Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

De' Giesuiti. 
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Trè ſono gli Angioli principali che vi ſi veggono, perchè trè solamen¬ 
te nell'ordine Angelico anno nome, cioè, Michele, Gabbriello, e 
Raffaello, tutti gli altri senza nome specifico, si deuon chiamare con 
voce generica, Angioli, decretò il Concilio Laudicense, e Carlo Ma 
gno nelle sue Eucomeniche Costituzioni. 
Agosto 
A Pilastri son le Croci della Sacra, fatta ne 28. Octobre 1665. da 
Stefan Brancacci Napoletano Arciuescouo d'Andrinopoli, e Nunzio 
al Gran Duca Ferdinando II. Fù facile persuaderlo a questa funzione, 
atteso vn desiderio grande che gli ebbe, di lasciar di sè memoria in Fi¬ 
renze, doue ne' tempi del Concilio Fiorentino era morto il Cardinal 
Niccolò Brancacci ſuo antenato, ſe polto in S.M. Nouella nel mezzo di 
Chiesa. Per cagione adunque di questa Sacra, v'è Indulgenza in quel 
giorno, come anche per concessione di Gregorio XIII. nel di solenne 
di Capo d'Anno, per il titolo del Giesù che porta la Compagnia. 
Paol V. ve la concesse per S. Gio: Euangelista, e Gregorio XV. peri 
SS. Ignazio, e Francesco Xeuerio. Vrbano VIII. approuò nel 1640. 
la Santa Conuersazione, nella Domenica in fra l'ottaua dell'Epifania, 
deuozione, insinuata già con zelo dal P. Gio: Domenico Ottonelli da 
Fanano, che fattosene quiui Autore, traendola nel 34. da Regni di Na- 
poli , e di Sicilia, mandò suori vn Libro intitolato, alcuni buoni auui¬ 
si intorno alla pericolosa Conuersazione. Da questo Re ligioso noto 
a Firenze per l'ottima istruzione datale, ed ancora morendo, per l'o- 
dor grato laſciatoui, della sua bontà, vogliono vi fosse introdotta la de- 
uozione della buona Morte; che nel 1648. s'era con applauso, princi- 
piata in Roma, sotto la direzione de medesimi Giesuiti, arricchita 
poi con Indulgenza d'Alessandro VII. a' Fratelli, che sotto quel tito- 
lo della buona Morte, vi si ragunano ne' Venerdi. 
Aueua già il Gran Duca Coſimo I.  insinuato della qualità dell'isti. 
tuto della Compagnia del Giesù, come a carico suo fosse istruir la Gio. 
uentu nelle Lettere fatto vn gran concetto, e capitale dell'abilità di 
que' Padri, alla direzione de' quali, sperando egli, che ridotta che si 
toſse la Nobilta, e ibuoni Cittadini, per apprendere e le scienze, e 
quel tanto che di lodenole, e necessario s'appartiene a' costumi, il ra- 
dicar bene vn'ottima educazione in quella prima nostra età giouenile 
speraua d'auerne a trar quella lode, che si peruiene ad ogni Principe 
giuſto, in dar luogo ad vn' articolo principale delle Leggi Imperiali, 
imponenti obbligo ne' capi, l'istruire i sottopoſti alla lor dizione, e Do¬ 
minio, ſtante il conoscersi, dalle scienze deriuare la buona fortuna del- 
le Citta, e la moderazione, e quiete degli appetiti de Sudditi; essen- 
do che verissimo sia, vuiformi sien per riuscire, secondo Aristotile, i 
coſtumi a prò del pubblico interesse, quali furono, o buoni, o rei i 
precetti dell'educazione, arriuati che s'è all'età virile. In questo ve¬ 
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