li. Si consacrò a Dio in detto Monastero l'anno 1315. del Mese di Mag.
gio col nome di fra Silvestro. Il Priore li diede l’obbedienza della cucina,
la quale esercitò con somma modestia, carità , e amore per lo spazio di
anni 33. Era cosi amante dell'orazione, che si rimirava sempre assiduo in
essa, fuggendo ogni umana conversazione, di modo che dubbitando i Monaci -
, che il pranzo non fosse all’ordine nell’ora consueta , lo riprendevano -
con dirli, che quello non era tempo di orare, ma di fare quell’ obbedienza -
datali da Dio; al che umilmente rispose : non dubitate, Padri, (vi
prego) ma confidate in Dio, che ogni cosa è all'ordine ; come si verificò
più volte, non essendo mai entrato in cucina. Gli Angioli medesimi facevano -
la sua obbedienza; ritrovandosi il tutto all'ordine nell’ora consueta -
. Si sparse la voce per la Città , che a’venti Romiti degli Angioli
gli Angioli medesimi facevano la cucina, che fu cagione, che molti Nobili -
dessero l'ultimo addio al fallace Mondo, e quivi si ritirassero per finire -
santamente i loro giorni . Altri poi con generosa gara si accinsero a
fabbricare dentro il Monastero Cappelle, e le dotarono . Altri finalmente -
diedero grosse somme di denari per dilatare il Monastero. Era per la
Santità di Silvestro, e di altri Monaci tenuto questo sacro luogo in tal
venerazione da tutta la Città , che ciascheduno lo riveriva , e rispettava
come un vero Collegio di Angioli in terra . Nella sua gravosa età Silvestro -
fu Sagrestano, e Portinaro, ove esortava tutti alla carità, unione
e pace fraterna . Dalla Regina del Cielo li fu inviata una fanciulla per
a nome Tinga, che abitava in Pinti, acciò l'incamminasse per i veri sentier
della perfezione . La collocò in S. Orsola, allora Monastero di Monache
Benedettine di poco numero . Ricevè l’Abito col nome di Suor Paola
1oq per una certa visione avuta da S. Paolo . Pati quivi, come zelante dell'oion -
nor di Dio, gravi persecuzioni da quelle Madri. Onde fu astretto Silveom -
ſtro a metterla nel Monastero di S. Ellero, ove dimorò finchè mancarono
Al le Monache di S. Margherita, che, al dire del Migliore, stavano dirimtiq -
petto al predetto Eremo degli Angioli , dove oggi torna la Casa de’ Signori -
Giugni, Marchesi di Camporsevoli; Monastero fabbricato da quei da
Firenzuola Nobili Fiorentini su quelle rovine col disegno del famoso Amemmanati, -
celebre Architetto (per aver cosi dimandato la Beata a i Monas -
ici avanti la sua morte ) dove tante volte l’era apparito il suo Sposo Giebasù. -
In età di 22. anni l'anno 1331. in esso fece il suo ingresso con altre Zittelle -
timorate di Dio, fra le quali una stretta congiunta di Fra Silvestro
uu de una Conversa, che andasse accattando il pane, per non esservi in quer
matempi Clausura . Le concedè il Signore il dono delle lagrime , a tal segno
che bagnava tutto il pavimento , ove stava in orazione. Ne i di solenni
inovveniva comunicata dal Priore degli Angioli alla finestra dell'Altare . Conudelfabulava -
ſpeſſo col suo Spofo Giesù, che le ſpedi alcune volte l’Angelo
oqper farle sentire le melodie del Paradiso. Ebbe gran pietà nel veder’ ardeboire -
da Pisani, che erano venuti col campo a Firenze l’anno 1361. Montughi.
)ze Camerata. Pregò il suo Sposo Gesù a guardare quei Palagi ; e n’ ebbe
vqper risposta, che gli lasciasse ardere, non facendosi altro che male in essi
ILa ſola vigna de'Monaci fu ſalvata . Nel 63. i Fiorentini andando a Oste
a Pisa