Secondo.
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soauissimo, benche non vi mancassero de i Spagnuoli, li quali non ha
uendo potutò con le loro dissuasioni operar, che egli non si rissoluesse di
passar in Italia, cominciarono con consigli segreti persuaderlo, che guardaſſe -
bene nelle mani di cui ſi poneua: esser pericoloso il voler in coſa -
tanto importantè conoſcere, & assicurarsi della volontà del Doria,
il quale nuouamente s'era leuato dal Rè de Francia; esso Rè per li cui
confini si haueua a nauigare ſtar auertito tutto pensoso, e sdegnato, &
andartimaginando in che manieta possa vindicare il suo dolore; sopraſtan -
a lui molto pericolo dall'armata del Re, intendendosi, che l'haueua
in Marsiglia beniſsimò fornita; e finalmente, che andando egli in nuoui -
paesi, & in parti sconosciute doueua hauer ad ogni cosa ottima conſideratione. -
Essendo queſte coſe, e molte altre ſomiglianti propoſte a
Ceſare per ingombtarlo di ſoſpetto, e ditimore, egli il primo d'Agoſto -
per rimouere ogni dubitatione & difficultà della deliberatione sua,
quasi solo salito la Capitania, & entrato in ragionamento co'lDoria fù
allargandosi la galea alquanto condotto in alto mare. il medesimo giorno -
veggendo il tempo buono, discolſe, a quelli, che haueua scielti per
condur seço, comandando, che montino in Naue, e lo seguano. Il settimo -
giorno arriuò a Sauona, doue gli si mandarono incontro otto cittadini, -
che a nome della Republica lo ſalutaſſero, e gli offerissero tutto -
quello, che dalla città, à commodo, e grandezza ſua poteſſe venire.
Queſti furono Battiſta Lomelino, Franco Fieſco, Anſaldo Grimaldi,
Agoſtino Pallauicino, Battiſta Spinola, Tomaſo Doria, Agoſtino Vſo
di mare Magiolo, e Bernardo Giuſtiniano. Quindi mandato innanzi la
maggior parte delle ſue genti à Piacenza, poco dopò co'l mar quieto, e
il Ciel sereno gionse. a Genoua. entrato nel porto con vniuerſal applauso -
d'ogni parte si fece festal & hllęgrezza grandissima; quindi andato a
Palazzo tra vna grandiſsima moltitudine di genti d'ogni conditione fù
con magnifico apparato riceuuto, & honorato dal Duce, e dal Senato.
Era l'armata, nella qual fù condotto, di trenta vna galea, e trenta naui; li
ſoldati che haueua alla sua guardia intorno à quattro milasquiui concorsero -
d'ogni parte Ambaſciatori, e cominciossi a trattar delle conditioni -
della pace, e della compositione di molte cose, e del ridurre l'Italia
in quieto, e pacifico stato. le quali coſe con i maneggi della concordia
cresciute, poco appresso parte a Placenza, e parte à Bologna, essendone
Auttor Cesare, si terminarono. Nelle vdienze delle Ambasciarie hebbero -
mala fortuna li Fiorentini. Coſtoro ſeruandosi della opportunità
di quei tempi, cacciati quelli, che à nomedi Clemente Pontefice domihauano -
nella città, haueuano introduttolvn gbuerno popolare, e richiedeuano -
a Ceſare, che fuſſe loro conceſſo di continuare in quello. Ma
Cesare alla loro richiesta non diede orrecchie, conciosia che sentendo -
egli dolor spiacer granlissimo della strage, che haueua fatto à Roma
Borbone, & desiderando di far ognilopera possibile perrisarcire li danni del
Pontefice, haueua in quei giorni pròmesso, & assicurato il Legato di quelo, -
di ritornare esso Ponteficemel suo ſtato primiero, oltre ch'egli per
iuſtiſſime cagioni era di mala dispositione verso quella città. Onde pocia -
segur, che non molti mesi dopò sostennei che fusse presa Fiorenzal
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