Inhaltsverzeichnis : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Secondo.
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no  in  mano.  Creſceuano  fra  queſte  due  famiglie  occulti  odi,  che  erano
eccitati  dalla  ſcambieuole  emulazione,  mentre  che  l'una,  e  l'altra  famiglia -
  aſpira  al  sommo  luogo  di  dignità,  e  di  potenza,  ne  poteua  vna  ſoffrire, -
  che  la  potenza  dell'altra  auanzaſſe  la  sua:  i  quali  odi  stati  lungo  tempo
occulti,  finalmente  scoppiarono  in  aperte  nimicizie,  le  quali  da  principio
si  paſſarono  con  villanie,  e  conteſe  di  parole,  ma  finalmente  vennero  alle -
  mani  ,  e  al  ſangue.  Il  principio  dell'arme  ſegui  nella  venuta  di  Bariſſone, -
  perche  essendo  andati  i  consoli  per  onorarlo  accompagnati  da  gran
moltitudine  di  nobili  ad  incontrarlo  infino  a  gli  vltimi  scaglioni,  nacque
vna  quistione  tra  Fulcone  di  Castello,  e  Orlando  Auuocato,  e  gli  amici,
e  aderenti  loro,  che  l'vno,  e  l'altro  haueua  seco  molta  gente;  e  da  prima
cominciò  con  le  parole,  e  villanie,  di  poi  accendendo  la  gara  gli  animi,  si
venne  al  ferro,  e  si  fece  vna  sanguinosa  battaglia,  combattendosi  non  solamente -
  con  le  ſpade,  ma  ancora  con  le  baleſtre,  e  armi  da  lanciare:  nella
quale  molti  furon  feriti  mortalmente,  tra  quali  furono  Baldouino,  e  Arrigo -
  Guerci,  e  Gandolfo  Vſodimare,  e  Sardo  figliuolo  d'Orlando  Auuocato, -
  i  quali  poco  dipoi  morirono  di  quelle  ferite.  Questa  fù  la  prima  discordia -
  ciuile,  la  qual  sia  stata  scritta,  che  trauagliò  ia  nostra  città.  Ma
gli  ambasciadori  de  Genouesi  Lanfranco  Alberighi,  il  Piccamiglio,  Guglielmo -
  d'Oria,  Gionata  dal  Campo,  i  quali  furono  accompagnati  da  M.
Bigotto,  e  da  M.  Guidone  Laudense  Dottori  di  legge,  condussero  a  Pauia
Bariſsone,  e  Bederigo  lo  creò  Re  di  Sardigna  ,  e  con  le  solenni  cirimonie  l'
ornò  della  corona  reale  nella  chieſa  di  S.  Siro;  e  Piſani  non  poterono  tenersi -
  di  non  si  querelare  con  parole  dell'ingiuria,  che  gli  pareua  riceuere.
Onde  il  capo  dell'ambasceria  non  potendo  raffrenare  la  lingua,  disse,  cosi
ſi  deue  fare,  o  Cesare?  Questo  è  il  guiderdone,  che  voi  rendete  a  perpetui -
  ſtudi  de  Piſani  verso  la  sedia  Imperiale,  e  a  tante  battaglie,  e  pericoli
presi  perl'onor  suo  ,  e  all'opere  fatte  da  loro  tante  volte  con  tanta  fortez
za,  e  fedeltà,  che  voi  spogliate  loro  della  Sardigna  posseduta  tanti  secoli
con  giusto  imperio,  e  comprandola  piccolo  prezzo  doniate  ad  altri  quella, -
  che  non  è  voſtra  ?  e  innalziate  à  tanto  onore  vn  huomo  di  basso  grado
nostro  suddito,  e  costumato  star  soggetto  a  noi  con  grandissima  nostra  ingiuria, -
  e  vergogna?  Queste  vane  parole  stimolarono  gli  animi  de  gli  am
baſciadori  Genoueſi,  che  erano  huomini  di  natura  non  meno  altiera,  ad
esortazione  de  quali  Cesare  haueua  fatto  tal  cofa.  Risposero  dunque,  che
iPiſani  mentiuano,  chiamando  Bariſſone  ignobile,  perche  era  nobilissimo -
  ,  e  dicendo,  che  fosse  loro  soggetto;  a  cui  per  lo  contrario  molti  Pisani -
  erano  sudditi,  e  Piſa  per  la  maggior  parte  traesse  il  vitto  da  frutti  del
suo  dominio  ;  e  non  minore  menzogna  era  il  dire,  che  la  Sardigna  fosse  de
Piſani,  la  quale  i  Genouesi  già  in  compagnia  de  Pisani  haueuano  soggiogata -
  con  l'arme  non  meno  che  Pisani  ;  e  che  da  questo  si  conosceua  ,  che  il
principal  pregio  era  stato  de  Genouesi,  perche  i  Pisani  cederono  loro  l'onore -
  di  condurre  a  Cesare  il  Re  Musatto  prigione,  accioche  fosse  sempre
chiaro,  e  palese,  che  principalmente  per  opera,  e  con  l'arme  de  Genoue
si  la  Sardigna,  cacciatine  i  nimici  della  nostra  religione,  era  stata  acquiſtata -
  al  nome  Criſtiano,  e  all'imperio  di  Cesare.  Le  contese  erano  per  andare -
  più  auanti,  ma  Cesare  pose  lor  fine,  con  riprendere  agramente  i  Pisani. -

            
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