Libro Primo.
cuni huomini, li quali con affettuose parole, e caldi prieghi vna tanta, e
cosi graue indignità deplorassero auanti al Re, & in aiutò loro chiedessero -
la fede, e sapienza di quello. Però egli, il quale in vna causa etiandio
dubbiosa, & incerta per li grandissimi suoi meriti, doueua esser solleuato,
fù in questa giustissima abbandonato. La onde veggendo, che non l'egregia -
sua volontà, non i meriti suoi, non la gratia della nuouamente
conseguita vittoria, non gli huomini mandati per la patria haueuano potuto -
conseguir dal Re vna cosi honesta, e ragioneuole cosa, determinò di
sottrarsi dall'amititia sua. Furono altre particolari cagioni giuste, e grandi -
, che a ciò lo spinsero, ma quella c'hò detto fu la principale: l'altre non
è meſtiero , che siano da me raccontate. Lerice e vn castello discosto
dalla Città sessanta miglia posto in luogo sicurissimo vicino a Portouenere, -
quiui Andrea si ritirò, molte cose seco nell'animo riuolgendo, & a
tutti li accidenti veggiando, che per trattati occulti, ò per torbidi mouimenti -
di quel tempo gli potessero incontrare; & hauendo assai presto fornito -
il tempo, che s'era obligato a seruigi del Re, parendogli hauer a pieno -
sodisfatto all'yfficio suo, fattogli per vn Messo intendere la volontà
sua, fù da lui licentiato. E benche poi il Re, come alla maggior parte
suole auuenire, che poi ardentemente desiderino quello, che poco prima -
haueuano ſprezzato, con ogni diligenza per persona a ciò molto idonea -
procuraſſe di riconciliarsi l'animo del Doria; egli però sprezzando i
gran premij , e larghe promesse , che gli erano poste innanzi, stette fermo
nel suo primero proponimento, & hauendo nauigato con tutte le sue galee -
verso Napoli , che gia era Filippino ritornato , e si trattaua, ch'egli si
accostasse a Carlo, si fermò ad Ischia, oue cominciò à perseguitar, e trat
tar male l'armata de' Francesi, che di là passaua. Ne i medesimi giorni
paſsò di vita Lotrecho, e l'essercito, che teneua assediato Napoli, si disfece, -
essendo la maggior parte d'acutissime febri miseramente distrutto.
In questa mutatione di fortuna, e di cose Teodoro Triuultio, ch'à nome
del Re gouernaua Genoua, dubitando delle cose, pensò di radoppiari
presidij nella città , e ritrouandosi in Alessandria di Lombardia circa due
mila fanti, gli mandò con molta celerità a chiamare, quali (come poi
s'inteſe) non indugiando molto, e di già apparecchiandosi al partir, informati, -
che li stipendi si pagauano molto male, e temendo insiemè della -
peſte, la quale haueuano notitia ogni di più essacerbarsi in Genoua,
mancarono di venirui. Andrea Doria, i cui pensieri, & attioni tutte tendeuano -
al sottrare da gli homeri della Patria sua il duro giogo di seruitù,
inteſo questo proponimento di Teodorò stimò non douersi più differire
la coſa, e di già con l'animo, e con l'armata apparecchiata si accostaua;
il che venuto a notitia de' nemici, che poco prima si erano ritirati nel
porto, temendo si risolsero di fuggirsene. Già se n'era andato il giorno
il quale fù il x. di Settembre, e la notte seguente haueua ingombrato l'aria -
d'vn'oscura caligine, e ben ch'essi, come se combatter volessero il
Cielo riempissero d'vn grandissimo rumore d'artiglierie, che tirarono,
però quel combattere altro non concerneua, che vna loro veloce, e frettoloſa -
sfuggita. Il Doria hauendo prima ſeguito le galee, ches'erano
poste in fuga, intorniato di tenebre conoscendo non poter far cosa buo¬A -
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