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Dell'Iſtorie di Genoua.
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le coſe nauali, e'l quale scorrendo largamente per tutta la riuiera quanto
l'è lunga, e per li mari all'intorno con vn vn'armata di quindici galee, faceua -
continoui danni alle cose de' Guelfi, facendo prede di naui, d'huomini, -
e di mercatanzie. Il quale ancora l'anno seguente trentesimo di quel
secolo ricuperò a Ghibellini San Remo terra fortissima, e ricca, che in
quella guerra era stata lor tolta da Guelfi. Federigo Marabotti huomo
d'ingegno acuto armò contra di lui noue galee, e perdutene due per fortuna -
di mare nelle riuiere di Sardigna, s'incontrò in Aitone , e scopertolo
di lontano tanto superiore di legni riuoltate le prore a dietro si pose in fuga. -
Il d'Oria gli spinse contra le sue galee, e durarono tutto quel di, quello -
a fuggire, e questo a seguitare; ma la sera, perche i Ghibellini non reſtauano -
di ſtrignere gli auuersari, il Marabotto si sottraſſe dal pericolo con
vna nuoua malizia: percioche, come si fece tanto buio, che'l nimico non
poteua scorgere quello, che si facesse, egli conficcò vna lanterna accesa
sopra vn gran targone , e lo gittò in mare , e non lasciò porre sopra la capitana -
il fanale, che ſecondo l'uſanza de' nauiganti faceſse lume all'armata; -
e diede ordine a Capitani delle galee, che sapeuano qual fosse l'intenzion -
sua, accioche mancando loro il lume, che douesser seguitare, non
ſi ſmarriſſero di notte , e l'armata ſi ſeparaſſe , che ciascuno dirizzaſſe la
prora a vn luogo, che fù loro mostrato. La corrente del mare portò la targa -
alle riue vicine,e legni Guelfi dirizzarono altroue il cammino , si che i
Ghibellini laſciata l'armata Guelfa, che da loro non era veduta, dirizzate -
le prore verso'l lume, che credeuano essere sopra la capitana nimica,
arriuarono al lito, e veggendo la lanterna , e lo scudo gittato à terra, s'accorsero -
d'essere ſtati scherniti dal Marabotto con astuto auuedimento.
Quell'anno segui nessa citta vna gran rissa tra Guelfi medesimi, che nacque -
da cotale cagione. I sergenti della corte presero di notte vn bandito,
che era naſcoſto nelle caſe de' nobili Malloni, e lo menauano in carcere;
ma i Malloni recandosi ciò a onta presero l'arme , e adunata vna schiera
di loro seguaci tolsero il prigione di mano alla famiglia; la mattina il Vicario -
del Re con l'aiuto dell'Abbate del popolo conuocò il popolo a suono -
della campana grossa del palagio, il quale incontanente si ragunò armato -
nella piazza di S. Lorenzo, e rizzò lo ſtendardo; e' Malloni all'incontro -
aggiugnendo colpa sopra colpa in cambio di chiedere perdono
del fallo commesso presero l'arme per difendersi, e quasi tutta la nobiltà
fuor che i Grimaldi, e Fieschi corse in loro aiuto, e fortificarono le case lo
ro, e le piazze vicine, e sbarrarono le strade con bastioni a trauerso, e rizzarono -
l'insegna, si che pareua, che la città fosse quasi diuisa tra nobili, e
popolari. L'Abbate con consentimento del Vicario Regio posta vna candela -
accesa nel mezzo della piazza, minacciò i Malloni, che ſe otto di loro -
non compariuano in giudizio prima che la si finisse d'ardere procederebbe -
contra gli spregiatori della giurisdizionc del Re, e del comune , come -
contra rubelli della patria, e andrebbe col popolo armato alle case
loro; ma la volonterosa plebe non potendo più aspettare, gridando, che
non era da soffrire tanto orgoglio de nobili, non potendo il Vicario, e l'Abbate -
raffrenare l'ardente impeto della gente armata, corse disordinatamente, -
e con gran tumulto alle caſe de Malloni, e furono ributtati da nobili -