OLibro Sesto
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armauano fra di loro gli animi de cittadini, e riempieuano ogni cosa di
occisioni, di minaccie, e d'arsioni, e li medesimi mossi dal tedio delle scon
fitte, e dalla stanchezza delle fatiche, come stracchi non tanto si ricongiugneuano -
insieme, quanto si riposauano per a tempo, e quasi s'addormentauano, -
non facendo mai pace con sincera fede, e non diradicando
mai gli odi, che ſtauano rinchiuſi dentro a gli animi loro; anzi riſtorati dal
riposo di picciol tempo; e riprese le forze, per qualunque leggier cagione
ricominciauano a farſi l'un l'altro peſtiferi danni, e rinouauano l'intralasciate -
gare, e contese, come auuenne all'ora, che per opéra de magistrati, -
si fece pace co fuorusciti, i quali furono tutti rimessi nella città, e rihebbero -
i loro beni, fuori che Obizo, che rimaſe confinato fuori della citta
per due anni di più;e fù loro pagata gran somma di danari per rifacimen
to de danni fatti loro con gli incendi , e con le rouine; ed essi all'incontro
renderono al comune le terre occupate. Questa pace fece, che si hebbe
commodità di mandarę dieci galee in soccorso de' Caualieri Geroſoli
mitani, i quali quell'anno aiutati ancora dal Papa con venticinque galee
presero Rodi, e alcune altre Isole vicine, cacciandone i Turchi, e si fermarono -
ad abitare in quella città , e Isola, e la fecero sedia , e rocca della loro -
religione. Il ſeguente anno vndecimo di quel secolo, fù molto notabi. 1312
le; perche in Genoua si fęce gran mutazione di reggimento, e si cominciò
a introdurre la signoria di stranieri, il quale costume prendendo di qui cominciamento, -
come dato per approuato esemplo, fù vſato ſpeſso da poſteri, -
si che è coſa marauigliosa, che quel popolo, che fù tanto fiero, e pron
to a combattère per allargare l'imperio fra le genti straniere, e molto lontane -
senza perdonare ad alçune perdite di gente, ò spese di danari, ò fug
gire aldun pericolo, e tantq seuero vendicatore della maiestà del suo nome, -
e dell'ingiurie contra Prencipi grandissimi, e molto potenti) iili medesimo -
in casa non tenesse conto della sua libertà, recandosi mper por fine
alle contese, ealle guerre ciuili (hauendo prouato, che ogni altro rimedid
tentato riuſciua vano) a ſtare a obbedienza di Rettori ſtranieri, non essendogpiù -
ostinato nel mantenere l'acquistato dominio dellexose esterne, -
che facile nelgittar via la propia libertà, e pronto vgualmente a porre -
il giogo ad altri, ei à riceuerlo da altri. Si che appena paq credibile
chei medesimi ingegni della nostra nazione cosi viuaci, eardenti, che
erano sopra ogn'altra nazione alieni da ſtare ſotto ladignotia di ſtranieri,
come hanno mostrato in ogni tempo; poiche haueuan cacciati i Rettori
da loro intromessi, venissero poi di nuouo in tanto disiderio di rimettergli.
Il cominciamento di questa vsanza, come s'è derto, venne in vso questlan
no, nel quale Atrigo Imperadore andando a Romda riceuere la corona
Imperiale passò da Genoua, e fù riceuuto insieme con l'Imperadrice Mar
gherita con ogni sortè d'onore. Questi inçontanente con le sue chiare vir
tù moſse gli animi di tutti a marauiglia di se steſso; conciosie cosa, che tutti -
ammira ſſero l'ingegnooſuo fincero darogni macchia, e amatare della
concordia, e abbominatore delle discordie, e delle contese, e in oltre lo
ſtudio della giuſtizia, e dell'equità, con le quali lodi egli attraſſe a ſe
di manieta la volontà de gli huomini d'ogni età, e d'ogni condizione, che
tutti diceuano, che egli era ſtato mandato dal cielo a risanare le piaghe
della
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