Dell'Iſtorie di Genoua,
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andò incontanente la plebe, la quale hauendo ripieno la piazza del palagio, -
che Iſnardo, e Luigi fratelli del Doge, che erano accompagnati
da poca gente, non hebbero ardimento d'opporsi, gridarono da ogni par
te, che ſi togliessero via le grauezze, e le gabelle, e'l Doge fù coſtretto
compiacere all'infuriata moltitudine. Onde egli fece intendere pet mezzo -
del suo cancelliere se essere disposto a compiacere calle voglie loroo e
tanto nel tor via le gabelle, quanto nell'annullare le leggi, e gli ordina
menti (che questo ancora fù nelle domande loro aggiunto) fatte sopra
l'autorità, e ragione di lui , e fece gittare dalle finestre nella piazzavvn libretto, -
nel quale erano cotali leggi scritte, che dalla plebe fù subitamente -
ſtracciato. lE la notte medesima il Doge chiamati centò de principali
cittadini, per consiglio loro priuò i nobili d'ogni ragione di gouernare, e
traportò ne popolari tutte le guardie delle fortezze dello ſtato Genoueſe, -
e tolſe via le grauezze, e di più rimeſſe nella patria i Fregosi, e gli altri
fuorusciti; ma ne anche con questò si pose fine a tumulti, onde per acchetargli -
chiamato di nuouo il consiglio, furono creati otto huomini tutti
popolari, la metà mercatanti, e la metà artenfici (perche anche costoro faceuano -
la loro fazzione) che furono chiamati prouueditori; e à questi fu
data ſourana balia di pacificare le cose, e di riformare lo stato. IImercatanti -
furono Federigo Pagana, Tommaso Illioni, Antonio Giustiniano, e
Franceſco d'Ancona; e gli artefici l'istesso M. Lionardo Montaldo; che
paſsaua per quel corpo, perche la sua famiglia era del collegio de notai,
Iacopo Callacio, Damiano Pontone, e Manuello di Bobio, tutta fiata non
fecero verun frutto, che gli animi de gli huomini erano di sorte infiammati -
nelle contese, che il comandamento loro, perche fecero andare vna
grida, che gli huomini di fuori vſcisser della città, e la plebe posasse l'arme, -
non solamente non acchetò la ſedizione, e tumulti; ma più toſto gli
accese. Tutta la città dunque rimbombaua di strepiti, e di gridi di schiere -
d'armati, che discorreuano per tutto, e altri gridauano viua il popolo,e
inuocauano il nome d'Antoniotto Adorno, e con minacceuoli voci chiedeuano -
lui Doge. In questi tumulti intoppò in loro vn certo Antonio
Bufferio, che era sopra'l riscuotere le rendite, ed entrate publiche, e fù da
essi am mazzato; e la coſa ſarebbe anche andata più innanzi, ſe vna certa
compagnia di cittadini graui, e amatori della quiete, che portauano per
insegna la teſta d'un Lione nero, e peloso, facendosi loro incontra in mol
ti luoghi, e parlando ora a questi, ora a quelli, secondo che s'incontrauano -
in persone da loro conosciute, con pregare, con ammonire, che non
volessero incrudelire fino all'estremo; ma riſguardare la patria comune,
ne ſeguitaſſero di distruggerla, mitigarono alquanto gli animi loro. Come -
dunque i romori cessarono alquanto, il Doge, che non osando d'intramettersi -
in cosa veruna, insino a quell'ora era stato quieto a vedere,
che riuſcita foſsero per hauere i tumulti, ripreſo cuore, chiamò il popolo
„nel palagio; si dice, hauer parlato in questa maniera. Io credeua, o cit-„tadini, -
d'hauer moſtrato tali ſaggi della moderazione, e facilità mia,
„che se voi bramaſte coſa veruna, voleste più tosto ottenerla da me per
„vie ciuili, che a forza, e con sedizione. Io di vero son quell'huomo tan-„to -
duro, e superbo, che non ascolto le parole de miei cittadini? io son
tanto