Full text: Bonmartini, Silvio: Guida pratica di Venezia

GUIDA PRATICA DI VENEZIA 
1848-49, sulle isole di Sant’Angelo della polvere, di San Secondo, 
di San Giuliano, di San Giorgio in Alga, di San Michele e di 
Murano che sono le più vicine, invitandola poi ad abbassare 
gli occhi sul ponte che sta percorrendo colla velocità prodigiosa... 
dei treni della Rete Adriatica. 
Di questo ponte che si estende per una lunghezza di m. 3601,43 
fu posta la prima pietra nel 25 aprile 1841. Ne fu primo archi 
tetto l’ing. Tomaso Meduna, il progetto del quale venne poi modifi- 
cato in parte dall’ing. Giovanni Duodo. Esso è costituito da 22 
arcate divise in sei parti da 37 arcate ciascuna ed ha nel mezzo 
un ampio piazzale, mentre i lati sono interrotti da quattro piaz¬ 
zette minori ; lo chiudono due ampie testate. Le sei parti sono 
divise in altri sei gruppi da 5 arcate e da un gruppo di 7 nel 
mezzo. E di stile romano ed ha un parapetto costruito a forma 
di attico. Per coloro poi che s’ interessano di cose economiche 
aggiungerô che il ponte è costato la bagatella di cinque milioni 
di lire. E di costruzione cosi solida che malgrado i suoi sessan- 
t’anni non ha ceduto di un millimetro, quantunque sia percorso 
giornalmente da una quarantina di treni ferroviari. Passando col 
treno, veda ad un lato del piazzale del centro una colonna comme- 
morativa della gloriosa difesa del ponte seguita negli anni 1848-49. 
In città. 
Stanco o meno ch’ella sia, giunga dall’Etna o dalle più vicine 
provincie, non le mancheranno, caro lettore, le noie comuni al¬ 
l’arrivo in una città popolatissima ed importante. Siccome peraltro 
alloggio e vitto costituiscono quell’ inesorabile necessità che ci 
tiene avvinti a questo basso mondo, dal giorno in cui è seguita 
la famosa divisione del pomo fra i nostri padri, cosi sarei per 
scommettere la mia penna contro il di lei bagaglio, che la sua 
prima preoccupazione sarà quella di trovare un alloggio proprio 
alla di lei condizione e un restaurant purchessia per accontentare. 
le esigenze dello stomaco. Per conseguenza lasciamo da parte il 
vociare dei gondolieri, l’aspetto tutt’affatto nuovo della città, la 
bellezza del Canal Grande, la vista della chiesa di San Simeone 
e Giuda che sta di fronte alla stazione, e scelto fra i commissio¬ 
nari dei vari hotels, sempre presenti all’arrivo di ogni treno, 
quello che meglio le conviene, saltiamo tosto in una gondola 
per recarci all’albergo. 
La gondola. 
Devo parlarle prima della gondola o del gondoliere? E una 
cosa un po’ imbarazzante, poichè il gondoliere veneziano forma 
un tutto col natante che gli appartiene ; su di esso passa nove 
decimi della vita e su di esso mangia, dorme e... veste panni. 
La gondola è la sua figlia diletta, e il tempo ch’ egli non im- 
piega nel questionare con qualche compagno del traghetto (ca- 
ratteristica del gondoliere veneziano) lo passa nell’adornare, nel
	        
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