Full text: La esposizione italiana del 1861

l’architettura non poteva essere più un delirio di 
linee e di superfici. Foscolo aveva detto: 
Sdegno il verso che suona e che non crea. 
Questo era stato un grave tuono scoppiato a scon¬ 
volgere la calma serena dell’Olimpo e i molli dol 
ciori dell’Arcadia.Dovevano cessare le tibie e le sam¬ 
pogne: era tornato il verso creatore di Dante Ali 
ghieri, e come la tromba del Giudizio avea fatto 
sorgere i morti della nostra terra e tulti i popoli 
civili stanchi omai dalla strage, dalle guerre, ve¬ 
nivano a cercare l’arte con noi nelle nostre chiese, 
nelle nostre rovine e perfino nelle nostre sepol 
ture ! ! 
Queste non sono esaltazióni di forma poetica: 
è freddissima prosa che narra una storia ornata 
ancora di nomi di viventi, e grandi che hanno 
dato il gran volo all’arte de’nostri giorni. 
E qui ne sia pure lecito notare che tutti questi 
benemeriti dell’arte, siano d’Italia, siano per patria 
o per origine stranieri, per la potenza del vero 
furono attratti ad un solo centro universale. E dove 
trovarono la patria comune? nell’arte d’Italia. Qui 
vi era nata, e quivi era la forza da poterla redi¬ 
mere ed aumentare. 
Ed eccoci arrivati alla bella scuola de’nostri 
giorni emergente quasi naturale conseguenza de’se¬ 
coli precedenti, quasi sviluppo del progresso umano. 
Questa scuola andava qua e là semprepiù de¬ 
stando da giorno in giorno gl’ingegni giovani ca¬ 
paci di frangere le pastoie dell’immobile vecchiu¬ 
me ed a questa scuola s’ abbracciò Luigi Mussini. 
Egli s’annunziò colla Musica Sacra, e quando 
apparve in Firenze quest’angelica creatura destò 
l’attenzione in coloro che seppero vederla come 
annunzio di un nuovo cammino. L’amarono tutte 
le anime gentili; e si parlò da dotti e lodati scrit¬ 
tori sicchè ne pare superfluo lo spendere altre pa¬ 
role. Tanto più che parmi impossibile mostrare con 
parole lo effetto di quelle vergini forme, e di quella 
celeste melanconia che dagli occhi ti scende in cuore 
colla quieta luce della scena e del colore delle ali e 
dei panni. Appena la vidi mi tornò in mente quel 
primo incontro della Beatrice con Dante, della quale 
egli si rammentava dicendo: « Ella apparvemi ve¬ 
» stita di un nobile colore umile ed onesto sangui¬ 
» gno cinta e ornata alla guisa che alla giovanissi¬ 
» ma etate si convenia. » 
Quella dolce figura mi pare l’ideale dell’ ar 
monia incarnato nella gentilezza delle sorelle della 
Beatrice. Si vede che l’anima vergine del giovine 
artista aveva inteso la potenza degli occhi bruni 
e belli delle giovanette italiane e la sua angelica 
figura li tiene cosi rivolti al cielo. La sua bocca 
è mossa dolcemente al canto 
E par che dalle sue labbia si muova 
Uno spirto leggiadro e pien d’amore 
Che va dicendo all’anima: sospira. 
Non possiamo trovare nulla di meglio delle pa¬ 
role di Dante ad esprimere questa nostra impres¬ 
sione perchè qualunque architettura, statua e di¬ 
pinto quando veramente è di stampa italiana solo 
nel linguaggio di Dante può trovare la sua giusta 
traduzione. E questa nostra dichiarazione sia fatta 
perchè la nostra forma di dire non si tenga sic¬ 
come una certa poetica esaltazione che troppo 
spesso in chi parla d’opere d’arte (specialmente 
di contemporanei) serve di efficace orpello da 
cuoprire molte brutture. L’amore grandissimo che 
portiamo all’ arte come non ultima fra le glorie 
italiane ci fa detestare qualunque adulazione come 
la schiavitù. L’errore mostra l’ uomo infelice ma 
non schifoso, l’adulazione è certa prova d’animo 
schifosamente vile. 
Quando la Musica Sacra fe conoscere in Fran¬ 
cia il Mussini, la Francia gli chiese un dipinto la¬ 
L'ESPOSIZIONE ITALIANA DEL 1861. 
sciando a lui la scelta dell’ argomento. Allora il 
Mussini nato nella patria de’ nostri grandi storici 
ed educato in quella Firenze ove ogní sasso è un 
monumento, si appalesò pittore storico come Fo 
scolo voleva che fosse l’italiano scrittore quando 
esclamava. « O italiani io vi esorto alla storia per¬ 
» chě nessun popolo può mostrare ně piů cala- 
» mità da compiangere nè più errori da evitare. » 
Ci par bello il breve cenno che fa di questo di¬ 
pinto uno scrittore pieno di squisita erudizione, 
di giudizio e di gusto iu fatto di belle arti. Ecco 
le sue parole: « Scelse l’artista il suo soggetto a 
» parer nostro felicemente, perchè volendo ai fran 
» cesi parlare delle cose nostre pensò alla casa 
» toscana che diè a quel regno due regine; e per¬ 
» chè non paresse rammentare alla Francia un dono 
» malaugurato guardò fra i Medici a quelli che 
» vissero cittadinamente, ed ebbero più amata e 
» virtuosa potenza: a quelli che nelle case accol¬ 
» sero la sventura greca e il sapere, e posero i 
» fondamenti a un’accademia che ispirò la giovi¬ 
» nezza del Macchiavello e del Buonarroti. » (1) 
Questa felice invenzione trattava l’artista sce¬ 
gliendo dalla storia il tempo in cui come piacque 
al Magnifico, si solennizzavano i Parentali delle 
natalizie di Platone nella villa suburbana di Ca¬ 
reggi. Ne basti avere cosi accennato il concetto non 
potendo porgere alcun disegno che ce ne desse 
una qualunque idea. (2) 
Intanto veniamo ad una breve osservazione. 
Orazio loda l’ artista che non fa nulla senza ra¬ 
gione, e il Buonarroti ne lasciò il proverbio che 
l’artista deve aver le seste agli occhi. Il primo 
riguarda la invenzione ed è comune a tutte l’arti: 
il ssecondo la esecuzione e spetta unicamente alle 
arti del disegno. Il Mussini fornito di sufficiente 
erudiziòne corrisponde al Poeta Romano, sicchè 
niuno gliel possa contradire; quanto poi alle seste 
del gran disegnatore fiorentino, mostra assai chiaro 
la sua irreprensibile purezza. 
Ci par curioso un fatto del quale forse è in¬ 
consapevole lo stesso Mussini ed è che i soggetti 
trattati da lui hanno una certa connessione del 
suo mo’ d’idealizzare nel campo della poesia, nel 
campo della storia, ed in quello della religione. 
Di fatti fra le arti scelse la Musica, arte si 
grata ai platonici, ma la fe sacra come quella con 
cui l’Alighieri c’imparadisa colle sue bellissime vi¬ 
sioni. Nella storia guardò al momento in cui si 
cercò la più splendida luce nelle dottrine di Pla¬ 
tone, e se rivivere nel suo dipinto Michele Veri- 
no, Pier de’ Medici, il L. Battista Alberti, il Poli¬ 
ziano, il Cavalcanti, il Ficino, Pier della Mirando¬ 
la, l’autore del Morgante, Girolamo Benivieni, il 
Landino, lo Scala, il Calcondila, che sono i princi¬ 
pali intorno al Magnifico. Adunati innanzi al si 
mulacro di Platone come sacerdoti nel tempio del 
loro Nume Ed in questo fatto ne porge le splen¬ 
dide memorie del risorgente della scienza italiana. 
Accanto alla scienza troviamo la religione, e 
il Mussini l’ha colpita nel suo punto principale 
ch’ è l’elemosina, la più sensibile attuazione della 
legge d’amore che è la base fondamentale di tutto 
il Vangelo. Ei la guardò nei due punti che più la 
fanno spiccare, cioè: nel ricco che più può, e più 
deve; e nel povero che ha merito di maggior sa¬ 
crifizio quando l’elemosina gli costa anche una 
penosa privazione. 
Ma prima del Vangelo c’era un altra vecchia 
(1) C. Guasti. 
(2) Del plauso che quell’opera meritò al Mussini fu certa 
prova l’esser richiesto dall’ Imperatore di dipingere uu altro 
quadro di riscontro. Il Mussini scelse gli orti Medicei, opera che 
riusci degna del suo nome. 
religione, un’ altra vecchia civiltà, e questa dal 
Mussini fu guardata nel solenne momento in cui 
venne a conflitto colla nuova religione e colla ci¬ 
viltà nuova. 
Ad incarnare questo concetto ei scelse il palpi 
tante episodio da cui cominciano i Martiri dello 
Chateaubriand. 
Il suo quadro ci fa vedere Eudoro e Cimodoce 
o Cimodocea come ne dice il rinomato scrittore 
che « fu immensa la sua sorpresa quando vide 
» la sua guida inchinarsi davanti uno schiavo 
» abbandonato che incontrarono alla estremità di 
» una via, chiamarlo fratello e dargli il proprio 
» mantello per cuoprire la sua nudità. » 
Per maggior dichiarazione del dipinto gioverà 
dire che Cimodocea figliuola di Demodoco vecchio 
sacerdote e discendente d’Omero in Messeniá, poco 
oltre al sedicesimo anno dal padre fu fatta sacer¬ 
dotessa delle Muse. Occorrendo le feste di Diana 
Limnatide, Demodoco l’aveva menata ai confini 
della Messenia affinchè ella conducesse il coro delle 
Vergini che recavano offerte alla Dea; ma impe¬ 
dito dalla celebrazione di un sacrificio il vecchio 
sacerdote raccomandò la figliuola alla sua nutrice 
perchè la guidasse nel ritorno. « Ma smarrito il 
» cammino,la giovanetta era tutta piena di religioso 
» terrore: ogni movimento, ogni rumore si faceva 
» per essa un prodigio: il sordo fragore del mare 
» erano i ruggiti dei leoni di Cibele scesa nei bo¬ 
» schi d’ Eucalia: lo stormire delle fronde erano i 
» suoni del corno di Diana cacciatrice per le cime 
» del Turio. 
» Ma ecco a un tratto s’ avvede che ha smar¬ 
» rito il sentiero, che non è più seguita dalla nu¬ 
» drice; leva un grido e vedendo un altare de¬ 
» dicato alle Muse, vi corse e l’abbracciò. V’ era 
» quivi una fonte d’acqua viva. » Nuovo spetta¬ 
colo: ecco vede quivi un giovane che dorme, e la 
luna che passando fra i rami di due cipressi, gli 
illumina il volto. 
Allora la giovane sacerdotessa crede essersi 
avvenuta in Endimione che dorme baciato dalla 
sua Dea; essa adora, e teme « spaventata d’a¬ 
» ver turbato i misteri, la vergine cade in gi¬ 
» nocchio e grida chiedendo perdono alla Dea. 
» Il cane abbaia, il cacciatore si desta. 
» E, levati, o donna le dice, non deve l’uomo 
» prostrarsi che a Dio. » 
« Era questo Eudoro figlio di Lastene che re¬ 
» duce alla casa paterna da Talamo, era stato 
» sopraggiunto dalla notte nel bosco. » 
» Vo’ ricondurti a tuo padre, le dice, ed ella 
s’avvia. » 
Il mistico ragionare del giovane Cristiano te¬ 
neva semprepiù palpitante l’animo di Cimodocea 
e le pareva d’intravedere qualcosa di sopranna¬ 
turale e di divino. Ma fu immensa la sua sorpresa 
quando vide che il giovine abbracciava, chiamava 
suo fratello lo schiavo nudo, e gli dava il suo 
mantello. 
Questo difficile contrasto d’affetto imprese ad 
esprimere il Mussini e vi riuscl per modo che 
l’opera sua non fu appuntata che nel colore. 
Dopo averlo veduto in soggetti di si vasta im¬ 
portanza cioè nell’ arte si cara ai Platonici, nella 
storia italiana, nella religione del Vangelo, e nel 
contrasto di questa colla Pagana ci accadde di 
poterlo ammirare nel dolce e caro ambiente delle 
scene casalinghe. 
Di tal genere è il quadro, da cui si trasse l’in¬ 
cisione del n° 41 del nostro Giornale, che ha il 
titolo di Decamerone Sanese (ritratti di Famiglia). 
Questo quadro mostrerebbe la valentia del 
Mussini nel trattare i costumi ed i ritratti. In 
quanto ai primi troviamo sempre quella precisione
	        
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