Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Duodecimo.
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„la  fortuna  ci  ha  recati  in  tal  termine,  che  la  seruitù,  della  quale  niente
„è  a  gli  huomini,  massimamente  vſati  viuere  in  libertà,  più  esecrabile,
„o  più  abbomineuole,  ci  pare,  che  sia  il  minimo  de  mali:  percioche  hab¬„biamo -
  sofferto  da  Fiorentini  cotali  oltraggi  per  lo  spazio  d'ottanta  an¬„ni, -
  che  niuno  potrebbe  mai  immaginarsegli:  lascio  le  graui,  e  incom¬„portabili -
  gabelle  ,  e  dazi:  lascio  le  continoue  imposizioni  :  percioche
„queste  cose,  tutto  che  sieno  dure,  e  acerbe,  tuttauia  non  sono  del  tutto
„disuſate  ſotto'l  ſuperbo  dominio  de  ſignori:  Laſcio  le  villanie,  e'l  di-„ſpregio, -
  conciosie  coſa,  che  hauendoci  escluſi  da  ogni  amminiſtrazio¬„ne, -
  e  vficio  publico,  da  quelli  ancora,  a  quali  sogliono  essere  ammessi
„anche  i  forestieri,  non  ci  tengono  in  verun'altro  luogo  ,  che  d'huomini
„vili,  e  abietti  :  Le  quali  cose  nondimeno  non  possono  saziare  la  bestia
„le  auarizia,  e'l  fiero  animo,  che  hanno  contra  di  noi.  Questi  due  sono
„esempli  d'abbomineuol  crudeltà,  e  non  mai  più  vdita  nella  memoria
„de  passati  secoli;  la  quale  i  Fiorentini  hanno  indirizzato  non  solamen-„te -
  contra  la  robba  nostra,  e  nostri  poderi  ,  ma  l'hanno  distesa  ancora  a
„gli  ſteſsi  corpi  nostri,  e  a  mutoli  tetti  ,  e  alla  città  vota;  l'uno  si  è  ,  che
„hanno  intralasciato  il  lauoro  de  fossi,  e  de  gli  argini  ,  che  i  nostri  mag-„giori -
  manteneuano  con  tanta  cura,  e  con  tanta  spesa,  onde  è  auuenuto
„che'l  Contado  di  Pisa,  che  è  per  se  stesso  vmile,  e  basso,  stagnando  lar-„gamente -
  l’acque,  che  di  continouo  scendono  da  luoghi  alti  per  non
„trouare  vscita,  e  tutto  ricoperto  di  fango,  e  di  paludi  ;  onde  l'aria  gua
„ſta  e  corrotta  da  pestilenziosi  vapori  affligge  di  continouò  i  corpi  no¬"ſtri, -
  che  gia  erano  molto  sani,  e  gagliardi,  di  pestifere  infermità,  e  riem¬„pie -
  la  città  di  continoui  mortori  ;  e  questa  vmidità  disfacendo  ancora
„i  legamenti  delle  case  è  cagione,che  molti  edifici  tanto  publici,  quan-„to -
  priuati  fabbricati  con  marauigliosa  bellezza,  e  con  reale  magnifi¬„cenza -
  cadendo  ognindi  a  terra,  e  per  vari  luoghi  disformano  con  or-„ribili -
  rouine  la  città  nostra  con  spettacolo  a  tutti  gli  altri  miserabile,
„ma  a  Fiorentini  soli  giocondo.  L'altro  è  che  ci  hanno  tolto  i  commer¬„zi, -
  e  traffichi  ,  e  ci  hanno  vietato  l'esercitare  l'industria  mercantile,  e
„tolto  la  facultà  di  fare  arti  di  lana,  e  di  seta;  si  che  quella  città,  che  già
„con  molte  sue  chiarissime  vittorie  riempiè  tutte  le  riuiere  del  mare
„mediterraneo  della  fama  del  suo  nome,  e  con  ampissime  compagnie
„di  mercatanti  ingombrò  tutte  le  città  dell'Europa,  dell'Asia,  e  dell'Af-„frica, -
  e  la  quale  di  facultà,  e  di  ricchezze  fiori  sopta  tutte  l'altre  d'Ita-„lia, -
  ora  priuata  di  guadagni  mercantili,  non  ha  alcuna  via  spedita,  don
„de  possa  procacciarsi  il  vitto:  le  quali  due  cose  a  che  altro  finalmente
„tendono,  se  non,  accioche  noi  abbandonata  quella  patria,  che  non  si
„puo  sostentare,  andiamo  a  cercare  altre  abitazioni?  e  cosi  Pisa  di  città
„d'abitatori  abbondantissima  diuenti  un  bosco  solitario,  e  couile  di  fie¬„re. -
  E  volesse  Iddio,o  padri,  che  noi  potessimo  porui  dauanti  a  gli  occhi
„quelle  cose,  che  ora  ci  sforziamo  di  mostrarui  con  parole,  volesse  Dio,
„che  voi  vedeſte  la  squallidezza  della  misera  città,  e  volti  de  Pisani
„rappreſentanti  l'immagine  della  morte;  voi  di  vero  vi  mouereste  a
„compaſsione  delle  miserie  noſtre.  Iddio  miſe  in  cuore  al  Re  Carlo  di
„renderci  la  libertà,  e  di  trarci  delle  voracissime  gole  de  Fiorentini:  noi
siamo
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