fullscreen : Lib. III (3)

GIUNTA  1.
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della  qualità  e  della  forma  dei  pali  che  si  hanno  ad  adoperare, -
  della  loro  disposizione  nel  conficcarli,  del  modo  di  batterli, -
  e  del  come  si  compiano  le  fondamenta  quando  la  palificazione -
  siasi  eseguita.
Vitruvio  stabilisce  che  i  pali  debbano  formarsi  di  alno,
di  olivo,  di  rovere.  Noi  in  generale  chiameremo  buoni  a  tal
effetto  quegli  alberi,  che  hanno  il  legno  compatto,  forte  e  pesante -
  ;  quindi  al  rovere  si  debbono  aggiungère  tutte  le  altre
specie  di  querce,  ma  a  tutti  si  dovrà  preferire  il  larice,  che
per  lunga  sperienza  resiste  intatto  di  mezzo  all'umidità  per
molti  secoli.  Scelta  poi  la  qualità  dei  legnami,  sarà  ottimo
consiglio  che  si  taglino  quando  sieno  giunti  a  perfetta  maturità; -
  perciocchè,  se  anche  la  specie  è  delle  migliori,  non  ha
il  legno  quella  robustezza  e  quella  solidità  che  gli  è  propria
se  non  quando  si  avvicina  alla  sua  vecchiezza,  nel  quale  stadio -
  i  vegetali  s'  induriscono  e  s'inossano  nella  guisa  che
fanno  le  parti  componenti  gli  animali  (1)  ;  e  siccome  debbonsi -
  collocare  in  luoghi  umidi,  è  cosa  lodevole,  al  dire  dello
Scamozzi,  che  vengano  tagliati  poco  prima  del  tempo  in  cui
si  avranno  da  impiegare;  ed  aggiunge  che  sarà  vantaggioso
mettendoli  in  opera  il  levar  loro  non  solo  la  corteccia,  ma
ben  anche  l'alburno,  perciocchè  essendo  queste  le  parti  meno -
  dure  sono  facili  ad  essere  guastate,  e  quindi  col  tempo  a
riescir  nocive  alla  fabbrica  (2).  Debbonsi  poi  formare  i  pali
dal  pezzo  più  forte  che  possa  somministrare  un  albero,  e
proporzionare  le  loro  dimensioni  alla  qualità  del  terreno,  ed
all'uso  cui  deve  servir  l'edifizio.  Non  si  può  perciò  assegnare -
  determinatamente  come  fa  L.  B.  Alberti,  che  la  lunghezza -
  dei  pali  abbia  ad  essere  non  minore  dell'ottava  parte  del¬(1) -
  Ai  nostri  giorni  difficilmente  si  possono  aver  legnami  giunti  a
perfetta  maturità.  Il  guasto  portato  ai  boschi,  nonchè  la  distruzione  di
molti  dei  medesimi  saranno  causa  della  totale  penuria  d'una  produzione
cosi  utile,  per  quanto  natura  ne  sia  prodiga,  se  provvide  leggi  non  si
oppongano  a  si  grave  ed  imminente  danno.
(2)  I1  Milizia  invece  ritiene  che  si  debha  levare  bensi  la  corteccia,
perché  lungi  dall'accrescere  forza  al  legname  fa  che  per  la  maggior  grosseaza -
  o  per  la  sua  ruvidezza  si  aumenti  la  resistenza  alla  discesa,  ma
che  l'alburno  non  apporti  alcun  vizio  sott'acqua,  specialmente  se  gli  alberi -
  sei  mesi  prima  di  tagliarli  vennero  privati  della  corteccia,  lasciando
cosi  disseccare  ogni  umore.
            
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