Volltext : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libto  Qualto
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„gieri  di  qualità,  ne  più  false  d'effetto;  e  tutta  da  colpa  o  selcolpa  veruna
c'e,  è  mia,  a  cui  vi  piacque  commettere  tutta  l'impresa,  e  non  de  vostri
cittadini,  a  quali  staua  solamente  l'ubbidire:  poteua  io,  ò  ascuno  altro
„hupmo  far  forza  alle  cose,  che  non  si  possono  superare;  ò  tenere  la  forituna -
  in  mia  balia,  la  quale  si  dice  essene,  padrona  di  tutte  k  cofes  oprin¬„cipalmente -
  delle  guerre?  Poteua  io  massimamente  abbandonato  da  soc
corsi  de  compagni,  con  la  speranza  de  quali  noi  mettemmo  manosall'impreſa, -
  eſpugnare  nel  primo  arriuo  Sauona  città  forte  ger  natura,  e
„per  arte,  e  fornita  di  grossa  guardia,  eoltre  a  questo  assicurata  da  dimici
„noſtri  con  introdurui  nuouo  soccorso?  coteste  sono  cagionieda  ridersene, -
  e  appena  sofficienti  a  fare  adirare  i  fanciulli;  Deh  per  Diòs  cittadini, -
  poniamo  vna  volta  fine  a  queſte  pazzie,  e  di  commune  consentimen
„toun  cosi  graue  pericolo  riuoltiamo  tutti  noſtri  pensieri  a  ſpedire,  e  preparare -
  quelle  coſe,  nelle  quali  consiſte  la  libertâ,  e  la  ſaluezza  noſtra.
S'acchetarono  gli  animi  della  plebe,  e  del  popolo  minuto  alle  prudenti
ragioni,  e  accomodate  al  tempo;  e'l  Podestà  fatto  quel  parlamento  attese
a  prouuedere,  e  dar  compimento  alle  cose  pertinenti  alla  guerra,  e  man
do  bando,  che  tutti  quelli,  che  eraño  atti  a  portar  arme,  facessero  d'esser
presti  con  esselad  ogni  subito  commandamento,  e  che  tutti  nauili,  tanto
quelli,  che  all'ora  erano  a  Genoua,  quanto  quellis  chesi  ragunauano  di
tuttò  l  dominio  Genouese,  si  fornisserò  di  tutte  le  cofe  necessarie  alla  guer
ra,  e  s'armassero;  e  tratto  fuori,  e  alzato  lo  stendardo  di  S.  Giorgio,  dichiarò -
  ſe  ſteſſo  Generale  dellarmata,e  commandò,  che  tutti  fossero  pronti  a
montarui  sopra  ad  ogni  suo  cenno;  e  ſparti  a  ciascuno  secondo  la  sua  condizione -
  gli  yffici  tanto  di  prouuedere  le  cose  spettantioalla  guerra,  quanto
di  combattere,  ne  anche  lasciò  indietro  lascura  di  fortificare,  è  mettere
preſidio  nelle  fortezze,  e  ne  luoghi  opportuni  del  dominio  Genoueſe;  e
principalmente  vsò  grandissima  diligenza,  e  pose  grando  studio  nelfare  prou
uisioni  di  vettouaglie,  e  scompartirle,  e  non  tralasciandò  alcuna  cosa,  che  S'ap
partenesse  all'ufficio  suo,  mandò  spie  per  ogni  parte;  per  intendere  d'appres
so  i  disegni,  e  mouimenti  de  nimici.  Tutti  fecero  quanto  fù  lorò  impostò,  e
lascia  ti  del  tutto  gli  sdegni,  ciascunò  seguitò  d'eseguirę  diligentementese
con  la  debita  obbedienza  quanto  Saspettaua  all'ufficio  suo;  elin  brieue  fu
fatta  pe  poſta  in  punto  vna  poderoſa  armata:  oll  numero  delle  naui  non  è
espresso  da  gli  annali,  credo;  perche  la  non  setui  u  hiente,  ne  mai  vsci  fuori -
  del  porto.  Ma  à  nimici,  sentendo  che  lassedique  di  Sauona  era  sciolto;  per
cagion  della  qual  cosa  haueuan  fatto  cosi  grandosforzi,  e  che  i  Genouesi
s'apparecchiauano  con  gran  diligenza  alla  guerra,  non  parue  d'hauerveruna -
  causa  di  venite  con  essi  a  battaglia,  efsa  febbono  del  tuito  lasciate
quel  pensiero,  se  i  Pisani  per  l'innata  loro  ongoglio,  non  si  fosserò  vantati
coni  superbe  parole,  che  voleuano  assediare  la  boccaldel  porto  di  Genoua,
è  trarrechella  città  le  freccie  d'argento,  ę  ordinarono  il  tempo  dil  fare  tale
effetto,  la  qual  cosa  come  s'intese  in  Genoua,  il  Podestà  poste  subito  tutte
naui  in  acqua;  e  congregatele  insieme  da  ogni  partel  e  fornitele  appieno  di
tutte  le  cose  necessarie  alla  battaglia,  e  hauendole  ripienè  di  grannumero
di  combattitori,  si  pose  a  spettare  la  venuta  de  Pisanil  ma  pelcheaal  tempo
ordinato  non  apparuero  in  luogo  veruno;  nons  aspertando,  piò  dmaida
ve¬
            
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