Inhaltsverzeichnis : Band (1)

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terreno  stanno  due  monumenti,  il  primo  al  doge  Michel
Steno  (1),  non  in  altro  consistente  che  in  un’  urna  sulla  quale -
  giace  la  statua  del  doge.  Il  sęcondo  è  ugualmente  formato  da
un  semplice  avello  colla  statua  del  Trevisano  giacente.  Dopó  la
statua  sta  nel  mezzo  un  genietto  colla  face  rovesciata  e  ad  ambo
i  lati  dei  libri  a  significare  la  dottrina  del  Trevisano  nelle  lettere -
  greche  e  latine.  Mancò  esso  a’  vivi  nel  1528  nella  verde  età  di
23  anni  e  dispose  la  sua  biblioteca  a  favore  del  cenobio  già  unito
a  questo  tempio.  Sopra  i  pilastri,  che  fiancheggiano  i  detti  due  monumenti -
  Steno  e  Trevisan,  sono  collocate  due  statue,  s.  Tommaso -
  d’  Aquino  e  s.  Pietro  martire:  fa  prima  reputata  di  Antonio
Lombardo  e  la  seconda  di  Paolo  Milanese.
Magnifico,  ma  non  elegante,  è  il  terzo  monumento  a  Pompeo
Giustiniani  (2)  che  sorge  dopo  le  dette  due  arcate.  La  statua  eque
stre  è  opera  di  Francesco  Terilli  da  Feltre.  Sottoposte  a  questo
monumento  si  leggono  tre  iscrizioni:  la  prima  (a  destra  di  chi
guarda)  ricorda  il  soggiorno  di  Pio  VII  nel  cenobio  de’  ss.  Giovanni -
  e  Paolo  innanzi  che,  dal  conclave  raccolto  nell’  isola  di  san
Giorgio  in  Venezia  nell’  anno  1800,  venisse  innalzato  al  soglio
pontificio.  La  seconda  (ch’  è  in  mezzo)  esisteva  nel  chiostro  sopra -
  il  sepolcro  di  Giovanni  Dandolo  (3),  e  la  terza  rammenta  la
(1)  Michele  Steno  è  quegli  che,  accusato  di  aver  avuto  commercio  colla
moglie  di  Marino  Falier,  sostenne  un  mese  di  carcere.  Nel  1350,  di  19  anni,
fu  inviato  ambasciator  a  Barcellona  al  re  d’Aragona  col  quale  fermò  lege
contro  i  Genovesi.  Passato  sotto  il  comando  di  Pietro  Mocenigo  e  di  Vittore -
  Pisani  diede  segnalate  prove  di  valore  contro  i  Genovesi  medesimi.  Nella
rotta  però  toccata  ai  Veneziani  a  Pola  fu  fatto  da  essi  prigioniero;  ma  liberato,
passò  alla  ricuperazione  di  Chioggia  nel  1381.  Divenne  poscia  ambasciatore  al
duca  di  Milano  e  commissario  per  la  stipulazione  della  pace  finchè  nel  1400
fu  eletto  doge.  Regnò  13  anni,  morendo  nel  2413.  Manteneva  in  Venezia  una
stalla  di  cavalli  che  vinceva  quella  di  qualsivoglia  altro  principe  italiano.  Nel
suo  dogado  Venezia  fu  vittoriosa  in  mare  sui  Genovesi  ed  in  terra  sui  Carraresi -
  e  sugli  Ungheri.  Uni  essa  altreii  al  proprio  dominio  Padova,  Vicenza,
Verona,  Bassano,  Belluno,  Feltre,  Rovigo  ed  altri  paesi.  Questa  fu  l’epoca  in
cui  la  veneta  signoria  ottenne  rango  distinto  fra  i  potentati  d’  Italia.
(2  )  Pompeo  Giustiniani,  patrizio  genovese,  comandava  le  venete  armi
nel  Friuli  al  témpo  della  guerra  contro  Ferdinando  arciduca  d’Austria.  Mori -
  colpito  da  un’  archibugiata  mentre  portavasi  a  riconoscere  un  guado  sull’Isonzo. -
  In  premio  de’suoi  servigi  la  repubblica  decretò  l’  erezione  del  sud
detto  monumento  e  largamente  provvide  alla  decorosa  sussistenza  della  superstite -
  famiglia  di  lui.
(3)  Giovanni  Dandolo  nel  1266  era  podestà  a  Bologna  e  nel  1276  bailo  a
Tiro  di  Soria.  Nel  1280,  essendo  conte  di  Cherso,  fu  innalzato  alla  suprema
dignità.  Sotto  di  lui  fu  coniato  il  ducato  d’  oro,  ovvero  lo  zecchino;  guerréggiossi -
  contro  il  patriarca  di  Aquileia;  inviaronsi  20  galere  in  soccorso  dei
Crociati,  e  Trieste,  stretta  da  un  lungo  assedio,  si  arrese.  Ma  dopo  otto  anni -
  di  governo  mori  nel  1288.
            
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