Full text : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Quarto.
159
„delle  coſe  priuate  ,  e  lasciati  per  ora  i  traffichi  mercantili  bi  sogna  ab¬„bracciare -
  la  Republica  con  tutto  l'animo,  è  mettere  del  tuttò  tutti  pen¬„sieri -
  nel  difender  voi,  e  voſtri  figliuoli,  e  liberar  la  città  dall'eccidio;  e
„di  ciò  fare  hauete  libera  facoltà,  poiche  per  grazia  di  Dio,  e  per  opera
„voſtrà  ſono  ſtati  poco  fa  tolti  via,  sotto  la  mia  condotta  gli  impedimen¬„ti, -
  che  vi  erano  d'attorno.  Gli  animi  de  Genouesi  erano  per  se  stessi  grandemente -
  insiammati,  e  queste  parole  cosi  ardenti  accrebbero  in  essi  incredibile -
  ardore,  onde  furono  reſe  al  Podeſta  marauiglioſe  grazie;  perche
essondo  ſtraniero  foſſe  più  ſollecito  della  ſaluezza,  e  della  libertà  della
città  di  Genoua,  che  i  suoi  medesimi  cittadini.  Dunque  licenziato  il  consiglio, -
  mettendo  ognisforzo  in  ordinare,  e  ſpedire  le  coſe  neceſſarie  a  cosi
gran  guerra,  che  soptastaua  loro,  poste  le  carene  senza  mai  intralasciare
di  lauorare  aggiunsero  in  brieue  quaranta  galee  à  quelle,  che  haueuano
prima;  e  al  principio  di  Luglio  hauendo  auuiso,  che  l'armata  Imperiale  di
ſeſſanta  galee,  e  di  due  naui  fornita  a  baſtanza  di  tutti  gli  a  pparecchiamenti -
  da  guerra,  e  ripiena  di  gran  numero  di  combattitori;  era  arriuata
à  Pisa  sottq  la  condotta  del  medesimo  Ansaldo  da  Mare,  che  n  era  stato
generale  gli  anni  paſsati,  e  che  i  Pisani  ancora  s'erano  sforzati  d'armare
inſino  al  numero  di  cinquanta  due  vele  tra  galee,  e  fuſte,  e  altri  nauili  di
varie  maniere,  de  quali  era  capitano  il  Buzaccherino,  raddoppiarono  la
cura,  e  diligenza  incominciata,  e  mandarono  ambasciadori  a  Vinegia  a
chieder  soccorso  per  vigore  della  lega  fatta  per  autorità  del  Pontefice,  so
praſtando  loro  cosi  gran  guerra  da  Cesare,  e  da  Pisani  intenti  con  tutte
le  forze  alla  rouina  loro.  IViniziani  oſſeruarono  la  fede,  e  mandarono
prontamente  sessanta  galee  guidate  da  Andrea  Tiepolo  in  soccorso  de
Genouesi,  tuturtauia  lo  scrittore  delle  cose  Viniziane  dice,  che  quest  armata -
  non  paſsò  oltre  la  città  di  Durazzo,  perche  arriuata  quiui  hebbe  nuoua, -
  che  Farmata  Imperiale,  e  la  Pisana  haueuano  combattuto  co  Genoueſi -
  nel  mar  di  Corsica,  e  da  essi  erano  ſtate  vinte;  onde  non  vi  essendo  più
meſtieri  del  soccorso  suo  ſe  ne  tornò  in  dietro;  al  cui  scrittore,  tuttoche
ne  gli  annali  de  Genouesi  non  sia  menzione  veruna  di  tal  cosa,  dicendo
ſpezialmente  coſe  al  vero  ſimiglianti  in  quanto  s'appartiene  all  armata
mandata  in  noſtro  ſoccorſo,  non  pare,  che  ſia  da  tor  la  fede.  Ma  i  Genoueſi -
  ſenza  dar  alcuno  indugio  all'opera,  posti  in  acqua  i  legni  nuouamente -
  fabbricati,  armarono  incontanente  ottanta  tre  galee,  tredici  galeazze,
è  tre  nauim  grosse,  e  laſciatò  il  color  giallo,  che  insino  a  quel  tempo  era  stato -
  vſato  dalla  città;  le  dipinsero  di  color  bianco.  E  fù  mandato  bando  per
tutto  Ldominio:  Genouese,  che  tutti  senza  mettere  indugio  venissero  ad
imbarcarsi  ſopra  l'armata;  e'l  Podeſtà  adunato  il  popolo  nellapiazza  di
S.  Lorenzo,  alzando  lo  stendardo,  nel  qual  era  l'immagine  di  S.  Giorgio
protettore  de  Genouesi,  offerse  d'andar  in  persona  per  Ammiraglio  dell'armatà -
  con  approuazione  di  tutti,  che  lo  ringraziarono  grandemente,  e
dissero  ad'alta  voce,  che  questo  sarebbe  ancora  posto  nel  numero  degli
altri  benefici  da  lui  riceuuti.  Egli  non  tralasciando  con  la  sua  diligenza
alcuna  parte  dell'impreso  vfficio  distribui  a  gli  otto  brigantini,  che  chiamauano -
  Portentini,  a  tale  vſo  deſtinati,  i  Gonfaloni  delle  contrade,  in  ciascuno -
  de  quali  era  l'impreſa  della  propia  contrada,  e  chiamati  li  nouanou. -

            

Gemeinsch. Testament. Erbvertrag. Bamb. LR. 239
würde die vorinstanzliche Erwägung, daß diese Ne-
benbestimmung durch das spätere Testament wieder
als beseitigt gelte, am Platze sein, und es käme
auf das weitere Motiv, ob die Behauptung der
Beklagten das Gepräge der Unwahrheit an sich trage
und deshalb gegenüber einer bestimmt vorgetragenen
Behauptung die Beweisauflage ausgeschlossen sei,
nicht mehr an. Allein die Aufstellung der Beklag-
ten ging insbesondere auch dahin, daß die Eheleute
Martin und Kunigunde H. (welche unter den bei
dem k. Notare anwesenden Personen jedenfalls mitbe-
griffen sind) bei Errichtung des gemeinschaftlichen
Testamentes vor dem Notare noch erklärt haben, daß
der Ehefrau auch die Verfügung über 4000 fl. Ka-
pitalien frei bleiben soll und daß der Notar diese
Bestimmung nur deshalb nicht in das Testament
ausgenommen, weil er dieses nicht für nöthig gehal-
ten habe. Wäre dieser Vorgang wahr, so würde
sich hieraus der bestimmte Wille der H.'schen Ehe-
leute ergeben, daß der Ehefrau nach Ableben des
Ehemannes neben der freien Verfügung über den
Waldtheil Pl.-Nr. 548 auch freie Verfügung über
einen Kapitalsbetrag von 4000 fl. zu stehen soll und
es wäre die Annahme nicht statthaft, daß diese Be-
stimmung durch das Testament selbst wieder habe
beseitigt werden wollen, vielmehr enthielte das Te-
stament nicht den Willen der Erblasser über alle von
ihnen beliebten Punkte.
Es fragt sich daher lediglich, ob die in Rede
stehende Nebenbestimmung, daß Kunigunde H. durch
ihren mitverfügenden Ehemann ermächtigt sein soll,
über einen Kapitalsbetrag von 4000 fl. frei zu ver-
fügen, neben dem Testamente als formlose Ueber-
einkunft zu Recht bestehen könne oder nicht, weil im
ersteren Falle nichts entgegenstände, dieses Ueber-
einkommen zum Gegenstände einer Beweisaufiage zu

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