Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Quinto.
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ſe  daua  a  loro,  e  alla  comune  patria  la  Signoria  del  mare,  l'altra  gli  liberaua -
  dalle  miſerie,  e  dalle  calamità.  Si  combatteua  dunque  con  tanto  gareggiamento -
  d'ira  da  gli  huomini  accesi  d'odio  di  loro  volontà,  e  di  più
inhammati  dalle  parole  de'  Capitani,  che  la  battaglia  durata  lungamente -
  non  solamente  non  si  raffreddaua  per  la  ſtracchezza;  ma  dall'ardore
del  combattere  infiammata  diuentaua  sempre  più  aspra;  ma  finalmente
la  Capitana  Piſana,  fù  preſa  dalla  Capitana  Genoueſe,  e  lo  ſtendardo
portato  da  vn'altra  galea  abbattutò;  talche  le  galee  Pisane  si  posero  in  fugà -
  per  douunque  poterono,  e  poche  scamparono,  che  si  rinchiusero  nel
porto;e  in  queſte  era  perito  la  più  parte  della  gente;  la  maggior  parte  furono -
  rotte,  e  profondate  in  mare,  e  vent'otto  solamente  furono  da  Genoueſi -
  preſe.  Il  Villani  ſcriue  eſseruisi  perdute  ben  ſedici  mila  persone,  chi
presi;  chi  occisi,  ò  poco  più;  i  noſtri  annali  dicono  esserui  morti  poco  più
di  cinque  mila;  e  prigioni  furono  tanti,  che  incarcerati  insieme  con  gli  altri, -
  che  erano  ſtati  presi  prima  per  varie  occasioni,  e  tenuti  in  Genoua  in
carcère  auanzarono  di  poco  la  somma  di  noue  mila,  tutto  che  gli  scrittori -
  ſtranieri  dichino,  chel  numero  de  prigioni  fatti  in  quella  battaglia  arriuò -
  a  vndici  mila,  talche  ſi  diuolgò  per  la  Toscana,  come  per  prouerbio,
Chi  vuol  veder  Piſa,  vada  a  Genoua.  Frà  prigioni  fù  il  Moreſini  Podeſtà,
il  Conte  Lotto,  diciotto  dottori,  e  gran  parte  della  nobilta,  e  de  principali
cittadini.  La  nuoua  di  tanta  ſconfitta  riempiè  Piſa  di  dolore,  e  di  pianto,
conciosie  cosa,  che  non  si  querelassero  più  dellà  fortuna  publica,  e  del  fato -
  dellà  città,  che  de  casi  priuati;  e  lo  ſtato  della  cittâ  era  molto  miserabile, -
  e  le  semmine  accresceuano  il  tumulto,  ell  timore,  le  quali  vscendo  in
publico,  e  meſcolandoſi  con  gli  huomini,  che  la  grandezza  del  dolore
toglieua  via  tutto  Irispetto  della  vergogna,  e  la  differenza  del  sesso;  ed  esſe, -
  e  gli  huomini  domandando  chi  queſti,  e  chi  quelli,  come  più  ſani  di
mente  de  caſi  publici,  e  priuati,  andauano  vagando  per  tutto  a  diuerse,  e
disordinate  ſchiere,  e  poſtisi  su  le  vie,  che  vanno  al  mare,  secondo  che  di
mano  in  mano  ciaſcuno  giugneua  ritornando  a  otta  a  otta  ſaluo  dalla
sconsitta;  gli  faceuano  cerchio  intorno,  e  non  prima  lo  lasciauano  andare, -
  chehauesſero  appieno  domandato  de  caſi  de  suoi.  Nella  qual  coſa,  il
dolore;  ell  pianto  delle  matrone  era  molto  grande,  le  quali  come  ciascuna -
  haueua  hauuto  triste  nouelle,  partendosi  da  messi,  percotendosi  il  petto, -
  è  stracciandosi  i  capellischiamauanò  con  lamenteuoli  voci  altre  i  fratelli, -
  altrei  figliuoli,  altrei  padri,  altre  i  mariti  morti,  ò  presi,  e  come  ſe  foſſero -
  ſtati  viui,  e  preſenti  domandauano  loro  la  qual  fortuna  hauessero  lasciato -
  se  stesse,  i  piccoli  figliuoli,  e  la  misera  famiglia.  E  si  dice,  che  in  Pisa
non  v'hebbe  caſa  nulla,  che  non  rimaneſſe  vota  d'huomini  morti,  ò  preſi
alla  detta  sconfitta,  che  la  più  parte  delle  famiglie  perderono  due  persone, -
  e  alcune  ancora  più.  In  queſta  maniera  la  piccola  Iſola  di  Meloria,  che
prima  era  di  niun  nome,  e  di  terrenò  aspro,  e  ignudo,  e  vota  d'abitatori,  la
quale  più  veramente  si  chiamerebbe  scoglio,  fu  nobilitata  per  sempre  per
due  noteuoli  sconfitte.  Ma  il  Capitano  Genouese  acquistata  cosi  gran
vittoria  con  poco  sangue  de  suoi,  arse  le  machine  di  legno,  che  da  Pisani
erano  state  fabbricate  innanzi  al  porto,  non  rimahendo  omai  da  fare  altra -
  opera  pertinente  alla  guerra,  vedendo,  che  l'espugnare  le  torri,  che
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