Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Nonol  l
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che  Antoniotto  huomo  di  natura  diuerſa  dal  Montaldo,  non  fosse  seco  pei
molte  cagioni  adirato  nel  tempo  della  ſua  creazione  ſi  vſci  della  città;
el  Marcheſe  del  Finale  lo  ritenne  per  cammino,  e  nel  principio  dell'anno -
  seguente  per  acquistarsi  la  grazia  del  gouernante  con  maluagio  esem  1385
plo  lo  diede  nelle  mani  all'Adorno,  ed  egli  lo  rinchiuſe  nella  carcere  della -
  rocca  a  Lerici.  Era  Antoniotto  huomo  di  grand'animo,  e  dedito  a  gran
di  impreſe,  e  molto  disideroſo  d'allargare  la  fama  del  ſuo  nome,  alla
qual  cosa  diede  opportunità  Vrbano  seſto  Papa  aſſediato  in  Nocera  da
Carlo  Re  di  Napoli.  Egli  dunque  riuolse  il  viuace  ingegno,  e  nimico
dell'ozio,  che  allora  era  grandissimo  in  Genoua,  che  era  del  tutto  libera
da  mouimenti  ciuili;  e  dalle  ſpedizioni  ſtraniere,  à  vn  pensiero  di  gran
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difficoltà,  e  di  grande  splendore  di  liberare  il  Pontefice  dalle  mani  del
Re  Carlo,  ſperando  oltre  la  gloria,  e  la  lode  della  pietà  d'hauer  liberato
il  Santo  Vicario  di  Criſto  delle  mani  del  fierissimo  nimico,  conseguirne
doppio  frutto,  e  di  arricchire  la  città  con  tirare  in  essa  la  corte  Romana,
e  teneruela  ad  abitare  lungamente,  ed  essersi  intramesso,  come  arbitro  insieme -
  con  altri  grand'huomini  à  tor  via  lo  ſciſma,  dal  quale  all'ora  le  coſe -
  della  Chieſa  erano  molto  trauagliate,  la  qual  cosa  gli  sarebbe  stata  orreuole, -
  e  glorioſa.  Per  tal  cagione  dunque  mandò  nel  regno  di  Napoli
dieci  galee  guernite  di  turte  le  coſe  sotto'l  gouerno  di  Clemente  di  Fazio,
il  quale  con  l'aiuto  de  gli  Orsini,  famiglia  molto  potente  liberato  dalle
mani  de  gli  aſſediatori  il  Pontefice  con  gran  parte  de  Cardinali,  e  della
corte  Romana,  lo  condusse  sano,  e  saluo  a  Genoua,  e  con  esso  ancora  furon -
  condotti  sei  Cardinali  sciſmatici  partecipi  della  congiura  fatta  contro -
  al  Pontefice,  e  fautori  della  parte  contraria,  cinque  de  quali  per  ordine -
  del  Pontefice  rinchiusi,e  legati  in  tanti  sacchi  furon  con  brutto,  e  miſerabile -
  ſpettacolo  ſommerſi  in  mare,  e  l'altro  di  nazione  Ingleſe  a  prieghi -
  de'  nobili  di  quel  Regno  fù  liberato.  L'Adorno  s'affaticò  grandemente -
  d'esser  fatto  vno  de  gli  arbitri  eletti  ad  assettare  le  coſe  dello  ſciſma, -
  e  perche  non  l'ottenne,  nacque  perciò  sdegno  fra  di  loro,  e'l  Pontefice -
  intorno  al  fine  del  seguete  anno  ottantesimo  sesto  di  quel  secolo,  per¬  1386
che  egli,  e  l'Adorno  non  si  diceuano  in  coſa  veruna,  si  parti  da  Genoua,
e  n'ando  per  mare  a  Lucca,  poiche  fù  dimorato  in  Genoua  più  d'un  anno, -
  ed  hebbe  pagato  il  debito,  che  egli  haueua  co  Genouesi  per  le  spese
fatte  nell'armata,  e  per  la  cui  cagione  haueua  dato  loro  in  pegno  la  terra -
  di  Corneto  con  dare  al  comune  in  pagamento  per  la  sourana  ragione -
  della  ſacroſanta  podeſtà  ſopra  beni  della  Chieſa  il  Caſtello,  e  la  villa
della  Pietra,  la  terra  di  Toirano,  e  alcune  ville  del  Vescouado  d'Albenga, -
  la  villa  Berzezi,  e  la  rocca  del  Veſcouado  di  Noli,  la  terra  di  Spotorno, -
  e  la  fortezza,  e  alcune  altre  ville  di  nome  scuro  del  Veſcouado  di  Sauona. -
  Il  comune  in  quei  tempi  aggiunse  anche  al  dominio  suo  Lerma,
Caſtello,  il  quale  comperò  a  contanti  da  Madonna  Violante  figliuola  di
Branca  Leone  d'Oria,  e  moglie  di  Donino  della  medesima  famiglia.  Dop
po  la  partita  del  Pontefice  nel  principio  dell'anno  seguente  ottantesimo  1387
settimo  di  quel  secolo,  si  scoperse  vna  congiura  fatta  contro  al  Doge,  il
quale  insino  a  quel  tempo  non  haueua  hauuto  nella  città  trauaglio  veruno,e -
  Francesco,  Raffaello,  e  Lionardo  Giustiniani  fratelli  di  Garibaldo,
che
            
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