Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Parte Terza del Primo Lib. 
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altro, che vn lieue pregiudizio al Corpo, sarebbe caso da auuertirsi 
non ostante, che apportar non potesse danno di maggior conseguen- 
za all Anima, ligurato sotto nome, di speste, essendosi ne luoghi 
grandemente offesi dal Contagio, veduto, come il male cedesse 
scacciati gl' Ebrei, racconta Ammiano auuenisse al Lacedemoni Po 
poli della Grecia, auuisati, che e ne furono da S. Niceto. In Fi- 
renze ſi ſtimò ottimo timedio per l'yltima peste, proibi:e a' Cristia¬ 
ni l'entrare in Ghetto, pena la Galera a gl' Ebrei riceuendouegli, di- 
ce il Rondinelli, si per la ſtrettezza del luogo, atta a insettarsi mag 
giormente, come anche per vn cerro cattiu odore, che esala per na- 
tura da gl'Ebrei, i quali son chiamiti per questo, dal precitato Am¬ 
miano, puzzolenti, che gl'auuilisce al maggion segno, per non es- 
serci creatura al Mondo, che viuendo puzzi se non morta, esterior¬ 
mente dimostrandosi tali, morti nello interno alla grazia, che viuisi¬ 
ca; onde il farsene strapazzo non è marauiglia, in quella guisa, che 
vn verme della Terra credendosi velenoso, o sordido si calpesterebbe 
non reflettendosi alla memoria del nome di Ebreo, nè allo Scettro, 
benchè seppellito sotto la rouina di quello'mperio Giudaico: promes¬ 
so da Dio a Abramo Patriarca di quel gran Popolo, dal quale, 
da Eber, secondo S. Tommaso, si difuse la lingua Ebraica, diuisi i 
Linguaggi per la superbia degl' edificatori della Torre di Babel: con 
tutto questo, a cui osta anche il grandissimo strapazzo che ne fe- 
ce Tito, che non è cuore non s'intenerisca, o grandemente se n 
ammiri, sentendolo raccontare da Gioseffo Ebreo. Non à mai gio¬ 
uato Legge, ne rigor di Statuto a tenere a freno la Gente, che non 
sfoghi in loro con scherni e villanie lo sdegno, tirataui a forza d' an- 
tipatia naturale, benchè la carità somma e veemente nel Cristiano, 
l'obblighi a difonder la beneuolenza sua nello amare si'l sedele, co- 
me lo infedele, il Turco, e l'Eretico, lo Scita, e l'Ebreo, compa- 
tendo alla miseria di tutti, in quella guisa che vn Padre porgerebbe 
la mano in sostenere vn suo carissimo figliuolo, in atto di precipitarsi 
nel fondo d'vn' altissima rupe, come prossimo nostro. 
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La Repubblica assegnò pene a chi con parole o fatti gl' oltraggiasse. 
e similmente i Gtanduchi lo secero per atto di giustizia; onde se non 
si comporta onorarsi l'Ebreo in verun conto espressamente proibi¬ 
to da Paolo IV. darsegli del signore o del vosignoria, o altri segui 
fare, pe' quali potessero venire in stima, non si volle per questo, ne se- 
guisse vn vilipendio odioso; se poi qualche burletta onesta, senza 
scandolo e che altro non ne potesse risultare alla fine, che vna bella ri- 
sata, si comporta, come per esemplo quella che segui loro in Firen- 
ze, non son grand' Anni, satta da Francesco Falconetti Caualiere 
di S. Stesano, con vn motiuo onoratissimo degno di lui, che era sta¬
	        
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