Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Parte Terza del primo Lib. 
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siamo in vna Citta, che è la surgente del bel parlare con lindura; co- 
me dunque potranno profferir la bene e seriuerla meglio senza solecis. 
mi; chi e di lingua del tutto lontana dalla nostra? 
Se dicemmo nel tralasciato discorso, il fuoco essersi attaccato in¬ 
Calimara, per distrar la baldanza de Mercanti, qui forse segui per 
consonder la malizia della Plebe, non vna ma piu volte, con gran- 
dissimo danno di quelle Botteghe, cariche a quel tempo di mercan¬ 
zia e d' oro , e su nel 1232. per raccontarne alcuno de maggiori, ap 
presosi nelle Case de Caponsacchi, con la morte, dice Ricordano, 
di ventidue persone, fra Vomini, Donne, e Fanciulli, e similmen 
te non con men danno segui nel1 468. chiamandolo il Ruspoli vn gran- 
dissimo incendio, quasi simile a que llo summo per dire, persuasi da 
relarioni che sen e nno, accaduto in Londra a nostri tempi, benche 
le Cale non fossero di legno, ma di pietra come son oggi. GI Vo¬ 
mini di giudizio, e che temeuan la Giustizia Diuina, senza il volere¬ 
della quale nulla accade di proſpero o di finiſtro all vmana natura, 
n'attribuiuan la cagione alla licenza, che si pigliaua il Popolo d' vsar- 
ui ne giorni delle Feſte, proibito dalla Chiesa, e dalle Costituzioni, 
etiandio de Principi Secolari, con tanto zelo, quanto ne dimostro 
Carlo Magno, nel proibir per Legge inuiolabile, il vendere su Mer- 
cati ne’ giorni delle Domeniche. 
Non aueua Firenze, come accen nammo di sopra, in que primi 
tempi, Piazza maggiore di questa, ne che per onore della Nobilta 
e del Regio Tribunale, si richiedesse festeggiarui con solennità, ve 
demmo in vna Cronaca MS. nella Libreria della Badia di Fiesole, fin 
ne tempi di Teodosio il Cattolico, vi S introducesse l'vso della Festa 
del Ferragosto, ch'era stata chiamata da Romani Festus epulerum, sot- 
to lo ſtesso nome, non tralaſc ata ne ſpenta in quell' eta, e similmen¬ 
te le Saturnali faceuanuiſi con tutto il Popolo, non più in onor di Sa¬ 
tutno, estintaſene la memoria, ma per applauso del gouerna Ciui- 
le, che poi ſi conuertirono ne ſuoni al Terrazzino del Palazzo della 
Signoria, ch'anno durato quaſi fino a' giorni nostri. Consisteuan 
queſte Feſte ne Conuiti, ne quali, i Seruidori eran ſeruiti da Padroni 
con facluta in vno, che portana titolo di Re, di comandare a tutti i 
Conuitati, vſanza ſimilniente praticata da Romani, dice Tacito, 
proſeguitaſi in Eiren ze dipoi ſotto nome di Potenze del Popol minu 
to, lungo tempo finche il Granduca Cosimo II. per le disorbitanti spe¬ 
se alle borse dexl Artefici, che vi si faceuano, la leuò. 
Aueua S. Pier Martire da Verona, predicato su questa Piazza, e 
in quell'atto a inserire i dogmi della Fede Ca ttolica agl Eretici 
Manichei, de' quai era infetta la Citta, essendosi veduto correr so¬ 
pra all. Vdienza il Demonio in forma d' vn Cauallo nero, in quel 
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modo
	        
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