Libro Decimo.
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galee, e come giunse in Italia, la prima sua opera fù assalire la Corsica
fuori d'ogni credenza dè' Genoueſi, che non aſpettauano punto tal coſa
da vn Re amico, e nel primo arriuo s'impadroni di Calui città fortissima
per tradimento de Corsi, la quale è come la chiaue dell'Isola dalla parte
volta verso le marine d'Italia , e vno de gli stabilimenti della signoria de
Genoueſi: e da queſto preſto,e felice successo inanimato, laſciata in Calui -
groſſa guardia andò con l'armata sopra la città di Bonifazio posta dirimpeto -
l'Affrica, che è vn'altro soſtentamento de' Genouesi, ſperando
douere hauere il medeſimo ſucceſſo. La città di Bonifazio, che da gli
antichi, ò per la simiglianza, o per qual si uoglia altra cagione, fù nomata
porto Siracuſano, è fortissima per natura e per arte, e posta sopra vn'alto
monte, il quale ha d'ogn'intornô le balze ſcoſceſe, per le quali non si può
in verun modo montare; e'l detto monte è bagnato dal mare quasi d'ogn
intorno, fuorche da vna picciola parte, con la quale assottigliando¬¬ſi -
a poco a poco si tiene con la terra; e a risguardanti rassembra vn pero.
La città è cerchiata di forti mura con spesse torri all'intorno: il seno del
mare non è largo più che dugento passi; ma dalla bocca si stende indentro -
fino allo ſtremo per lo ſpazio di mille paſsi, e bagnando le pendici del
monte è tanto fondo, che regge quanto si uogli grossi legni, e da alle naui
ricetto sicurissimo da tutti i venti. Il Re considerato diligentemente il
sito della città, conoscendo che il tentare d'espugnarla a forza era opera
perduta, si riſolue di porui l'assedio, e sbarcate le genti cinse è attornio la
città come con vna corona da terra, e da mare, tuttauia non lasciò del tut
to di tentarlà per via d'assalti. Onde piantate l'artiglierie nel luogo , che
chiamano campo Romanello, che quindi solamente si poteua offendere
la cittâ, cominciò à batter le mura, e facendo accostare la fanteria con
dare alla città a otta a otta qualche assalto tentaua la costanza de gli asſediati; -
i quali in brieue ſi riduſſero in gran necessità, che da vn' canto erano -
ſtretti dalla ſcarſità delle vettouaglie, e dall'altro da gli aſsalti de gli
Aragoneſi, che non gli laſciauano prendere ne di di, ne di notte punto di
ripoſo; ſi che la giouentù non poteua mai trarſi l'arme di doſso, perche
bisognaua opporſi da molti luoghi alle genti del Re, che gli ſtrigneuano
da terra, e da mare, e per essere cosi picciolo il numero de difenditori, non
v'era modo, che gli ſtanchi potessero essere da freschi scambiati. Attorniati -
dunque da tante difficultà, e domati da mali, furono sforzati condiscendere -
a fare accordo col Re, si veramente, che egli lasciasse, che gli asſediati -
mandaſſero ambaſciatori a Genoua, che moſtraſſero in quale ſtato -
si trouaſſe la città; e se insino a Calen di Gennaio prossimo non venisſe -
loro ſoccorſo da Genoueſi, che all'hora darebbono la città al Re, e pei
l'oſſeruanza di tali condizioni gli diedero per statichi venti giouanetti figliuoli -
de principali della città. L'Ambaſciadore montato ſopra vna fuſta, -
e nauigando con buon vento se ne venne a Genoua, e introdotto in
Senato, poiche hebbe eſpoſto lo ſtato delle coſe di Bonifazio, e moſtrato -
in quali strettezze fosse condotta la loro fedelissima colonia, la quale
ſe non era toſtamente ſoccorsa, doueua per patto venire in potere del Re
Alfonso, e oltre a questo hauendo rammemorato i beneficij fatti in ogni
tempo da i loro maggiori al comune di Genoua, con lungo, e lamenteuo¬