Libro Seſtoi¬265 -
bili ordinati, che ſi difesero valorosamente non senza danno, e perdita de
plebei. Comparſero i Malloni dentro al termine loro assegnato, e si sottomisero -
al magiſtrato, e si acchetò il tumulto; ma tutta la nobiltà si ſdegnò -
forte contra Grimaldi, e Fieschi, perche non erano corsi in fauore di
lei, e ſi querelarono di loro con parole acerbe, che non era da marauigliarsi -
di questo, e che quella non era la prima volta; che quelle famiglie
haueuano ciò fatto, che le non cercauano difendere l'onore comune della -
nobiltà, ma aſpirando per manifeſta ambizione al Prencipato della
città; cercauano d'acquistarsi la beneuolenza della plebe, e non voleuano -
opporsi à disideri di lei; e altrettale erano vſati di fare gli Ori; e gli
Spinoli capi della parte auuerſa; che ſempre s'erano moſtrati fautori
della plebe, che ne gli vni, ne gli altri di loro ſi curauano delle parti,
ma combatteuano fra di loro del Prencipato, e dell'imperio della città;
del quale già s'erano con la ſperanza, e col disiderio insignoriti, che
quelle quattro famiglie nate al disfacimento del comune erano sempre
ſtate quattro facelle delle guerre ciuili, e haueuano rinuolto la città in
mali, e in ſconfitte, che esse godeuano tutti più onorati gouerni publici,
i capitanati dell'armate, e gli imperi, e amministrazioni, e tutta la nobiltà -
viueua baſſa in diſpregio, e che ſe alcuno voleſſe far bene il conto,
non era tanto l'obbligo, che haueua la città ad alcuni chiari huomini nati -
di quelle famiglie, e alle proue daloro egregiamente fatte; quanto
l'orgoglio, e l'ambizione loro meritaua d'esser odiata, e hauuta in abbominio; -
la quale con seminare, e nudrire scandali, e discordie fra cittadini -
haueſſe meſſo tanti mali nella città, e disformatala con tante
rouine: che fauoreggiaſſero pure la plebe, e l'inalzaſſero, non considerando -
tale essere la natura di lei, che biſognaua, ò tenerla in seruiggio, -
ò hauerla per ſignora, per non ſaper ella vſare moderatamente -
la mezzana libertà ; e che eſsi fra brieue prouerebbero ciò esser
vero , che l'animo dettaua loro questo, che il maluagio consiglio
era per tornare meritamente ſopra'l capo de gli inuentori. Che era
minor male chiamare i Ghibellini, e mettergli dentro la città, che
ſtar ſoggetta all'inconsiderata, e pazza plebe; e che eſsi quando foſsero -
coſtretti erano più toſto per condiscendere a questo. L'anno,
che ſegue appreſſo, trenteſimo primo di quel ſecolo recò bene fine
alla lagrimeuole guerra ciuile, la quale era già durata quattordici
anni; ma non ricongiunse già le volontà, ne suelſe i mortali odi,
che dentro a gli animi erano radicati; ma ſolamente addormentò
per brieue tempo l'esercitazione di eſsi, che dipoi doueua riſuegliarsi
con mouimenti non piccoli. Ma quello, che non potè fare, ne la
virtù, ne la carità della comune patria, ne la ſtanchezza di tante
ſconfitte riceuute l'vna ſopra l'altra, ne l'autorità di tanti grandissimi
Prencipi, che s'interpoſero di mezzo, che gli animi dè Genouesi inaſperiti -
da cosi gran conteſe ſi piegaſſero alla pace, gli sforzò à fare il timore -
esterno, del quale ne' popoli potenti, e di viuace ingegno non è rimedio -
veruno più efficace, ò più potente; che venne nuoua, che i Catelani -
nimici perpetui de Genouesi presa l'opportunità delle discordie loro s'e
rano allegati co' Viniziani, e façeuano gagliarda oste per mare, e per terra
contra
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