Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Decimo.
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galee,  e  come  giunse  in  Italia,  la  prima  sua  opera  fù  assalire  la  Corsica
fuori  d'ogni  credenza  dè'  Genoueſi,  che  non  aſpettauano  punto  tal  coſa
da  vn  Re  amico,  e  nel  primo  arriuo  s'impadroni  di  Calui  città  fortissima
per  tradimento  de  Corsi,  la  quale  è  come  la  chiaue  dell'Isola  dalla  parte
volta  verso  le  marine  d'Italia  ,  e  vno  de  gli  stabilimenti  della  signoria  de
Genoueſi:  e  da  queſto  preſto,e  felice  successo  inanimato,  laſciata  in  Calui -
  groſſa  guardia  andò  con  l'armata  sopra  la  città  di  Bonifazio  posta  dirimpeto -
  l'Affrica,  che  è  vn'altro  soſtentamento  de'  Genouesi,  ſperando
douere  hauere  il  medeſimo  ſucceſſo.  La  città  di  Bonifazio,  che  da  gli
antichi,  ò  per  la  simiglianza,  o  per  qual  si  uoglia  altra  cagione,  fù  nomata
porto  Siracuſano,  è  fortissima  per  natura  e  per  arte,  e  posta  sopra  vn'alto
monte,  il  quale  ha  d'ogn'intornô  le  balze  ſcoſceſe,  per  le  quali  non  si  può
in  verun  modo  montare;  e'l  detto  monte  è  bagnato  dal  mare  quasi  d'ogn
intorno,  fuorche  da  vna  picciola  parte,  con  la  quale  assottigliando¬¬ſi -
  a  poco  a  poco  si  tiene  con  la  terra;  e  a  risguardanti  rassembra  vn  pero.
La  città  è  cerchiata  di  forti  mura  con  spesse  torri  all'intorno:  il  seno  del
mare  non  è  largo  più  che  dugento  passi;  ma  dalla  bocca  si  stende  indentro -
  fino  allo  ſtremo  per  lo  ſpazio  di  mille  paſsi,  e  bagnando  le  pendici  del
monte  è  tanto  fondo,  che  regge  quanto  si  uogli  grossi  legni,  e  da  alle  naui
ricetto  sicurissimo  da  tutti  i  venti.  Il  Re  considerato  diligentemente  il
sito  della  città,  conoscendo  che  il  tentare  d'espugnarla  a  forza  era  opera
perduta,  si  riſolue  di  porui  l'assedio,  e  sbarcate  le  genti  cinse  è  attornio  la
città  come  con  vna  corona  da  terra,  e  da  mare,  tuttauia  non  lasciò  del  tut
to  di  tentarlà  per  via  d'assalti.  Onde  piantate  l'artiglierie  nel  luogo  ,  che
chiamano  campo  Romanello,  che  quindi  solamente  si  poteua  offendere
la  cittâ,  cominciò  à  batter  le  mura,  e  facendo  accostare  la  fanteria  con
dare  alla  città  a  otta  a  otta  qualche  assalto  tentaua  la  costanza  de  gli  asſediati; -
  i  quali  in  brieue  ſi  riduſſero  in  gran  necessità,  che  da  vn'  canto  erano -
  ſtretti  dalla  ſcarſità  delle  vettouaglie,  e  dall'altro  da  gli  aſsalti  de  gli
Aragoneſi,  che  non  gli  laſciauano  prendere  ne  di  di,  ne  di  notte  punto  di
ripoſo;  ſi  che  la  giouentù  non  poteua  mai  trarſi  l'arme  di  doſso,  perche
bisognaua  opporſi  da  molti  luoghi  alle  genti  del  Re,  che  gli  ſtrigneuano
da  terra,  e  da  mare,  e  per  essere  cosi  picciolo  il  numero  de  difenditori,  non
v'era  modo,  che  gli  ſtanchi  potessero  essere  da  freschi  scambiati.  Attorniati -
  dunque  da  tante  difficultà,  e  domati  da  mali,  furono  sforzati  condiscendere -
  a  fare  accordo  col  Re,  si  veramente,  che  egli  lasciasse,  che  gli  asſediati -
  mandaſſero  ambaſciatori  a  Genoua,  che  moſtraſſero  in  quale  ſtato -
  si  trouaſſe  la  città;  e  se  insino  a  Calen  di  Gennaio  prossimo  non  venisſe -
  loro  ſoccorſo  da  Genoueſi,  che  all'hora  darebbono  la  città  al  Re,  e  pei
l'oſſeruanza  di  tali  condizioni  gli  diedero  per  statichi  venti  giouanetti  figliuoli -
  de  principali  della  città.  L'Ambaſciadore  montato  ſopra  vna  fuſta, -
  e  nauigando  con  buon  vento  se  ne  venne  a  Genoua,  e  introdotto  in
Senato,  poiche  hebbe  eſpoſto  lo  ſtato  delle  coſe  di  Bonifazio,  e  moſtrato -
  in  quali  strettezze  fosse  condotta  la  loro  fedelissima  colonia,  la  quale
ſe  non  era  toſtamente  ſoccorsa,  doueua  per  patto  venire  in  potere  del  Re
Alfonso,  e  oltre  a  questo  hauendo  rammemorato  i  beneficij  fatti  in  ogni
tempo  da  i  loro  maggiori  al  comune  di  Genoua,  con  lungo,  e  lamenteuo¬
            
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