Volltext : Volume III (3)

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VIAGGIO  DA:PISTOIA
Castello  detto  Monsummano  alto.  A'  piedi  di  questo
Monte  si  principiano  a  trovare  le  tracce  delle  Colline -
  di  Valdarno  di  sotto  :  e  appunto  sopra  d’  un  residuo -
  di  Collina  è  fabbricato  un  altro  Castello,  detto
Monsummano  basso.  A  Monsummano  si  cava  un  certo -
  Marmo  rosso,  della  natura  però  dell'  Alberese,  o
Pietra  da  Calcina,  non  già  di  Marmo,  e  piglia  buon
pulimento.  Di  esso  cosi  ragiona  F.  Agostino  del  Riccio -
  al  cap.  89.  del  suo  Trattato  MS.  del  Pietre.
Marmi  rossi  con  vene  bianche  si  cavano  di  gran  saldezze -
  a  Monzomano  di  Valdinievole;  sono  Marmi  simili
a  quelli  di  S.  Giusto  a  Monte  Rantoli.  Di  questo  secondo -
  Marmo  rosso  dice  al  cap.  74.  Utilissima  cava
è  stata  questa  di  S.  Giusto  a  Monte  Rantoli,  ma  tiene, -
  e  si  distende  per  molti  Monti  circonvicini,  utile
alla  Città  di  Firenze,  poichè  con  essi  Marmi  ha  adornato -
  il  suo  suntuoso  Campanile,  cos!  il  Duomo,  e  insieme -
  adorna  tutte  le  Chiese  della  Città,  e  in  particolare -
  la  facciata  di  S.  Maria  Novella.  Questo  Marmo -
  rosso  ha  in  se  qualche  vena  bianca,  e  se  ne  cavano -
  gran  saldezze,  come  fa  fede  la  gran  porta  che  fece -
  cavare  il  Granduca  Cosimo,  che  è  nel  Cortile  di
Palazzo  Vecchio,  dove  oggi  sta  la  Guardia  degli  Svizzeri. -
  Il  color  di  questo  Marmo  è  rosso  buio,  e  fa  alcune -
  vene  bianche:  piglia  pulimento  e  lustro  con  fatica. -
  Il  Micheli  ha  notato  in  certe  sue  Schede,  che
del  rosso  di  Monsummano  ne  è  un  fregio  nella  Sagrestía -
  S.  Maria  Novella;  delle  lastre  nel  Pavimento -
  di  S.  Maria  del  Fiore  ;  e  la  Lapida  della  Sepoltura -
  de  Bettini  in  S.  Michele  de  Visdomini.  Nomina -
  anche  una  Breccia  di  Monsummano;  e  altresi  un
Travertino  di  Monsummano.
Nel  1130.  Idebrando  figliuolo  d'Alberto,  ed  i  suoi
figliuoli  promessero  ad  Uberto  Vescovo  di  Lucca,  di
non  moleſtare  la  metà  del  Castello  di  Monsummano,
N.
            
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