stato lungo, con 
la purgazione dell'aria, non si sono mai appiccati insieme con l'animo, e 
con l'amore con li terrazzani di questi paesi, dove ne nacque, che in 
Toscana furono sempre mutazioni, e parzialità; o forse per altro, che per 
nol conoscere lo lascio: basta che si vede, che ogn' uno per sua sicurtà si 
andava con le fabbriche fortificando nelle proprie case; il qual modo di 
murare non solo si riconosce oggi in Firenze, ma in tutte le Città di To- 
scana, e a Ravenna, in Lombardia, e in molti altri luoghi d'Italia, de 
quali per ora non occorre che noi ne ragioniamo. 
P. Anzi si; e avvertite Giorgio, che, poichè mi avete tocco questo tasto 
io non ho minor voglia di sapere l'ordine del murar vecchio di quei tem- 
pi dopo la rovina dell' Imperio Romano, ch'io abbia ricercato di sapere 
il modo de veri antichi innanzi a Cristo, che più volte n’ho avuto noti- 
zia. Ditemi un poco, queste Torri piene di buche, e di mensole con quel- 
le porte lunghe in mezzo, e il murar grosso nelle Torri, che e' feciono 
andando tanto in alto con esse, a che serviva loro? 
G. Signor mio io non vi saprei dir tanto, ma io conosco bene una gran si, 
curtà di difesa in questi edifizi, perchè allora le buche erano piene di le- 
gnami grossi, che erano trave di quercie, e castagni, le quali sostenute da 
certi sorgozzoni di legnami fitti nelle medesime buche, facevano puntello 
per reggerle, come è rimasto quel modo ancora nelli sporti, che noi veg. 
ghia¬
	        
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