Full text: Dalla Porta a San Frediano fino al Ponte a Greve (4)

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sa impresa sarebbe qui recare per esteso gli 
elogi, che le danno. Non è però da met¬ 
tersi in oblivione la fama, con cui quivi 
sioriva lo studio degli Auguri, tanto famo- 
so in quei tempi dell'antica superstizione 
sapendo, che fin da Roma quà venivano ad 
imparare quell'arte, e quà come in ciascu- 
na delle dodici Città dell' Etruria per testi¬ 
monio di Valerio Massimo, erano mandati 
ogni anno dieci nobili Giovinetti, per es- 
sere istruiti nella medesima; cosi egli: Tan¬ 
tum autem studium antiquis non solum obser¬ 
vandae, sed etiam amplificandae Religionis fuit 
ut florentissima tum, & opulentissima Civita¬ 
te, decem Principum Filii S. C. singulis Etru¬ 
riae Populis percipiendae sacrorum disciplinae 
gratia traderentur; e Silio Italico: 
Adfuit & sacris interpres fulminis ales 
Faesula 
Quindi è, che nelle più urgenti occasioni 
presero i Romani di qua gli Auguri, ed am¬ 
messero senza esempio nel Campidoglio un 
nobil Fiesolano accompagnato da 74. tra 
figli, e nipoti a farvi solenne sagrifizio, ed 
è Plinio, che ce lo dice. Con più circostan- 
ziata particolarità il fedelissimo Istorico 
Conte Loschi lasciò scritto nei suoi Com¬ 
mentari di Roma. „ L’arte dell’augurare 
si stimò mirabile fra 1 Toscani: onde nel 
regnare di Numa cavati sei figliuoli de' pri- 
mi Ottimati, e mandati in Toscana ad im- 
pa-
	        
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