Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Decimo.
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ce  si  riacceſero  con  maggiore  ardore  d'ira,  che  con  gli  Spinoli,  e  co
Montaldi  si  congiunsero  la  famiglia  da  Mare,  che  in  quel  tempo  era
potente  d'huomini,  e  d'arme,  i  Viualdi,  i  Negroni,  i  Grilli,  gli  Imperiali, -
  e  molti  cittadini  popolari  di  parte  Ghibellina;  fra  quali  fù  il  medeſimo -
  Iſnardo  Guarco,  e  alcuni  Giuſtiniani,  M.  Bartolomeo  Boſco
Dottore  in  Legge,  Simone  Boccanegra,  e  fratelli,  i  Franchi,  e  alcuni -
  altri  pochi  popolari  di  parte  Guelfa,  e  la  famiglia  de  gli  Orij,  e  alcuni -
  altri  tanto  de  nobili,  quanto  de  popolari  dell'una,  e  dell'altra  fazzione -
  non  inchinando  ne  a  queſta,  ne  a  quella  parte  si  ſtauano  di  mezzo -
  a  man  giunte  a  vedere  gli  altrui  mali  ;  e  ogni  di  seguiuano  battaglie
in  vari  luoghi  della  città,  e  si  combatteua  non  solamente  con  le  ſpade, -
  e  con  le  lance,  ma  con  le  balestre  ancora,e  con  le  bombarde.  Ma
gli  Spinoli  fornirono  di  buone  guardie  la  torre  d'Antonio  Spinola  da
San  Luca,  e  vi  fecero  vn  ponte,  per  lo  quale  si  passaua  alle  case  vicine, -
  e  le  congiugneua  con  la  torre,  e  teneuano  le  piazze  all'intorno  sbarrate, -
  e  ben  guardate,  dalle  quali  si  azzuffauano  con  gli  auuersari,
i  quali  teneuano  le  lor  guardie  nelle  case  vicine:e  la  cosa  venne  a  tal
rabbia,  che  i  fratelli  non  ſi  dubitauano  di  combattere  contra  fratelli,
che  ſeguitauano  la  parte  contraria,  e  la  gran  diligenza  d'alcuni  cittadini -
  da  bene,  e  alieni  da  ſimiglianti  tumulti,  non  faceua  verun  frutto -
  ,  i  quali  andando  di  continouo  attorno  per  la  città,  e  parlando  con  gli
huomini  secondo,  che  haueuano  qualche  sicurtà  con  ciascuno  gli  auuertiuano, -
  che  ponessero  finalmente  fine  alle  tante  pazzie;  perche  da  coſi
oſtinata  conteſa  non  erano  per  trarre  altro,  ſe  non  la  rouina  della  patria,
e  si  fecero  alcune  triegue  senza  veruno  effetto.  Dunque  perche  la  cosa
tendeua  all'ultimo  esterminio  si  congregarono  insieme  gli  artefici,  e  di
consentimento  del  Doge  elessero  otto  del  corpo  loro,  a  quali  fù  dato  carico -
  di  metter  pace  fra  cittadini;  e  questi  finalmente  per  opera  d'Antonio -
  Giuſtiniano  pensarono  questo  rimedio,  che  Giorgio  per  amore
della  quiete  della  città  rinunziasse  al  magistrato,  e  in  suo  luogo  fino  a
che  la  Republica  ſi  riformaſſe,  fuſſe  dato  il  gouerno  delle  coſe  a  Battiſta -
  Montaldo,  e  a  Tommaſo  Fregoſo.  Giorgio,  che  era  di  natura  mansueto, -
  e  poneua  la  ſalute  publica  innanzi  all'ambizione  priuata,  ſi  reca
ua  ad  accettare  il  partito;  ma  i  pensieri  ben  cominciati  furono  disturbati -
  da  figliuoli  del  Doge,  che  dal  feruore  dell'età  furono  fatti  trauiare  dal
dritto:  perche  scorrendo  per  tutta  la  città,  e  chiamando  all'arme,  e  inuocando -
  il  nome  della  famiglia,  risuegliarono  di  nuouo  i  tumulti,  che  erano -
  addormentati,  e  ridotte  le  coſe  ne  gli  antichi  mali  senz  alcuna  ſperanza -
  di  concordia,  nel  medesimo  di,  che  si  corse  all'arme,  furono  ar
ſe  molte  caſe  nella  piazza.  Nel  principio  del  seguente  anno  quindicesi
mo  di  quel  secolo,  fù  fatta  triegua  per  alcuni  giorni,  proccurata  dall'u
na,  e  dall'altra  parte,  non  tanto  per  potere  trattare  la  pace,  quanto  per
potere  prouuedersi  di  maggiori  forze  per  la  guerra:  nel  quale  spazio  di
tempo  vennero  di  Lombardia  in  soccorso  del  Doge  più  di  trecento  caualli, -
  e  del  Monferrato  furono  mandate  molte  genti  in  aiuto  de  gli  auuersari -
  di  lui,  e  l'una,  e  l'altra  parte  rincorata  da  questi  aiuti  indirizzaua -
  l'animo  a  rinouar  la  guerra,  e  a  vendicarsi  del  nimico.  Il.  Doge  dun¬MM -

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