Metadaten : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

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De  gli  Annalidi  Génoua,
gratia  del  Re,  però  la  pace,  che  ci  rechi,  essendo  non  pace;  ma  conditione -
  di  ſeruitù,  ricuſiamo:  e  ſe  alla  guerra  ſaremo  chiamati,  non
certamente  verremoui  volentieri.  Però,  ne  anco  tanto  codardi  siamo, -
  ne  di  coſi  animo  vile,  che  prouocati  di  combattere  ricusiamo.
Però  consideri  molto  bene  il  legato  del  Re,  che  impreſa  piglia,  &  in
che  parole  prorompe,  e  ricordisi  quello  istesso  luogo;  oue  è  alloggiato
hauer  preſo  il  nome  dalla  calamità  de'  Franceſi  Che  le  minaccie  ſue
non  siano  da  noi  punto  temute;  la  ragione  ce  lo  persuade,  ce  ne  astringe -
  la  necessità  ,  e  ci  ſtimola  laj  liberta;  e  la  voce  dell'istessa  patria  à  noi
rimprouerante  le  ſeditioni,  e  diſcordie  ne  tempi  a  dietro  ſeguite.
Sis  che  ò  manterremo  la  libertà,  ò  con  quella  perderemo  la  città,  il
Dominio,  e  la  vita  inſieme.  Ma  perche  IDDIO  alle  giuſte  cauſe
fauoreuole  ſi  dimoſtra,  quale  ancora  queſto  ardore  ha  poſto  ne  i  noſtri -
  petti,  ſperiamo,  ch'egli  più  toſto  dell'audacia  ſua  li  pentira,  che
noi  di  questo  nostro  proponimento.
Il  Franceſe  hauuta  questà  riſposta  fu  accompagnato  da  alcuni  Cittadini -
  sino  doue  senza  pericolo  poteſſe  ritornare  a  suoi.  Et  affine,  che
la  città  pareſſe  meglio  munita,  e  ripiena  di  preſidij,  si  fece  (cosi  persuadendo -
  Paride  Gentile)  ch'in  ogni  luogo,  dou'egli  passaua,  si  compar.
tiſsero  le  genti  della  città;  e  che  quelli  medesimi,  che  in  vna  strada
haueua  veduto,  pigliando  certi:corti  sentieri  comparissero  nell'altra,
e  coſi  per  ogni  lnogo  dou'egli  andaſſe,  dilche  non  auedendosi  tutto
ſmarrito,  giunto  nel  campo  di  Borbone,  oltre  ch'egli  riferi,  come
Genoueſi  erano  pronti  alla  guerra,  crebbe  etiandio  l'opinione,  ch'esso
Boibone  haueua  de  i  preſidij  loro.  Il  che  poſe  freno  all'ardir  de'  nimici, -
  e  ruppe  loro  quella  speranza,  della  quale  gonfi  veniuano  per  estin
guere  il  naſcente  splendor  de  Genouesi,  e  per  turbare  la  commune
società  della  vita  loro.  Con  eterne  laudi  adunque  celebrar  si  deue  la
concordia,  della  qual  siami  lecito  ragionar  souente,  non  temendo  punto -
  d'esser  tenuto  stolto,  facendone  più  d'vna  volta  mentione,  poiche  è
virtù,  con  la  quale  si  fonda  la  ſalute  nella  città,  la  qual  leuata,  cade
ogni  virtù  ciuile,  e  vengono  a  meno  tutte  le  honorate  attioni.  La  communanza -
  de  Cittadini  deue  essere  a  guiſa  d'vn'huomo,  che  molti  sensi,
molti  piedi  habbia,  e  molte  mani;  e  ſi  come  i  nostri  corpi  essendo  ben
formati  dalla  natura,  a  fatica  patiscono  alcun  male,  e  sostengono  di
leggiero  ogn'incommodo  ,  cosi  la  ciuile  società  hauendo  questo  tempera
mento,  che  con  molta  vnione  insieme  conuengano  le  parti  delle  quali  è
compoſta,  ſana,  e  potente  da  ogni  ſtraniera  forza  con  molta  facilità  ſi
mantiene.  Si  credeua  Francesco  Borbone,  che  questa  città  non  fusse
intieramente  riſanata  delle  antiche  piaghe  delle  discordie  ciuili,  &
che  dentro  la  pelle  ſteſſe  ancora  alcuna  vlcera  naſcoſtà,  &  in  queſto
perauentura.  fondandosi  speraua  di  conseguir  quasi  senza  faticall'intento -
  ſuo;  ma  come  trouò  altrimenti  di  quello,  che  haueua  penſato,
hebbe  per  bene  di  non  paſſar  più  innanzi.  Però  queſt  huomo  d'vna
ſingolar  nobiltà,  &  egregia  virtù  dotato,  si  moſtrò  d'animo  modeſtiſsimo -
  in  queſto  fatto.  Poiche  ſe  haueſſe  più  acerbo  nimico  voluto -
  ſcoprirsi,  hauerebbe  ageuolnente  recato  grauiſsimi  danni  al
paese,
            
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