Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Primo.
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etano  nomati  consoli,  il  cui  reggimento  senza  variar  mai  fuor  di  numero
durò  circa  300.  anni,  sinò  a  che  l'ambizione  de  cittadini,  e  le  contese  furono -
  cagione  di  chiamare  nella  città  vn  podestà  forastiero,  come  si  vedrà  a
suo  luogo.  Il  primo  Conte  fù  Ademaro,  a  cui  da  Pipino  fù  dato  carico  di
difendere  le  marine  d'Italia  dall'impeto,  e  rubbameti  de'  Saracini,  che  haueuano -
  occupato  l'Isole  di  Corsica  ,  e  di  Sardigna,  che  sono  poste  in  quel
mezo.  Sotto  la  condotta,  e  gouerno  di  questo  Conte,  i  Genouesi  armarono -
  vna  grande,  e  potente  armata,  con  la  quale  fecero  vna  gran  prodezza,  e
vna  proua  molto  noteuole,  perche  cacciarono  i  Saracini  di  Corsica,  e  reca
rono  quella  Isola  sotto  la  Signoria  del  popolo  Genouese;  e  Pontefici  Roma
ni  dipoi,  per  hauerla  acquistata  con  l'arme  gli  confermarono  la  possessione
di  loro  autorità.  Ma  l'anno  936.  della  Christiana  salute  fù  a  questa  città
funesto,  e  doloroso;  percioche  i  Saracini  colto  il  tempo,  che  l'era  quasi  vota -
  di  difenditori,  che  erano  vsciti  armati  a  certa  speditione,  l'assalirono,  la
presero,  la  poſero  a  ſacco,  l'abbrucciarono,  e  la  distrussero,  e  parte  ammaz
zarono  la  gente  disutile,  parte  menarono  in  cattiuità.  Si  dice,  che  tal  cosa  Di  questa
fontana
fù  prima  pronosticata,  perche  apparue  a  Genoua  vna  fontana  vicina  al  che  gittò
sangue  fa
mare,  e  al  luogo,  oue  oggi  è  fatto  il  molo,  la  qual  pochi  giorni  innanzi  git-  menzione
il  Malespitò -
  tanta  copia  di  sangue,  che  traboccando  sopra  le  riue  inondò  le  piazze
ni,  e  Gio.
Villani.
vicine  della  città.  Il  volgo  s'e  compiaciuto  sempre  di  cotali  miracoli,  à  me
non  fa  di  mistiero,  ne  confermarlo,  ne  derogargli  fede  .  I  Genouesi  dipoi  fecero -
  aspra  vendetta  dell'ingiuria  riceuuta,  e  della  crudeltà  de'  barbari,  per
che  ritornati  dall'espedizione,  e  ardendo  di  dolore  della  patria  rouinata,
e  delle  mogli,  e  de  figliuoli  ,  e  de  padri  ammazzati,  e  menati  in  seruitù,  seguitarono -
  l'orme  de.  Saracini,  che  ſe  n'andauano,  gli  rigiunsero  all'isole  Bu
sinarie,  dette  oggi  l'Asinara,  non  lontano  dalle  marine  della  Sardigna,  gli
vinsero  in  battaglia;  e  sfogarono  tutta  la  rabbia  de  gli  animi  loro;  perche
molti  pochi  furon  quelli,  che  scamparono  dalle  mani  de'  vincitori,  e  tutti
gli  altri  furono,  come  altrettante  pecore  ammazzati,  sfogata  adunque  l'ira, -
  e  l'odio  con  la  morte  de  barbari  ritornarono  nella  patria,  menandone
seco  i  legni  de  nimici  presi  insieme  co'  prigioni  liberati.  Fù  anche  molto  no
tabile  l'anno  50.  del  medesimo  secolo,  nel  quale  Berengario  terzo,  e  Alber
to  suo  figliuolo,  che  eranò  Re  d'Italia  per  vn  loro  priuilegio  dato  in  Pauia,
la  qual  città  all'ora  era  la  sedia  delli  Re,  confermarono  a  Genouesi  la  posses
sione  di  tutti  gli  statije  luoghi,  che  possedeuano,  e  insieme  approua  rono  i
loro  magiſtrati,  le  leggi,  e  gl'ordini.  Fù  molto  memoreuole  l'anno  15.  sopra
il  millesimo,  nel  quale  i  Genouesi,  è  Pisani  congiunte  l'arme  insieme  presero -
  l'Isola  di  Sardigna  ,  e  fatto  prigione  Muſatto  Re  de'  Saracini,  che  col  rimanente -
  della  preda  toccò  a  Genouesi,  e  lo  mandarono  a  Cesare.  Nel  raccon
tare  questa  impresa  sono  molto  differenti  fra  di  loro  gli  annali  nostri,  e  quei
de'  Pisani:  percioche  quelli  raccontando  la  cosa  più  largamente,  dicono  que
sta  esser  stata  la  quarta  spedizione  fatta  in  Sardigna  contra  al  Re  Musatto,
pigliando  il  cominciamento  della  Istoria  dal  quinto  anno  di  quel  secolo;
nel  quale  dicono,  che  i  Pifani  primieramente  indotti  dalla  speranza  di  gran
dissimi  premi,  e  dalle  bolle  del  Pontefice  Romano,  per  le  quali  esortaua  i
popoli  Chriſtiani,  che  haueuano  forze  maritime  a  cacciare  i  Saracini  di
Sardigna  col  donar  loro  quella  nobile  Isola,  assalirono  la  Sardigna;  ma
che  l'impreſa  riuſci  vana,  perche  i  Piſani  furono  richiamati  a  caſa  pe¬C -
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