Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Duodecimo.
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genti  della  città  fù  più  tosto  d'impedimento,  che  d'aiuto  all'impresa;  perche -
  erano  del  tutto  rozzi,  e  inelperti  di  tutti  li  vfici  della  guerra,  e  non
haueuano  imparato  a  vbbidire  a  comandamenti  de  Capitani,  ne  li  faceuano -
  vergogna  di  veruna  cosa;  e  volendo  esequire  tutto  quello,  che  veniua -
  loro  nell'animo  ſenza  vſare  diſtinzione,  ſe  fuſſe  vtile,  o  dannoſo,  tui
bauano,  e  guaſtauano  ogni  coſa;  e  mancò  poco  che  i  soldati  per  non  potere -
  ſoffrire  la  costoro  importunità,  non  disciolsero  l'assedio,  e  abbandonarono -
  l'insegne.  Ma  la  fazzione  de  nobili,  che  percoſsa  da  cosi  graue
colpo  del  nuouo  decreto  del  Re,  s'era  perduta  del  tutto  d'animo,  e  trouamdosi -
  ſcarſa  di  partito  era  tutta  smarrita,  intesi  questi  nuoui  falli  della  plebe -
  rihauutaſi  dalla  gran  diſperazione  alzò  gli  animi  alla  ſperanza  della
vittoria,  rallegrandosi  ſeco  ſteſſa,  che  la  pazzia  della  plebe  gli  aprisse  la
via  all'acquisto  di  essa,  e  per  aiutare  questa  speranza  mandarono  al  Re
quattro  ambasciadori,  Antonio  Spinola,  Lorenzo  Lomellino,  M.  Stefano
Viualdi,  Dottore  di  Leggè,  e  Gian  lacopo  d'Oria,  e'l  popolo  intesa  la  cosa -
  gli  mandò  ancor  esso  due  ambasciadori  Paolo  Franco  Bulgari,  e  Simone -
  dal  giogo,  i  quali  però  non  poterono  hauere  audienza  dal  Re,  che
era  grandemente  sdegnato  col  popolo;  ma  fù  loro  imposto,  che  si  partisſero -
  toſto  di  corte,  e  vi  rimase  l'Oderigo  solo,  il  quale  tutto  che  rispondendo -
  a  gli  ambaſciadori  de  nobili,  che  incolpauano  il  popolo  di  certa
rebellione,  ed  incitauano  il  Re  contra  di  lui,  difendesse  constantemente
la  cauſa  del  popolo,  tuttauia  la  cosa  non  fù  tenuta  dubbiosa,  è  non  hebbe -
  mestieri  di  lunga  diliberazione.  percioche  il  Re  giudicando  spediente -
  raffrenare  tanto  orgoglio  della  plebe,  accioche  lasciandola  impunita
non  si  mettesse  ogni  di  a  maggiori,  e  a  più  graui  imprese,  e  insieme  per
non  laſciare  che  la  maestà  sua  fosse  dispregiata;  oltre  a  cio  liberato  per
la  morte  di  Filippo  Re  di  Spagna  dal  timore  di  Cesare,  che  insino  a  quel
tempo  haueua  tenuto  a  freno  le  voglie  sue,  si  diliberò  finalmente  di  muo
uere  a  Genouesi  aperta  guerra,  e  volle  ritrouaruisi  in  persona,  hauendo
prouato  nelle  cose  di  Napoli  quanto  importasse,  che  i  prencipi  facessero
le  guerre  per  se  ſtessi,o  le  comettessero  a  Capitani,  e  a  condottieri,  massimamente, -
  che  il  calare  in  Italia  non  gli  apportaua  verun  disconcio  per
essere  già  destinato  di  fare  quel  viaggio  per  abboccarsi  a  parlare  col  Pa
pa,  che  l'aspettaua  in  Bologna  per  trattare  insieme  della  guerra  da  farsi
co  Viniziani,  che  amendue  la  disiderauano  grandemente,  e  n'haueuan
grauissime  cagioni.  Adunque  senza  alcuna  dissimulazione  nel  principio
dell'anno  seguente  settimo  di  quel  secol,  comincio  a  mettersi  ad  ordine,  1597
e  fra  tanto  trauagliaua  i  Genouesi  con  ogni  sorte  di  noia,  chè  e  diede  ordine -
  a  Monsignore  di  Ciamon,  che  non  lasciasse  andare  dello  stato  di
Melano  a  Genoua  punto  di  vettouaglia,  e  al  Caſtellano  della  fortezza
comandò,  che  facesse  a  Genouesi  maggior  danni  che  potesse,  ed  egli  lieto -
  di  tale  ordine,  come  quello,  che  era  di  malugia,  e  crudele,  e  rapace  natura, -
  e  inchinato  a  farmale  seguitò  di  voglia  d'esequire  tale  comandamento. -
  Adunque  essendo  vn  di  di  festa  ragunato  gran  numero  d'huomini, -
  e  di  femmine  tanto  nobili,  quanto  popolari  nella  Chiesa  di  San
Francesco,  che  è  quasi  congiunta  con  la  fortezza  per  vdire  gli  vfici,  diuini, -
  egli  di  subito  serrate  le  porté  del  tempio  fece  pigliare  tutti  cittadi¬
            
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