Full text : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Nono.
381
ce  viua  il  Re,  e  viua  il  popolo  ,  e  principali  cittadini  del  nome  popolare
anche  con  promettere  da  parte  del  Vicario  il  perdono  de'  falli  commesſi -
  tentarono  in  vano  di  acchetargli,  anzi  diuenuti  più  insolenti,  il  giorno
ſeguente  ritornati  a  tumultuare  con  maggior  romori,  più  di  mille  di  loro -
  aſſalirono  il  palagio;  e  perche  il  Vicario  cedè  al  furor  loro,  lo  posero
a  sacco,  e'l  gouernatore  nondimeno  fù  incontanente  da  principali  cittadini, -
  che  si  ragunarono  insieme  circa  mille  cinquecento,  ricondotto  nel
palagio,  eanimato  con  larghe  promesse,  che,  ed  essi,  e  tutta  la  nobiltà,  e
tutti  cittadini  di  qualche  nome  ſarebbono  ſempre  a  ſuo  fauore  contra
ogni  temeraria  violenza  della  pazza  plebe,  moſtrando  che'l  preſente
tumulto  non  era  men  noioso  à  loro,  che  a  lui,  e  diceuano,  che  non  si  pren
deſſe  marauiglia  di  tali  coſe,  che  la  plebe  era  vſata  ſpeſſe  volte  fare  cotali -
  empiti,  che  erano  brieui,  e  ageuoli  a  quietare,  se  gli  animi  di  essa  sieno -
  maneggiati  piaceuolmente,  e  con  arte,  e  ſe  le  coſe  ſi  gouernino  con
dolcezza,  e  che  essendo  commoſsa  era  di  meſtiero  più  tosto  piegarla,  che
ſpezzarla,  e  per  al  preſente  consentire  a  disideri  ſuoi,  e  che  ſi  doueua:  richiedere -
  la  fazzione  de  nobili,  che  per  cagione  della  publica  quiete
non  pareſse  loro  graue  conforme  alla  sapienza  loro  cedere  vn  poco,  e
aſpettare  il  suo  tempo,  che  in  brieue  come  ſi  ſmorzaſſero  i  tumulti,  per
li  quali  ora  ogni  coſa  ardeua,  ſe  gli  renderebbe  il  loro  luogo;  e  i  principali -
  del  popolo  promissero  di  mettere  in  questo  ogni  loro  pensiero,  e  di
non  si  quietar  mai  fin  che  non  l'hauessero  condotto  a  fine.  I  nobili  facendo -
  della  necessità  volontà  non  si  reſero  malageuoli  a  conformarsi  à  queste -
  richieste.  Il  Gouernatore  dunque  compiacque  la  plebe;  la  qual  cosa
fù  cagione  di  riuolgerla  dal  combattere  le  case  de  gli  Spinoli  di  San  Luca: -
  per  decretò  publico  i  nobili  furono  rimossi  dallamministrazione  della -
  republica  ,  e  fù  dato  il  gouerno  della  città  a  vn  sourano  magistrato  di
quindici  cittadini  dell'ordine  popolare;  ma  non  per  questo  si  mitigarono -
  gli  animi  della  plebe,  che  andaua  fremendo  d'hauer  combattuto,  e
soſtenuto  tante  fatiche;  e  tanti  pericoli  per  vtile  altrui  senza  verun  suo
frutto,  perche  ſedeuano  nel  magiſtrato  tali  huomini,  che  erano  congiunti -
  con  lei  solamente  con  questo  nome  di  popolari;  ma  di  volontà  di  studi,
e  di  consigli  non  meno  separati,  che  si  fossero  i  nobili,  peroche  bisognaua
creare  vn  nuouo  magistrato  del  corpó  della  plebe  rimanente  il  magiſtrato, -
  e  la  balia  de  gli  Anziani  nel  suo  vigore,  e  l'vficio  del  nuouo  magiſtrato -
  foſſe  proporre  al  Vicario  quelle  cose,  che  si  giudicassero  saluteuo
li  alla  città,  e  commode  al  popolo,  e  difendere  la  giurisdizione  de'magiſtrati, -
  ſe  i  nobili  con  l'arme  ,  e  cittadini  principali  con  la  potenza  loro
tentaſsero  d'abbatterla.  In  questa  cosa  ancora  fù  compiaciuta,  e  fù  creato -
  vn  magiſtrato  di  quattro  huomini  della  plebe,  che  furono  chiamati
Priori  ,  e  furono  loro  dati  dodici  consiglieri  pure  del  corpo  della  plebe,
e  tutti  gli  artefici  giurarono  loro  obbedienza.  Questo  nuouo  magistrato -
  haueua  cominciato  a  pigliare  ognindi  maggior  neruo,  e  maggiore  autorità -
  ;  e  non  si  dubita  punto  che  non  fosse  per  venire  in  grande  altezza,
ſe  foſſe  durato  più  lungamente,  che  molti  de'  principali  cittadini  haueuano -
  cominciato  andare  ad  esso,  e  ricordauan  loro  le  cose,  che  giudicauano -
  spedienti  alla  Republica,  stimando,  che  quel  magistrato,  la  cui  potenza -

            
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