GIUNTA 1.
90
della qualità e della forma dei pali che si hanno ad adoperare, -
della loro disposizione nel conficcarli, del modo di batterli, -
e del come si compiano le fondamenta quando la palificazione -
siasi eseguita.
Vitruvio stabilisce che i pali debbano formarsi di alno,
di olivo, di rovere. Noi in generale chiameremo buoni a tal
effetto quegli alberi, che hanno il legno compatto, forte e pesante -
; quindi al rovere si debbono aggiungère tutte le altre
specie di querce, ma a tutti si dovrà preferire il larice, che
per lunga sperienza resiste intatto di mezzo all'umidità per
molti secoli. Scelta poi la qualità dei legnami, sarà ottimo
consiglio che si taglino quando sieno giunti a perfetta maturità; -
perciocchè, se anche la specie è delle migliori, non ha
il legno quella robustezza e quella solidità che gli è propria
se non quando si avvicina alla sua vecchiezza, nel quale stadio -
i vegetali s' induriscono e s'inossano nella guisa che
fanno le parti componenti gli animali (1) ; e siccome debbonsi -
collocare in luoghi umidi, è cosa lodevole, al dire dello
Scamozzi, che vengano tagliati poco prima del tempo in cui
si avranno da impiegare; ed aggiunge che sarà vantaggioso
mettendoli in opera il levar loro non solo la corteccia, ma
ben anche l'alburno, perciocchè essendo queste le parti meno -
dure sono facili ad essere guastate, e quindi col tempo a
riescir nocive alla fabbrica (2). Debbonsi poi formare i pali
dal pezzo più forte che possa somministrare un albero, e
proporzionare le loro dimensioni alla qualità del terreno, ed
all'uso cui deve servir l'edifizio. Non si può perciò assegnare -
determinatamente come fa L. B. Alberti, che la lunghezza -
dei pali abbia ad essere non minore dell'ottava parte del¬(1) -
Ai nostri giorni difficilmente si possono aver legnami giunti a
perfetta maturità. Il guasto portato ai boschi, nonchè la distruzione di
molti dei medesimi saranno causa della totale penuria d'una produzione
cosi utile, per quanto natura ne sia prodiga, se provvide leggi non si
oppongano a si grave ed imminente danno.
(2) I1 Milizia invece ritiene che si debha levare bensi la corteccia,
perché lungi dall'accrescere forza al legname fa che per la maggior grosseaza -
o per la sua ruvidezza si aumenti la resistenza alla discesa, ma
che l'alburno non apporti alcun vizio sott'acqua, specialmente se gli alberi -
sei mesi prima di tagliarli vennero privati della corteccia, lasciando
cosi disseccare ogni umore.