Volltext : Bonmartini, Silvio: Guida pratica di Venezia

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GUIDA  PRATICA  DI  VENEZIA
mento  della  chiesa  è  lavoro  bellissimo  in  mosaico  e  porta  nel
mezzo  la  data  della  sua  costruzione,  cioë  il  1140.
Come  le  ho  detto,  di  monumentale  null’altro  resta  da  visitarsi;
per  conseguenza,  dopo  aver  vedute  le  fabbriche  di  vetri  semplici
e  lavorati,  quelle  di  canna,  perle  e  smalti  e  quelle  di  mosaici  ed
oggetti  artistici,  torneremo  a  montare  nella  gondola  per  fare
questa  volta  un  lungo  tragitto  e  visitare
San  Francesco  del  deserto.
Tradizione  vuole  che  San  Francesco  d’Assisi  passasse  qualche
tempo  qui  in  orazione  e  vi  piantasse  un  bastone  da  pellegrino
che  subito  prese  radice  e  fiori.  Nel  1460  questo  sito  venne  concesso
ai  frati  osservanti  di  San  Francesco  che  uffiziano  ancora  la
chiesa.  Chiesa  e  convento  accolgono  preti  e  frati  che  vi  vengono
a  far  penitenza.  Ha  un  buon  dipinto  di  Andrea  Vicentino  con
San  Francesco  che  riceve  le  stimmate.
Burano.
Fu  verso  la  metà  del  secolo  X  che  sorgeva  Burano  in  una  pic
cola  isoletta  poco  distante  da  Torcello;  è  assai  popolata  e  la  sua
popolazione  per  la  massima  parte  composta  di  pescatori  è  sobria
oltre  ogni  dire  ed  industriosa.  E  famosa  per  l’industria  dei  suoi
merletti,  arte  che  era  decaduta,  ma  che  oggi  è  in  piena  rinomanza.
Il  dialetto  non  differisce  molto  dal  veneziano  ma  —  a  differenza
di  quello  —  ha  la  pronuncia  assai  allungata  delle  vocali;  sembra
però  che  in  antico  questo  dialetto  fosse  il  comune  di  tutte  le
isole,  compresa  la  città.  Burano  ai  tempi  della  Repubblica  dipen
deva  dal  podestà  di  Torcello;  oggi  forma  comune  a  sè.  Passe
remo  subito  a  visitare  la  principale
CHIESA  DI  San  MaRTINo.
La  facciata  nulla  offre  di  singolare.  Nell’  interno,  sopra  la
porta  maggiore,  havvi  una  tela  attribuita  a  Gentile  Bellini  che
rappresenta  lo  Sposalizio  della  Vergine.  La  cappella  maggiore
a  destra  dell’altare  coll’Adorazione  dei  Magi,  scuola  dei  Bellini.
A  sinistra  una  tela  colla  Fuga  in  Egitto  della  stessa  scuola.
Nella  sagrestia  veggasi  un  bel  San  Marco  in  trono  con  altri
Santi  di  Girolamo  Santacroco,  opera  eseguita  nel  1541.  E  degno
di  osservazione  un  calice  d’argento  dorato,  stile  del  secolo  XV
eseguito  da  orefice  veneziano.  Qui  pure  sono  conservati  saggi  di
merletti  antichi  di  grandissimo  pregio.
Altro  non  essendovi  da  visitare,  passeremo  un  ponte  lungo  e
strettissimo  in  legno  per  dare  una  semplice  occhiata  all’isola  di
Mazzorbo.
Anticamente  si  chiamava  Majurbium  ed  era  popolatissima.
Contava  due  parrocchie  principali,  quelle  di  San  Pietro  e  San  Bar
            
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