Full text : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Secondo.
67
ſpedito  per  legato  da  Papa  Alessandro  al  Re  di  Gerusalemme  per  causa
de  Genouesi,  ad  acconciare  le  differenze,  e  fermare  i  priuilegi,  e  le  ragioni
della  nazione  loro.  Il  qual  Papa  venne  quell'anno  a  Genoua,  e  vi  fù  riceuuto -
  con  magnifico  apparato,  e  con  gran  dimostrazione  d'amore,  e  d'osseruanza: -
  percioche  egli  fece  sempre  grand'onore  al  popolo  Genouese,  e
accrebbe  le  forze  sue,e  l'onorò,  e  fra  suoi  fauori  fù  questo,  che  è  cosa  vſata -
  concedersi  di  rado,  che  egli  creò  l'Arciuescouo  di  Genoua  Legato  perpetuo -
  delle  prouincie  oltramarine,  che  chiamano  Legato  nato.  Questo
Sant  huomo  per  tutto  I  corso  del  suo  Pontificato,  che  fù  assai  lungo,  perche -
  durò  circa  ventidue  anni,  fù  trauagliato  da  Federigo  Imperadore,
perche  furono  creati  contra  di  lui  fuori  del  dritto  per  le  scisme  della  Chie
ſa  di  tempo  in  tempo  quattro  falsi  Pontefici,  Vittore,  Pasquale,  Calisto,  e
Innocenzio,  i  quali  tutti  nondimeno  morirono  innanzi  à  lui.  E  Federigo
finalmente  fù  sforzato  per  valore  de  Viniziani  inginocchiarsi  vmilmente
dinanzi  al  Pontefice,  e  baciargli  i  piedi,  doue  disse  quel  motto  celebre  per
tutti  li  futuri  secoli.  Non  à  te,  ma  à  Pietro;  a  cui  rispose  il  Pontefice,  e  a  me,
e  à  Pietro.  La  potenza  di  Federigo  in  quel  tempo  diuentò  più  terribile  all'Italia, -
  perche  egli  espugnò  la  città  di  Melano,  e  la  ſpiantò  insino  da  fondamenti, -
  dalla  qual  paura  sforzati  tutti  popoli  di  Lombardia,  e  gli  abitatori -
  del  Mare  di  Toſcana  insino  à  Roma,  s'erano  recati  à  vbbidire,  e  à  pagare -
  il  tributo  loro  imposto.  I  Genouesi  ſoli,  perche  ricuſauano  di  ciò  fare
furono  chiamati  à  Pauia,  doue  Federigo  era  con  la  corte.  Furono  mandati -
  otto  ambasciadori,  Guglielmo  Ruggerono,  e  Grimaldo  Consoli,  e  furono -
  dati  loro  per  compagni  Guglielmo  Vento,  Melchiore  Volta,  Arrigo
d'Oria,  Vggieri  Guidone,  Vberto  Spinola,  Filippo  Iuſta,  Buonuaſſallo  Bulfengo. -
  Furono  dette  le  medesime  coſe,  che  ne  gli  anni  passati,  quanto  al
mettere  il  tributo,  e  rifiutarlo,  e  le  dispute  finalmente  hebbero  questo  fine,
che  Cesare  vinto  dalle  ragioni  si  contentò  di  rimettere  loro  il  tributo,  e  con
ampissimo  priuilegio  riceuè  i  Genouesi  in  amicizia,  e  grazia  sua,  facendo
loro  grandi  onori  di  parole,  e  gli  onorò  di  grandissime  ragioni,  e  doni,  fra
quali  quello  fù  molto  notabile,  che  diede  loro  autorità  di  potere  trarre  di
tutta  la  Liguria  ,  che  all'ora  i  Genouesi  erano  padroni  d'una  piccola  parte
di  essa,  dalla  terra  di  Monaco  insino  à  porto  Venere  marinari,  galeotti,  naui, -
  legnami,  e  d'ogni  apparato  da  guerra  per  vſo  dell'armate  da  spedirsi  da
loro,  e  in  cotale  affare,  riserbando  à  Marchesi  la  loro  giurisdizione,  sottomise -
  loro  tutta  quella  riuiera.  Oltre  à  questo  diede  loro  in  feudo  la  città  di
Siracuſa,  la  qual  diceua  appartenersi  a  lui:  e  Genouesi  all'incontro  promisero -
  d'aiutarlo  con  le  loro  armate,  e  con  tutte  le  loro  forze  in  tutte  le  spedi
zioni,  che  egli  pigliasse  à  fare.  Rimandati  adunque  gli  ambasciadori  a  Ge
noua,  poiche  hebbero  fatto  la  loro  relazione,  furono  mandati  sette  altri  simiglianti -
  ambaſciadori  cittadini  principali  à  Pauia  à  fermare  le  capitula
zioni.  Questi  furono  Ingone  dalla  Volta,  e  Nuuolone  Consoli,  Lanfranco
Peuere,  Beltramo  Marino,  Indone  Contardo,  Buonuassallo  Bulfengo,  e'l  Rugerono. -
  Poiche  le  cose  furono  acconce  di  questa  maniera,  nacquero  nuoui
tumulti,  e  nuoue  cagioni  di  guerra  tra  Pisani,  e  Genouesi;  perche  da  Pisani
fù  violata  la  pace  fatta  fra  loro  per  autorità  del  Papa,  e  rotta  la  fede  delle
conuenzioni,  per  le  quali  si  proibiua  all'uno,  e  all'altro  popolo,  che  non  si
facesse
            
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