Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

DellIſtorie  di  Genoua,
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„Queſta  guerra  dunque  se  voi  la  prenderete  con  ogni  vostro  potere,  v
„porge  non  solamente  bella  occasione;  ma  ancora  giusta  cagione  di
„aggiugnerle  alla  voſtra  potenza:  percioche  chi  dubita  ,  che  se  voi  co
„mincerete  a  strignere  i  Genouesi  con  crudele  guerra,  non  siate  in  brie-„ue -
  per  riuolgergli  dal  cercare  le  cose  altrui  a  difendere  le  loro  propie-„e -
  non  deuete  dubitare,  che  noi  liberati  da  questa  guerra  soprastante
,,alle  teste  nostre,  non  siamo  per  leuarci  con  tutto  lo  sforzo,  e  potere  del-„le -
  forze  noſtre  a  vendicare  cosi  graui  ingiurie,  e  a  rendere  loro  vguali
„sconfitte.  E  quale  speranza  rimarrà  loro  da  doppio  spauento  ingom-„brati, -
  essendo  ſtretti  di  quà  da  voi  per  terra,  e  di  là  da  noi  per  mare?
„maſsimamente  che  in  brieue  sono  per  mancar  loro  le  vettouaglie,  del¬„le -
  quali  non  hanno  mai  molta  copia,  che  non  hanno  altro,  che  quel-„le, -
  che  fanno  venire  di  fuora,  si  che  se  non  da  altro,  almeno  dalla  fame,
„e  dalla  careſtia  delle  coſe  al  vitto  necessarie  vinti  sieno  per  piegarsi
„a  quella  risoluzione,  alla  quale  noi  medesimi  a  gli  anni  passati  gli  sfor-„zammo -
  venire,  quando  si  diedero  volontariamente  nella  signoria
„di  Giouanni  huomo  della  famiglia  vostra  ;  e  con  vostra  incredibile  fe¬„licità -
  adiuiene,  che  e  pare,  che  voi  siate  mosso  a  prendere  le  giuste,  e
„piatoſe  arme  non  per  vaghezza  di  rapire  le  coſe  altrui;  ma  per  disi-„derio -
  di  racquistare  le  voſtre.  Se  le  tante,  e  tanto  splendide  cagioni
„non  vi  ſtimolano  a  bastanza  alla  onorata,  e  vtile  guerra,  in  uano  vi  in-„citeranno -
  l'esortazioni  nostre,o  di  qual  si  uoglia  altro.  Questo  solo  vo-„gliamo -
  ricordarui  nel  fine  del  nostro  ragionamento,  che  quello,  che
„vi  proporrete  di  fare  ,  lo  facciate  quanto  prima  ,  accioche  non  vi  dol-„ghiate -
  poi  d'esserci  venuto  a  soccorrere  ,  quando  non  vi  fosse  rimasto
„chi  soccorrere.  Il  signore  Bernabò  rispose,  che  le  domande  de  Viniziani -
  erano  giuste,  e  che  egli  era  per  osseruare  l'uficio,e  la  fede  de  patti,  e  che
rimouerebbe  tutto  lo  spauento  della  guerra  da  Viniziani  ,  e  lo  volgerebbe -
  sopra  Genouesi  con  mandare  incontanente  gente  a  danni  loro,  e  con
dire  a  gli  ambasciadori,  che  stessero  di  buon  animo,  diede  loro  commiato, -
  e  mandò  subitamente  nella  Liguria  la  compagnia  nomata  stella,  della -
  quale  habbiamo  parlato  di  sopra,  che  erano  quattromila  soldati  sotto'lgouerno -
  d'Aſtorre  Manfredi;  ma  Iſnardo  di  Guarco  frattello  del  Doge -
  vſcito  fuori  con  la  giouentù  della  città  s'affrontò  con  essa  arditamente, -
  e  la  ruppe,  e  sconfisse  ,  e  n'ammazzò  molti,e  molti  ne  prese,  e  gli  altri,
che  pochi  auanzarono,  pose  in  fuga,  e'l  Manfredi  scampo  vestito  da  villano.I -
  Genouesi  ordinarono  che  la  memoria  di  questa  vittoria  si  rinouasse -
  ogni  anno  il  di,  che  la  s'acquistò,  che  fù  alli  ventiquattro  di  Settembre
con  solenne  sacrificio,  portando  l'usato  dono  del  palio  d'oro  alla  Chieſa -
  di  San  Giorgio;  la  qual  vittoria  non  fù  più  lieta  in  Genoua,  che  per
tutta  l'Italia,  che  le  città,  e  popoli  vicini  fecero  allegrezza,  che  fosse  diſtrutta -
  ,  e  disfatta  quella  canaglia,  fucina  di  sceleraggini  ,  e  d'iniquità,
la  quale  haueua  fatto  danni,  e  rouine  per  li  confini  di  tutte  le  cit--tà, -
  ſi  che  gli  animi  de  gli  huomini  non  erano  men  tribolati  dal  dubbioso -
  timore,  che  dalla  preſenza  del  male,  non  essendo  certi  doue  l'impeto -
  dell'animo  fosse  per  portargli  a  rubbare.  In  questo  mentre  alcu¬
            
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