Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Parte Terza del Primo Lib. 
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per arrivarui, richieggono, che se ne parli con maggior cognizio 
ne in questo luogo ch è la sede principale del Negozio. Ma prima 
di venire alle strette, è necessario che si sappia, il motiuo, ch'eb- 
be la Repubblica di mutar lo Stato suo, tutto diuerso dall' antico 
gouerno aristogratico, onde diremo, come scorsi molti secoli, e 
sempre rertasi la Repubblica da Magnati di sangue Romano, Fie- 
solano, e Longobardo, pretesosi vn Corpo ciuile, illustrato dalla 
piu alta Nobilta, che vantar si potesse, lo scopo loro principale su, 
il tenersi lontani da ogni esercizio d'arte, o d' altro, che contami- 
nar la potesse. All' incontro il Popolo, ch' era suddiaciuto loro 
senz' auer potuto mai participare di verun Vfizio, o Magistrato, 
gonsio per le molte ricchezze conquistate coll arte, alzatosi, prete¬ 
se d' arrogersi il gouerno, e di sottrarsi dal giogo sofferto, e gli riu- 
ſci, doppo molte battaglie ciuili, protetto dalla Chiesa, e dal Rè 
Carlo di Napoli, superare l' alterigia de Nobili, collocando la 
Repubblica in vna sfera tutta diuersa dall antica, con Leggi rigoro¬ 
sissime, per le quali si venisse a costrigner quelli a far arte, altri- 
mentis' intendessero non solamente priui d' ogni ragione di Stato, 
ma come soſpetti ſe ne riputaſſero nemici giurati, muniti gl' Artefi¬ 
ci d'armi, e di Gonfaloni, per segno di vittoria, si venne final- 
mente con gran trionto a collocar i Mercanti capi principali della 
negoziazione Ciuile in vna grandissima autorità, insieme con tutti 
gl' altri Professori. INobili spogliati di forze basteuoli a potere 
sperar la conquista della Signoria perduta, con odio impracabile, 
stimandolo vn' affronto fatto allo Citta, e al decoro della Repub. che 
non con altro mezzo era diuenuta reputatissima al pari d'ogn' altra 
preteſaſi illustre, se non con la chia rezza dell animo generoso de 
loro antenati, e da essi che n'eran descendenti sostenuta con non men 
cuore, s' elessero più tosto parte di loro, di abbandonar la roba, e 
la Patria, che suddiacere a quella chiamata da essi vna nefanda Leg- 
ge, la quale etiandio con più sagacita, e rigore, si rinnouò dipoi 
nel 1378. e si pose nello Statuto, citata dall'Angiolo nel Consig. 33. 
Aitri che paruero i più sauj, anzi sauissimi, con vna ragione for¬ 
tissima, reflettendo all' autorità independente di quella Repubblica 
sourana nel comando, se l'attribuirono a gran fortuna, venir co- 
stretti per Legge a far quello, che mai sarebbe stato lecito di fare vo¬ 
lontariamente, senza sospetto certo, d'essersi potuta oscurare la No¬ 
biltà pretesa, impacciandosi coll' Arti, dalle quali è necessario, 
dice il Tiraq. colla comune de' Dottori, che i Nobili se n' astenghi- 
no. Onde essendo ciò verissimo, trar se ne può questa potentissi¬ 
ma conseguenza, non essersi potuta la Nobiltà generosa di Firenze 
costretta a sar Arta, in verun modo oscurare, mediante chel' atto
	        
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