Volltext : Band (1)

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Non  solo  per  que'vigneti  e  per  qualle  ortaglie  abbonda  la  capitale -
  ;  ma  le  città  vicine  e  lontane.  sono  altresi  provvedute..Molti  censi,
e.  tra  gli  altri  di  fieno  e  di  galline  bianche  ,  traevano’  i  dogi  anticamente -
  da  questo  lido;  ma  sovrattutto  la  servitù  delle  barche  era  ingiunta -
  a’  suoi  abitanti  affine  di  condurre  e  dogi  e  gastaldi  per  le  isole
quando  recavansi  a  rendere  la  giustizia,  o  quando  volevano  ire  alle
caccie,  ec.  L’  oppressione  però  ,  à  cui  la  cupidigia  dei  gastaldi  convertiva -
  tale-servitù,  indusse  il  doge  Pietro  Tribuno  a  fissare  la  qualità
e  la  quantità  di  cosi  fatti  tributi.  Per  la  quale  fissazione  ,  confermata
poscia  dal  doge  Pietro  Ziani,  (an  1205)  dovevano  i  Chioggiotti  ed  i
Sottomarini  servire  colle  barche  da  una  parte  fino  a  Malamocco,  dove
trovavanò  le.  Malamocchine  ,  e.  dall’  altra  fino  a  Cavarzere,  somministrando -
  allora  anche  certo  numero  di  carra  pel  trasporto  degli  equipaggi, -
  se  il  doge  od  i  gastaldi  fossero  andati  alla  caccia  di  Loredo.
Verso  l’estremità  di  questo  lido  grossa  borgata  vi  fu  un  tempo  e
castello  detto  Brintulo  ,  Brentolo,  e  Brondolo  ,  che  formava  altra  comunità -
  veneziana.  Quel  luogo  era  noto  anche  alle  epoche  Romane;
ma  in  parte  fu  coperto  dal  mare  ,  comunque  da  molto  tempo  abbia -
  cessato  il  mare  di  recàr  danno  a  questa  porzione  del  litorale.
Era  ivi  un  monastero  assai  ricco  e  famoso  detto  della  Santissima
Trinità.  Il  suo  principio  è  tanto  antico  che  nulla  se  ne  sa  di  certo.
Certo  è  però  che  fino  dal  725  uno  de’  suoi  abati  venne  eletto  patriarca -
  di  Grado,  e  che  Sergio  duca  di  Sinigaglia  (an.  799)  visitandolo -
  con  Margherita  moglie  sua,  lo  arricchiva  di  molti  possedimenti
siccome  per  aver  ricevuta  dall’  arcangelo  S.  Michiele  la  guárigione  della -
  lebbra,  voleva  eziandio  che  piuttosto  col  nome  di  S.  Michiele,  che
con  quello  dellą  Ss.  Trinità,  quindi  innanzi  si  denominasse.  Riusciva
cosi  caro  a  quel  principe  il  soggiorno  di  si  magnifico  monastero  che
fino  alla  morte  ,  insieme  colla  piętosa  moglie  non  seppe  mai  staccarsene. -
  Tuttavolta  non  è  questo  il  solo  fatto  che  la  storia  ci  trasmetta -
  per  mostrar  la  celebrità  di  tal  chiostro;  perocchè  sappiamo  aver  e
Franchi  e  Longobardi  ed  Italiani  fatto  tutti  a  gara  onde  arricchirlo -
  coi  feudi  e  colle  signorie  .  Lodovico  II  imperatore,  trovandosi  a
Mantova  e  (an.  856  )  volendo  vedere  le  nostre  lagune,  tre  giorni
prima  fermossi  qui  colla  moglie  Angelberga  incontrato  splendidamente -
  dai  due  dogi  Pietro  e  Giovanni  Tradonico;  in  uno  ad  altri  tribuni. -
  e  primati  del  popolo  veneziano.  Nel  954  Almerico  marchese  e  duca, -
  figlio  di  Lanfranco  conte  dal  sacro  palazzo;  e  Franca  súa  moglie -
  ,  gli  donarono  grandi  e  ricchi  fondi;  finalmente  la  famosa  Elena -
  della  marca  Trivigiana,  la  celebre  Speronella,  nel  cominciare  del
1200,  lo  largiva  di  tutti  i  suoi  poderi  disingannata  già  dai  beni  della
terra.
Non  dissimili  dagli  estranei  si  mostrarono  i  principi  éd  i  nobili  veneziani -
  nell’  onorare  quel  chiostro.  Davagli  nel  991  il  figlio  del  doge
Tribuno  Memo  gran  parte  dei  villaggi  di  Fogolana,  Conche  e  Cesso -
  vicini  all’antica  Vigilia  sul  margine  di  Fusina,  di  nuovi  poderi
            
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