Full text : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

OLibro  Sesto
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armauano  fra  di  loro  gli  animi  de  cittadini,  e  riempieuano  ogni  cosa  di
occisioni,  di  minaccie,  e  d'arsioni,  e  li  medesimi  mossi  dal  tedio  delle  scon
fitte,  e  dalla  stanchezza  delle  fatiche,  come  stracchi  non  tanto  si  ricongiugneuano -
  insieme,  quanto  si  riposauano  per  a  tempo,  e  quasi  s'addormentauano, -
  non  facendo  mai  pace  con  sincera  fede,  e  non  diradicando
mai  gli  odi,  che  ſtauano  rinchiuſi  dentro  a  gli  animi  loro;  anzi  riſtorati  dal
riposo  di  picciol  tempo;  e  riprese  le  forze,  per  qualunque  leggier  cagione
ricominciauano  a  farſi  l'un  l'altro  peſtiferi  danni,  e  rinouauano  l'intralasciate -
  gare,  e  contese,  come  auuenne  all'ora,  che  per  opéra  de  magistrati, -
  si  fece  pace  co  fuorusciti,  i  quali  furono  tutti  rimessi  nella  città,  e  rihebbero -
  i  loro  beni,  fuori  che  Obizo,  che  rimaſe  confinato  fuori  della  citta
per  due  anni  di  più;e  fù  loro  pagata  gran  somma  di  danari  per  rifacimen
to  de  danni  fatti  loro  con  gli  incendi  ,  e  con  le  rouine;  ed  essi  all'incontro
renderono  al  comune  le  terre  occupate.  Questa  pace  fece,  che  si  hebbe
commodità  di  mandarę  dieci  galee  in  soccorso  de'  Caualieri  Geroſoli
mitani,  i  quali  quell'anno  aiutati  ancora  dal  Papa  con  venticinque  galee
presero  Rodi,  e  alcune  altre  Isole  vicine,  cacciandone  i  Turchi,  e  si  fermarono -
  ad  abitare  in  quella  città  ,  e  Isola,  e  la  fecero  sedia  ,  e  rocca  della  loro -
  religione.  Il  ſeguente  anno  vndecimo  di  quel  secolo,  fù  molto  notabi.  1312
le;  perche  in  Genoua  si  fęce  gran  mutazione  di  reggimento,  e  si  cominciò
a  introdurre  la  signoria  di  stranieri,  il  quale  costume  prendendo  di  qui  cominciamento, -
  come  dato  per  approuato  esemplo,  fù  vſato  ſpeſso  da  poſteri, -
  si  che  è  coſa  marauigliosa,  che  quel  popolo,  che  fù  tanto  fiero,  e  pron
to  a  combattère  per  allargare  l'imperio  fra  le  genti  straniere,  e  molto  lontane -
  senza  perdonare  ad  alçune  perdite  di  gente,  ò  spese  di  danari,  ò  fug
gire  aldun  pericolo,  e  tantq  seuero  vendicatore  della  maiestà  del  suo  nome, -
  e  dell'ingiurie  contra  Prencipi  grandissimi,  e  molto  potenti)  iili  medesimo -
  in  casa  non  tenesse  conto  della  sua  libertà,  recandosi  mper  por  fine
alle  contese,  ealle  guerre  ciuili  (hauendo  prouato,  che  ogni  altro  rimedid
tentato  riuſciua  vano)  a  ſtare  a  obbedienza  di  Rettori  ſtranieri,  non  essendogpiù -
  ostinato  nel  mantenere  l'acquistato  dominio  dellexose  esterne, -
  che  facile  nelgittar  via  la  propia  libertà,  e  pronto  vgualmente  a  porre -
  il  giogo  ad  altri,  ei  à  riceuerlo  da  altri.  Si  che  appena  paq  credibile
chei  medesimi  ingegni  della  nostra  nazione  cosi  viuaci,  eardenti,  che
erano  sopra  ogn'altra  nazione  alieni  da  ſtare  ſotto  ladignotia  di  ſtranieri,
come  hanno  mostrato  in  ogni  tempo;  poiche  haueuan  cacciati  i  Rettori
da  loro  intromessi,  venissero  poi  di  nuouo  in  tanto  disiderio  di  rimettergli.
Il  cominciamento  di  questa  vsanza,  come  s'è  derto,  venne  in  vso  questlan
no,  nel  quale  Atrigo  Imperadore  andando  a  Romda  riceuere  la  corona
Imperiale  passò  da  Genoua,  e  fù  riceuuto  insieme  con  l'Imperadrice  Mar
gherita  con  ogni  sortè  d'onore.  Questi  inçontanente  con  le  sue  chiare  vir
tù  moſse  gli  animi  di  tutti  a  marauiglia  di  se  steſso;  conciosie  cosa,  che  tutti -
  ammira  ſſero  l'ingegnooſuo  fincero  darogni  macchia,  e  amatare  della
concordia,  e  abbominatore  delle  discordie,  e  delle  contese,  e  in  oltre  lo
ſtudio  della  giuſtizia,  e  dell'equità,  con  le  quali  lodi  egli  attraſſe  a  ſe
di  manieta  la  volontà  de  gli  huomini  d'ogni  età,  e  d'ogni  condizione,  che
tutti  diceuano,  che  egli  era  ſtato  mandato  dal  cielo  a  risanare  le  piaghe
della
X
            
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