Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Metropoli di Firenze. 
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Fatrocità dell'accidente, ammirato forse, perchè assaissimo più si sareb¬ 
be portato rispetto , e reuerenza alla lor Moschea, di quel che s'era fat- 
to alla Chiesa; volentieri rimandò a Firenze prigione Bernardo Bandi¬ 
ni, il quale pagò ancor egli il fio, attaccato alle medesime finestre, d'vn 
tanto Sacrilegio. Per le mani de' curiosi và attorno vna Medaglia fat¬ 
ta da Anton Pollaiolo, secondo il Vaſari, che da vna parte à questo 
Coro, con il caso espresso per l'appunto de lla Congiura, e dall'altra le 
teſte di essi Lorenzo, e Giuliano de' Medici; il Senator Carlo Strozzi 
ce ne mostrò vna asfai ben fatta, della quale auendo creduto fosse per es¬ 
ſer gratiſsima, come de fatto fu, al Cardinal Leopoldo de Medici, glie 
la donò. Ma laseiandosi tutto questo da parte spiegherem cosa d'vn sin¬ 
gulariſſimo luſtro, e di celebratissima memoria al nome ſuo che la por¬ 
ta di Metropoli, etiam per tutti que requisiti spiegati da il Lotter io nel 
suo libro de re beneficiaria, che in ciò iuridicamente si ricercan necessarj. 
Cresciute le forze, e dilatatosi il Dominio della Repubblica, e già 
venuti i Vescoui di Firenze chiarissimi, e di nome, per l'amplio priui- 
legio ottenuto già da Carlo IV. di Principi del Romano Imperio; si an¬ 
cora per essersi infino a quel tempo, questa Chiesa mantenuta: indepen¬ 
dente, sciolta, e libera da ogni superiorità, come immediatamente sot- 
topoſta alla Romana Sede, taluolta venuta in modo particolare da 
Sommi Pontefici gouernata, e diretta, con essersene ritenuto in petto il 
Vescouado, come sece Eugenio IV. molt'Anni; pareua con tutto que- 
sto conuenirsele il coſtituir la Metropoli, vna delle tre di Toscana, co- 
me de fatto segui, per solennissima dichiarazione, che ne sece Martin. 
quinto ne' 2. di Maggio nel 1420. venuto in Firenze dal Concilio di Co¬ 
ſtanza, que gli era stato fatto Papa, depostone Giouanni ventesimoter- 
zo. Assegnandole per suffraganei i Vescouadi di Fiesole, di Pistoia, e 
di poi quei del Borgo a S. Sepolcro, di Colle, e di S. Miniato al Tede- 
sco. La qual cosa sentitasi dall'Imperatore Sigismondo, se ne congratu¬ 
lò per lettera con la Repubblica, lodando la sua generosità in procurar 
vn cosi pregiatissim' onore, e vie più far celebre per si fatto modo la, 
Città. Di qui nacque, animati i Fiorentini da questa lode, quell'alta 
pretensione fermata per pubblico Decreto, di non si permetter la fun¬ 
zion della Sacra a niun Vescouo, o Arciuescouo, se non fosse vn Papa, 
"leggendouisi per motiuo queste parole. Conciosiacosache la nostra 
„gran Chiesa per i meriti particolari, che l'innalzano, e fanno illustre, 
"ſia oggi arriuata al pari delle coſpicue, e principali d'Italia, voglia¬ 
"mo, &c. Il che ebbe effetto ne' 25. di Marzo del 1436. perchè Eugenio 
IV. della Caſa Coldomieri da Venezia, che aueua cercaro di saluarsi da 
tumulti di Roma fumentati da Nicco ò Fortebraccio, ricoueratosi in 
Firenze, e quiui riceuuto con applauso, e lieta fronte, cercò ancor egli 
al possibile di contracambiarne i Fiorentini in ogni affare, in cui fosse 
concor¬
	        
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