Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Nono.I
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brieue  ſpazio  di  tempo  era  ſtato  fortificato,  ordinarono  di  combatterlo,
e  s'apparecchiarono  di  ſpezzar  le  porte,  e  metterui  fuoco,  e  da  principio
le  guardie  fecero  franca  difeſa;  ma  finalmente,  perche  il  numero  de  gli
assalitori  ogni  ora  creſceua,  il  Doge  conoſcendo  di  non  potere  contraſtare -
  a  tanta  moltitudine,  cedendo  il  palagio  a  gli  auuersari,  si  ritirò  per  occulti -
  tragetti  nella  Chieſa  di  S.  Lorenzo,  e  poco  ſtante  montato  ſopra  vna
barchetta,  s'uſci  della  città,  lasciato  quel  prencipato,  sotto  l  quale  s'eran
fatte  tante  nobili  impreſe.  Ma  la  medeſima  ambizione,  che  haueua  vniti -
  fra  di  loro  i  nimici  del  Guarco,  e  cacciato  lui  del  prencipato,  e  della
patria  gli  fece  venire  a  differenza,  e  quistione  fra  di  loro;  percioche  occupato -
  il  palagio  ſi  diuisero  in  due  parti,  el  Montaldo  co  principali  del
popolo  ſi  riduſſe  nella  ſtanza  da  baſſo,  che  era  aſſegnata  per  abitazione  a
gli  Abbati  del  popolo,  e  cominciò  a  trattare  d'eleggere  il  nuouo  Doge.
Ma  l'Adorno  occupata:  la  parte  di  sopra  accompagnato  da  grandissimo
numero  di  ſeguaci,  e  d'huomini  della  baſſa  plebe,  che  gridauano  lui  per
Doge,  ſi  poſe  nella  ſedia  Ducale,  e  preſe  lo  ſcettro,  e  l'altre  insegne  del
prencipato;  e'l  Fregoso  era  d'accordo  con  lui,  ò  per  all'ora  non  gli  contradiceua, -
  e  la  moltitudine  tanto  quella,  che  era  nel  palagio,  quanto  quella,
che  discorreua  per  tutta  la  città,  con  gran  gridi,  e  lieti  plauſi;  e  suoni  di
campane  delle  sagre  Chiese,  andaua  gridando  Doge  Doge:  ma  quelli, -
  che  erano  col  Montaldo  facendosi  beffe  dello  strepito  di  questi  tumulti, -
  ammonito  Antoniotto  in  vano,  che  veniſſe  insieme  con  gli  altri  al  consiglio -
  conuocato  per  l'elezzione  del  Doge,  elessero  Federigo  Pagana  cittadino -
  di  buon  esemplo,  e  quieto  di  natura.  Ma  Antoniotto  vdita  queſta -
  coſa  diſceſe  a  baſſo  co  ſuoi,  minacciando  di  dare  la  morte  à  Federigo;
onde  egli  per  ſottrarsi  al  furor  loro  rifiutato  il  prencipato  si  ritirò  nelle
caſe  ſue  priuate,  e'l  simigliante  fecero  il  Montaldo,  e  gli  altri  cittadini  lasciato -
  in  possessione  del  palagio  Antoniotto.  Tuttauia  il  Montaldo  non
s'abbandonò;  ma  come  huomo  forte,  e  di  molta  ſperienza,  il  giorno  ſeguente -
  accompagnato  da  vna  ſceltà  ſchiera  di  ſeſsanta  huomini  armati
entrò  nella  Chieſa  di  Santo  Siro,  e  chiamati  i  principali  cittadini  a  consiglio, -
  i  quali  indotti  dall'autorità  di  lui  concorsero  in  gran  numero,  e  stimolati -
  dall'odio,  che  portauano  all'Adorno;  perche  haueua  hauuto  ardimento -
  d'occupare  il  prencipato  senza  l'ordine  del  consiglio  per  opporgli -
  vn  huomo,  il  cui  animo  fosse  vguale  a  tanta  altezza,  elessero  Doge  il
medeſimo  Montaldo,  il  quale  non  rifiutò  tal  dignità,  ne  ſe  ne  moſtrò  pun
to  ſchiuo;  ma  si  protestò,  che  prendeua  il  prencipato  per  acchetare  i  tumulti, -
  e  per  riformare  la  Republica;  ma  che  quietate  le  cose,  e  ridotta  la
città  in  tranquillo  stato,  non  era  per  tenerlo  più,  che  per  lo  spazio  di  sei
mesi,  e  furono  mandati  huomini  a  posta  a  ordinare  ad  Antoniotto  da
parte  del  consiglio,  che  douesse  cedere  il  prencipato  al  Montaldo,  creato
Doge  legittimamente.  Non  fù  a  gran  pezzo  in  Antoniotto  tanta  oſtina
zione  nel  ritenere  il  prencipato,  quanto  era  stato  l'ardimento  in  occuparlo: -
  percioche  egli  sprezzate  le  parole  della  moltitudine,  che  si  sforzaua
di  ritenerlo,  s'attenne  a  consigli  de  gli  amici  graui,e  prudenti,  che  lo  consigliarono -
  a  cedere.  Egli  dunque  cedè  senza  contrasto,  di  che  in  vn  huomo -
  di  tal  natura  molti  si  marauigliarono;  e  al  Doge  Lionardo,  il  quale
venne
            
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