Full text: Del Migliore, Ferdinando L.: Firenze, città nobilissima

Origine di Firenze. 
trà vnum Magnum Etruriae Ducem, cuius Magnificentissimi maiores emi¬ 
nentes opes, & excellens potentia, tali Diademate, ac tanta cælestis 
nobilitatis nota luculentissimè repraesentantur. Quippè Piij V. Pont. 
Max primò concessu, mox & manu, Cosmus radiatum hoc Diadema¬ 
accepit. Fececi in oltre anche maggiore specie il considerare, che se 
Costantino, Alessandro, e Carlo Rè di Francia, conseguirono per 
acclamazione de' Popoli titolo di Magno, Magnus, quia Magnus 
vniuersi Orbis consensu Rex appellaris, dissesi di Alessandro, non 
è gran cosa ottener dalla gente quelchè ella à di propio, di alludere 
alla felicità d'ogni regnante colle parole, onore petò che assa' più 
preuale in questo caso, è quello che s'ottiene da' Ministri principali 
stante il dirsi da Dottori Nemo a se ipso potest habere dignitatem, sed 
oportet, quod per alium conferatur, e l'Apostolo Nec quisquam sumit 
sibi honorem, sed qui vocatur a Deo: qual maggior sufsistenza d'ono¬ 
re di quel de Granduchi di Toscana, che non dalla voce del Popolo 
che allude, come dicemmo, s' alza e s'abbassa secondo il flusso e 
reflusso della fortuna, ma da vn Pontefice Romano, Ministro il più 
degno fra' grandi, e fra' Monarchi il più sublime , ottennero nome 
di Magno con questo dignissivio motiuo — OB EXIMIAM DI¬ 
LECTIONEM, ET CATHOLICAE RELICIONIS ZELVM, 
PRAECIPVVMQ. IVSTITIAE STVDIVM DONAVIT. 
Fiori la Citta di Firenze d' Vomini di grandissimo talento, ne 
quali ella consegui la lode accennata di sopra, di fior dell' Italia, e 
di madre degl'ingegni, con tutto ciò considerato quanto ella ve- 
niſse agitata calle discordie e dalle gare de' suoi propi Cittadini, a 
guisa d' vn grosso Nauilio dall' onde fluttuanti sempre in pericolo di 
perdersi, risicò, non tenuto a freno le nimicizie in parte, che è 
vn' effetto graue e dannoso, che à quasi dello irrimediabile, di non 
auer forze tali, benchè grandi fossero, da poter tener sostenuta la 
libertà, a quel segno che ella venne custodita con tanta gelosia 
mai non ostante si potette dir libera, nè degna di perpetuarsi sotto 
vna Signoria duereuole, calcata e vinta troppo insoffribilmente da 
questo pessissimo disordine, priuati quasi tutti i Cittadini principa¬ 
li di quell' amore che render doueuano colla quiete, per gratitudine 
alla Patria. E in questo dettesi a conoscer da douero per ischernita 
l'adulazione in chijdisse non esser lingua vmana, che abbia saputo 
ma raccontare quanta felicità e quiete, abbia sperimentato Firenze 
e lo Stato suo sotto al Principato, a consolazione di chi tenne per 
verissimo, ottima la Monarchia d'vn Principe assoluto, assa' più 
di quella che si sperimenti dalla Repubblica, mediante la dificultà 
che è di saper tenere, come sa Venezia con rigore di Legge, a freno 
l'ambizione, il faſto, e 'l deſiderio di alzarsi in chi gouerna senza 
emulazione.
	        
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