Full text: Dalla Porta Romana fino alla Certosa (2)

pace, come in tempo si brevissimo tanti, 
e tanti edifizj a terra si gettassero. Il mede¬ 
simo Varchi nel lib. 10. pag. 292. ce ne fa 
un minuto dettaglio colle seguenti parole. „ 
Gli edifizj si rovinavano con uno strumento 
cosi fatto. Era una trave legata in bilico 
colle funi nel mezzo d’un'altra per traver- 
so, la quale molte opere dall'una parte 
e dall'altra concordemente dimenavano, e 
a guisa di un Ariete antico spignevano 
con tanta forza, e battevano con ella spes- 
seggiando quanto più potevano, ed inani¬ 
mando colle voci l’un l'altro, come fanno 
i Marinai, il muro, che rovinar si doveva, 
il nome del quale strumento chiamavano 
alcuni con nome più onesto di quello; che 
comunemente lo chiamava il volgo, Batti¬ 
toio„. Non andarono esenti da simile ester¬ 
minio, nè l’antico Spedale di S. Bartolom- 
meo, nè il Monastero di S. Martino, di cui 
adesso mi accingo a parlarvi. Tornavano 
amendue questi luoghi Pii fuori appunto di 
questa porta a mano sinistra nell'uscire di 
Città, nel luogo, ove s'incontrano le prime 
case, dove ancor di presente si scuoprono i 
fondamenti nel lavorare il terreno. Lo Spe- 
dale ripete la sua fondazione da Benuccio 
di Senno del Bene del popolo de’ SS. Aposto¬ 
li nel 1295. il quale lo volle soggetto alla 
S. Sede, come apparisce da Bolla presso le 
Monache di S. Martino di Firenze, di Boni- 
fa¬
	        
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