Full text : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Dell'Iſtorie  di  Genoua,
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andò  incontanente  la  plebe,  la  quale  hauendo  ripieno  la  piazza  del  palagio, -
  che  Iſnardo,  e  Luigi  fratelli  del  Doge,  che  erano  accompagnati
da  poca  gente,  non  hebbero  ardimento  d'opporsi,  gridarono  da  ogni  par
te,  che  ſi  togliessero  via  le  grauezze,  e  le  gabelle,  e'l  Doge  fù  coſtretto
compiacere  all'infuriata  moltitudine.  Onde  egli  fece  intendere  pet  mezzo -
  del  suo  cancelliere  se  essere  disposto  a  compiacere  calle  voglie  loroo  e
tanto  nel  tor  via  le  gabelle,  quanto  nell'annullare  le  leggi,  e  gli  ordina
menti  (che  questo  ancora  fù  nelle  domande  loro  aggiunto)  fatte  sopra
l'autorità,  e  ragione  di  lui  ,  e  fece  gittare  dalle  finestre  nella  piazzavvn  libretto, -
  nel  quale  erano  cotali  leggi  scritte,  che  dalla  plebe  fù  subitamente -
  ſtracciato.  lE  la  notte  medesima  il  Doge  chiamati  centò  de  principali
cittadini,  per  consiglio  loro  priuò  i  nobili  d'ogni  ragione  di  gouernare,  e
traportò  ne  popolari  tutte  le  guardie  delle  fortezze  dello  ſtato  Genoueſe, -
  e  tolſe  via  le  grauezze,  e  di  più  rimeſſe  nella  patria  i  Fregosi,  e  gli  altri
fuorusciti;  ma  ne  anche  con  questò  si  pose  fine  a  tumulti,  onde  per  acchetargli -
  chiamato  di  nuouo  il  consiglio,  furono  creati  otto  huomini  tutti
popolari,  la  metà  mercatanti,  e  la  metà  artenfici  (perche  anche  costoro  faceuano -
  la  loro  fazzione)  che  furono  chiamati  prouueditori;  e  à  questi  fu
data  ſourana  balia  di  pacificare  le  cose,  e  di  riformare  lo  stato.  IImercatanti -
  furono  Federigo  Pagana,  Tommaso  Illioni,  Antonio  Giustiniano,  e
Franceſco  d'Ancona;  e  gli  artefici  l'istesso  M.  Lionardo  Montaldo;  che
paſsaua  per  quel  corpo,  perche  la  sua  famiglia  era  del  collegio  de  notai,
Iacopo  Callacio,  Damiano  Pontone,  e  Manuello  di  Bobio,  tutta  fiata  non
fecero  verun  frutto,  che  gli  animi  de  gli  huomini  erano  di  sorte  infiammati -
  nelle  contese,  che  il  comandamento  loro,  perche  fecero  andare  vna
grida,  che  gli  huomini  di  fuori  vſcisser  della  città,  e  la  plebe  posasse  l'arme, -
  non  solamente  non  acchetò  la  ſedizione,  e  tumulti;  ma  più  toſto  gli
accese.  Tutta  la  città  dunque  rimbombaua  di  strepiti,  e  di  gridi  di  schiere -
  d'armati,  che  discorreuano  per  tutto,  e  altri  gridauano  viua  il  popolo,e
inuocauano  il  nome  d'Antoniotto  Adorno,  e  con  minacceuoli  voci  chiedeuano -
  lui  Doge.  In  questi  tumulti  intoppò  in  loro  vn  certo  Antonio
Bufferio,  che  era  sopra'l  riscuotere  le  rendite,  ed  entrate  publiche,  e  fù  da
essi  am  mazzato;  e  la  coſa  ſarebbe  anche  andata  più  innanzi,  ſe  vna  certa
compagnia  di  cittadini  graui,  e  amatori  della  quiete,  che  portauano  per
insegna  la  teſta  d'un  Lione  nero,  e  peloso,  facendosi  loro  incontra  in  mol
ti  luoghi,  e  parlando  ora  a  questi,  ora  a  quelli,  secondo  che  s'incontrauano -
  in  persone  da  loro  conosciute,  con  pregare,  con  ammonire,  che  non
volessero  incrudelire  fino  all'estremo;  ma  riſguardare  la  patria  comune,
ne  ſeguitaſſero  di  distruggerla,  mitigarono  alquanto  gli  animi  loro.  Come -
  dunque  i  romori  cessarono  alquanto,  il  Doge,  che  non  osando  d'intramettersi -
  in  cosa  veruna,  insino  a  quell'ora  era  stato  quieto  a  vedere,
che  riuſcita  foſsero  per  hauere  i  tumulti,  ripreſo  cuore,  chiamò  il  popolo
„nel  palagio;  si  dice,  hauer  parlato  in  questa  maniera.  Io  credeua,  o  cit-„tadini, -
  d'hauer  moſtrato  tali  ſaggi  della  moderazione,  e  facilità  mia,
„che  se  voi  bramaſte  coſa  veruna,  voleste  più  tosto  ottenerla  da  me  per
„vie  ciuili,  che  a  forza,  e  con  sedizione.  Io  di  vero  son  quell'huomo  tan-„to -
  duro,  e  superbo,  che  non  ascolto  le  parole  de  miei  cittadini?  io  son
tanto
            
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