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derio degli Architetti euriosi. Quindi pochi nelle pubbliche Biblioteche ¬
si vendono. Io confesso di non conoscere altra ristampa -
che la superba e magnifica fatta eseguire dal Cardinale
Annibale Albani, secondando i pensieri del Zio Clemente XI.
che mentre visse avea fatto nobilitare quest' Opera con copiosissimo -
numero di figure in rame diligentemente disegnate
sull originale. Il Porporato fece far la spiegazione delle
Scolture di detto Palazzo a Monsignor Francesco Bianchini
e quindi inserir fece la nostra Descrizione nelle Memorie concernenti ¬
la Città di Urbino dedicate alla Sacra Real Maestà
di Giacomo III. Re della gran Brettagna. In Roma 1724. pres
so Cio: Maria Salvioni in foglio.
8. Cento Apologi.
II P. Niceron di questi pronunciò tal giudizio : Les Apologues -
sont peu de chose pour la plù part. Se volle alludere
alla brevità loro, mi accordo secolui; non già però se intese ¬
parlar del valore di essi . In questi brevi Apologi in prosa ¬
l'Autor si prese ad imitare quelli di Leon Batista Alberti, ¬
accoppiando a sentimenti brevissimi, e semplici invenzioni, ¬
assai belle moralità. Non mancò chi onorandoli
più celebri li rendesse. Il primo fu Giulio Cesare Capaccio
il quale pubblicando in Napoli nel 1602. un volume di suoi
Apologi in verso per le stampe di Gio: Giacomo Carlino,
protestò di aver preso molti concetti dal Baldi vestendoli in
rima. Replicò nella seconda edizione eseguita in Venezia dal
Barezzi nel 1619. le stesse cose, aggiugnendo di aver conosciuto -
vivo il Baldi nella Corte di Urbino, e di averlo pianto ¬
morto. L'altro fu il Canonico Giammario Crescimbeni,
che per far cosa grata al Pontefice Clemente XI. li ridusse
in versi, aggiugnendovi Malatesta Strinati le Moralità. Fece
egli dunque ristampare gli Apologi dell' Autore, e la sua
traslazione in versi con tal titolo: I cento Apologi di M.
Bernardino Baldi portati in versi da Gio. Mario Crescimbeni
colle Moralità di Malatesta Strinati. In Roma per Antonio de
Rossi 1702. in 12., ed inseri poscia nelle sue Rime più volte ¬
stampate la medesima versificazione. Il Quadrio disapprova -
che li riducesse a foggia di Madrigali; ma io non veggo
ragione per cui dovesse piuttosto servirsi di altro metro. L'
ultimo fu il P. Carlo d'Aquino Gesuita, il quale nel Tomo
1. delle sue Poesse latine ne mise quattro in versi latini, i