Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Terzo.
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ſurato  dolore,  che  ne  ſenti,  vſcito  fuori  quaſi  di  ſe  ſteſso  biaſtemaſſe  gli
Iddij,  la  concione  intiera,  ch'egli  fece  à  coloro,  che  si  ricouerarono,  non
m'è  piaciuto  di  scriuere,  diffidando  di  poter  con  parole  esprimere  l'asprez
za  di  quella,  il  quale.
Voi  (diſſe,)  che  giuraſte  di  non  tornare  à  me  ſe  non  vittoriosi,  con
che  faccia  mi  venite  innanzi?  con  che  faccia  tornerò  io  al  gran  signore?
ò  con  che  animo  sosterrommi,  quando  con  minaccieuole  voce  mi  riman
derà  la  fidatami  Armata?  doue  la  primiera  virtù?  doue  la  fede?  Voi  hauète -
  gittato  à  fondo  la  ſalute  mia,  &  ogni  honor  pria  acquistatomi.  col
medesimo  impeto  di  parlare,  chiamando  questo,  e  quello,  impiagò  l'orec
chie  di  molti  co  i  folmini  delle  sue  parole,  ne  lasciò  di  gittar  fuori  ciò,  ch
il  nuouo  furor  dell'ira,  e  la  forza  dell'ardente  passione  somministrarono
alla  naturale  durezza  ſua.  Alla  fine  però  ſpirando  fuori  più  benigne  pa
role  dimostrò  loro  in  quanta  grandezza  fossero  per  collocarsi,  tenendo
l'Africa;  &  essortò  tutti,  che  facessero  animo  al  rimanente  della  guerra.
Ceſare  fatto  queſto  riuolſe  l'animo  all'espugnatione  della  città,  e  conuocato -
  sopra  questo  il  consiglio  furono  i  pareri  diuersi,  percioche  molti
erano  d'opinione,  che  non  si  paſſaſſe  più  innanzi  con  l'essercito,  e  di  queſta -
  ſua  opinione  rendeuano  queſte  ragioni.  Ariadeno  hauer  nella  città
cento  cinquanta  mila  huomini  armati,  &  esser  picciolo  il  numero  de'  noſtri -
  à  paragone  di  quelli;  stracchi  tutti  dalla  lunghezza  della  fatica,  &
da  i  disagi  patiti;  molti  di  magrezza,  e  di  flussi  di  corpo  consumati  à  pena -
  potersi  reggere  in  piedi;  abbruggiarsi  il  cielo,  e  l'arenosa  terra  dall'ardor -
  del  sole;  in  oltre  esserui  carestia  d'acqua,  e  dell'altre  cose  bisognose:
le  quali  tutte  ostando  loro  mostrauano  esser  pericoloso  il  voler  isperimen
tare  la  fortuna.  Queste  ragioni,  che  adduceuano,  benche  fussero  vere,
Ceſare  nondimeno,  à  cui  discare  erano  le  coſe  fatte,  non  recando  à  fine
le  altre  ancora,  che  vi  restauano,  confidato  (credo)  nell'aiuto  di  Dio  solo, -
  determinò,  che  ſi  procedeſse  più  oltre.  Poſto  adunque  in  ordinanza
l'essercito,  nel  far  del  giorno  si  mette  in  viaggio  ,  &  hauendo  caminato
presso  à  otto  miglia,  viengli  incontro  l'inimico  quasi  co'l  medesimo  numero -
  di  huomini,  che  ho  detto  dispostissimo  a  combattere.  Cesare  comanda, -
  che  il  campo  si  fermi,  tutti  li  essorta  con  vna  grauissima  concione,
poi  prouocato  dall'inimico  dà  il  ſegno  della  battaglia:  si  incontrano:
combattono:  quiui  si  potè  conoscere  quanto  vaglia  ne  gli  estremi  casi  la
fortezza  dell'animo  costante,  percioche  gli  Italiani,  e  Spagnuoli  veterani, -
  ch'erano  nell'antiguardia  con  tanto  impeto  proruppero  nei  nimici,
che  fra  lo  ſpatio  d'un'hora  non  solamente  depressero  le  forze  loro  con  la
morte  di  molti,  ma  etiandio  li  ſpauentarono  di  maniera,  che  più  non  ardirono -
  d'incontrargli.  essi  da  questa  fattione  essendosi  ritirati,  alcuni  di
loro  di  ſete,  e  di  ſtracchezza  afflitti  ſpirarono  l'anima  in  vn  ſubito.  Il
giorno  seguente  ſi  accoſtò  più  alla  città,  dentro  della  quale  era  vn  silentio -
  marauiglioso:  &  nella  ſommità  della  fortezza  poſta  vna  bandiera.
due  Africani,  quali  erano  vsciti  per  ritrouar  Muleasse,  diedero  nuoua,
come  Ariadeno  da  suoi  tradito,  &  disperato  delle  cose,  haueua  abbandonato -
  la  terra;  certi  huomini  di  quelli,  che  già  haueuano  rinegata  la
fede  di  Chriſto  guardiani  della  fortezza  hauer  diſciolti  alcuni  Chriſtia¬
            
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