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GUIDA PRATICA DI VENEZIA
archeologici devono ricordare riconoscenti: quelli del senatore Luigi
Torelli già prefetto di Venezia, di Nicolò Battaglini e dell’attuale
direttore dei musei della provincia, comm. Cesare Augusto Levi.
L’amore alle cose antiche dei primi e la passione veramente lodevole -
unita al disinteresse dell’ultimo, hanno salvato dalla rovina
ultima ciò che restava di Torcello.
Venne al Torelli l’idea di raccogliere in un museo tutti quegli
oggetti che potevano esser salvati dalle ingiurie dei tempi e da
quelle degli uomini, e trovato nel Battaglini l’uomo che gli ab
bisognava, l’idea ebbe presto attuazione pratica. Morti i precedenti, -
il Levi coronava l’opera con doni di cose preziosissime ed
interessantissime e con un riordino generale del Museo che ora
ha tale importanza che gli scienziati più noti lodano e apprez
zano.
Ad accogliere il Museo venne destinato il palazzo del Consiglio -
di cui ho prima parlato. Esso era proprietà del comune di
Burano i di cui amministratori nella loro altissima sapienza lo
destinavano ad uso di... fienile. Acquistato dal Torelli e ristaurato -
convenientemente nel 1874, risorse qual era prima del 1797.
Alla sua partenza da Venezia il Torelli regalava il palazzo
alla Provincia coll’obbligo di destinarlo a museo. Il Battaglini
prima e, morto questo, il Levi, si diedero con cura paziente a
raccogliere fra i ruderi tuttociò che poteva aver rapporto colla
scienza archeologica o gettare un po di luce sulla storia della
morta città. Eccitando gli isolani ad eseguire piccoli scavi e
pagando del proprio, il Levi giungeva ad ottenere splendidi risultati. -
E valga il vero: mentre gli oggetti raccolti nel Museo erano 17
alla fine del 1879, si elevarono a 285 nel 1880 e salirono alla
ragguardevole cifra di duemila al momento in cui gemono i
i torchí per dare alla luce questa figlia di... suo padre ch’è la
Guida pratica di Venczia. E a questi splendidi risultati giunse
il Levi acquistando il palazzo dell’Archivio e facendone dono
alla Provincia per destinarlo esso pure a sede del Museo dell’e
stuario.
E impossibile, per l’angustia dello spazio, dare un elenco com
pleto degli oggetti esistenti nei due edifici. Procurerò di sdebi
tarmi egualmente accennando ai principali:
Sala terrena.
Varie iscrizioni romane, una fra le quali al
Dio Beleno; due lapidi funerarie romane, la prima di Lucio
Didio, alla moglie Cassia Secondina, la seconda di una crescentina -
a Maralliano; alcuni tronchi di colonna; una bella colonna
di granito orientale; un magnifico leone accosciato che tiene fra
le zampe un mascherone; gli avanzi marmorei dei parapetti d’altare -
e d’iscrizioni della demolita chiesa di San Michele di Zam
penigo in Torcello: un leone di San Marco che fregiava il palazzo -
pretorio di Torcello; un antico fregio romano scolpito; vari
capitelli di colonne bizantine dei secoli VII, VIII e IX; ara
romana, monolite del peso di 15 quintali dei bei tempi di Augusto.
sormontata dalla statua di Giove; cippi funerari e frammenti di
bassorilievi bizantini; bassorilievi che facevano parte di antiche
chiese di Torcello e specialmente di quella di San Giovanni;