Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Santa Maria del Fiore 
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tetto del Mondo, e di quel bel titolo, che in vn Priuilegio fattogli nel 
1421. a nome di tutto il Senato si legge Vir perspicacissimi intellectus, & 
industriae, ac inuentionis ammirabilis. Mori d'anni 69. nel 1446. secondo 
il Vasari, ma noi dichiamo nel quarantaquattro per esser cosi scritto 
nell'Opera, sotto ad vn altro suo Ritratto formato su 'Iviuo. Fu sep- 
pellito quiui per Decreto pubblico con il seguente Epitaffio, che lo chia 
ma insigne nell'Architettura, ed in molt' altre doti dell'animo. 
QVANTVM PHILIPPVS ARCHITECTVS ARTE DAEDALEA 
VALVERIT CVM HVIVS CELEBERRIMI TEMPLIMIRA 
TESTVDO. TVM PLVRES MACHINAE DIVINO INGENIO 
ABEO ADINVENTAE DOCVMENTO ESSE POSSVNT QVA 
PROPTER OB EXIMIAS SVI ANIMI DOTES SINGVLA¬ 
RESQVE VIRTVTES XV. KAL. MAIAS ANNO MCCCCXLVI. 
EIVS B. M. CORPVS IN HAC HVMOSVPPOSITA GRATA 
PATRIA SEPPELLIRI IVSSIT. 
Segue vn'altro simil Ritratto, fatto per Giotto Fiorentino Pittore, 
ed Architetto famoso, quegli, che per vn notabil miglioramento dato 
alla Pittura quasi spenta, e venuta meno sotto le rouine di que' tempi 
trauagliati, meritò d'esserne lodato col titol di restauratore; e che Dan- 
te nell'vndecimo Canto del Purgatorio dicesse, credette Cimabue nella 
pittura tenerlo campo, ed or à Giotto il grido, come anco il Boccac¬ 
cio nel libro v. della Genealogia degli Dei ne parlasse cosi Ioctus noster 
quo suo aeuo non fuit Apelles superior. Lo commeniorano anco Franco 
Sacchetti in vna delle sue cento Nouelle diretta, dice, a Giotto gran Dipin¬ 
tore; ed il Petrarca nel suo testamento, chiamandolo Pittor e Egregio, in 
occasione di far dono d'vn suo quadro a Francesco da Carrara Sig. di Pa 
doua. Fecegli anco onore il Palmieri con dire Ioctus praeclarissimi inpi¬ 
ctura ingenijque antiquatam, iam longo tempore pingendi Artem nobilissimam 
reddidit. Mori nel 1336. e preuenute l'essequie sue da deliberazione 
pubblica, fù sotterrato ini, oue a nessun si permetteua Sepoltura se non 
a' grandemente benemeriti del Comune, come fù egli, che n'ebbe tito- 
lo d'Architetto generale; a ſpeſe però del Magnifico Lorenzo de' Medi- 
ci il vecchio , vero Mecenate de' virtuosi di que' tempi , che soleua dir di 
Giotto deriuar a Firenze per mezzo delle sue pitture gran lode, fuui 
meſso di poi quel Ritratto di mano del Maiano, e l'Iscrizione elegante- 
mente disteſa dal Poliziano, Vomo, come ogn' vn sà di gran letrere, 
degna per l'altezza dello stile, per il concetto, e del propio modo del 
fauellare in quella lingua, non di Giotto, ch'al dir del Vasari fù figliuo¬ 
lo d'vn Contadino, ma d'vna persona di sangue, Principe di gran li¬ 
gnaggio, e stirpe. 
ILLE
	        
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