Volltext : Bonmartini, Silvio: Guida pratica di Venezia

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GUIDA  PRATICA  DI  VENEZIA
come  ce  lo  attestano  le  iscrizioni  e  gli  avanzi  per  noi  preziosissimi, -
  che  valgono  a  provare  tutta  l’antichità  di  essa.
Quando  Altino  venne  distrutta  dai  barbari,  quando  i  territori
vicini  furono  posti  a  ferro  ed  a  fuoco,  le  popolazioni  fuggenti
trovavano  sicuro  asilo  nell’isoletta  e  quivi  si  stabilirono.  Il  vescovo -
  Paolo  di  Altino  pure  trasportò  qui  la  sua  residenza  e  seguirono -
  il  di  lui  esempio  parecchí  nobili.
Allora  Torcello  comincio  ad  ingrandire  ed  a  popolarsi  di  più.
Si  reggeva  da  se  con  proprie  leggi;  cominciò  ad  arricchirsi,  a
fabbricare  palazzi  e  templi  sontuosi  che  venivano  adornati  di
marmi  trasportati  dalla  rovinata  Altino,  e  in  questo  modo  l’isoletta -
  divenne  un  grande  centro  di  popolazione  che  si  diede  al
mare  ed  al  commercio,  si  che  in  breve  Torcello  poté  offrire  armi
allo  Stato,  mentre  i  cittadini  costruivano  navi  per  veleggiare  nei
paesi  lontani,  divenendo  cosi  degna  d’invidia  e  di  emulazione.
Torcello  si  mostrò  forte  più  volte  contro  il  nemico,  mentre  di
sua  fama  illustre  oggi  non  resta  che  la  memoria.  La  città  cadde
precipitosamente  dalla  più  fastosa  grandezza  all’imo  dello  squallore. -
  Le  acque  del  Sile  che  sboccavano  nella  laguna,  gli  altri
scoli  d’acqua  dolce  della  terraferma,  a  poco  a  poco  depositanti  le
materie  organiche  nel  fondo,  diederó  luogo  allo  sviluppo  della
malaria.  Nella  prima  metà  del  secolo  XIV  i  Torcellani  pensavano
già  a  porre  argine  a  questo  flagello  tremendo  che  si  avanzava
mietendo  vittime  nell’estuario  vicino;  ma  che  i  provvedimenti
presi  siano  stati  inefficaci,  o  che  altre  cause  abbiano  impedito
il  libero  flusso  delle  acque,  è  un  fatto  che  sulla  fine  del  secolo  XV
l’aria  era  divenuta  malsana  a  tal  punto  da  provocare  la  generale
emigrazione  degli  abitanti.
Dopochè  nel  1659  la  sede  vescovile  passava  a  Murano,  comin
ciarono  ad  allontanarsi  anche  le  Corporazioni  religiose;  e  dopo
queste  gli  abitanti  più  facoltosi  della  città  emigrarono  anch’essi
per  Venezia,  Burano  e  Murano,  si  che  furono  abbandonati  edi
fici  sacri  e  palazzi  che  vennero  a  rovina.
Nulla  può  dirsi  della  popolazione  della  città  nei  primi  secoli:
dalle  traccie  però  che  si  scoprono  tuttogiorno,  dalle  rovine  dei
fabbricati,  non  si  è  forse  lontani  dal  vero  affermando  come  gli
abitanti  ascendessero  a  più  di  ventimila.  Al  principio  del  secolo -
  XVI  la  popolazione  era  scemata  a  poco  più  di  mille  persone,
numero  che  andò  gradatamente  diminuendo  ancora  fino  ai  giorni
nostri,  in  cui  gli  abitatori  di  Torcello  non  giungono  al  centinaio.
Oggi,  al  posto  di  splendidi  templi,  di  cospicui  monasteri,  di
ricchi  palazzi,  cresce  rigogliosa  l’erba,  poichè  dopo  le  prime  emi
razioni  e  cittadini  e  Veneziani  ed  abitanti  delle  isole  vicine  fecero -
  a  gara  a  chi  meglio  sapesse  demolire,  distruggere  e
sia
pur  detta  la  parola  —  rubare,  per  abbellire  altre  fabbriche  o  per
vendere  oggetti  antichissimi  e  preziosi  che  andavano  a  decorare
i  musei  d’altri  paesi.
Oggi,  migliorata  l’aria,  gli  abitanti  non  aumentano,  e  quel
grande  centro  di  popolazione,  specie  per  la  difficoltà  delle  comunicazioni, -
  non  risorgerà  mai  più.  Eppure  la  terra  è  assai  uber
tosa,  le  vigne  ben  coltivate,  i  campi  quasi  tutti  condotti  a  frutteti. -
  In  primavera  quando  i  peschi  ed  i  mandorli  sono  in  fiore,
            
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