fullscreen : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libro  Terzo.
O
gliesi  sotto  la  loro  Signoria;  e'l  Podestà  per  stabilire  le  cose  ;  e  confermare
alla  Repuhlica  il  possesso  di  quella  città,  andò  à  Vintimiglia,  e  fabbricate
due  fortezze,  l'una  nel  colmo  del  monte  Appio,  l'altra  nel  piùalto  luogo
della  città,in  vna  delle  quali  lasciò  a  guardia  Marino  Polgaro,  e  Guglielmo -
  Sauignoni,  e  nell'altra  Vgolino  Bocuci,  e  Ottone  da  Morta  con  cento
fanti  per  cia  scuna,  e  gittate  à  terra  a  prieghi  denVintimigliesi  le  mura  della -
  nuoua  cittâ,  e  ordinate  le  coſe,  e  fatto  Podeſtà  di  Vintimiglia  Sorleone
Peuere,  ſene  tornò  a  Genoua.  Quell'anno  nella  Soria  nacquero  gran  diſcordie, -
  e  tumulti  fra  Piſani,  e  Genoueſi,  e  nellà  città  di  Tolemaide  ,  che  i
moderni  nomano  Acone,  ſegui  fra  loro  vna  gran  battaglia,  e  conciosie  coſa, -
  che  gliannali  noſtri  non  assegnino  alcuna  cagione  di  questo  disordine,
quale  altra  possiamo  noi  indouinarci,  che  gli  antichi  odi,  cherimaneuano
fiſsi  ne  gli  animi  loro,  e  la  perpetua  emulazione,  la  quale  perogni  occasione, -
  anéorche  leggieri  faceua,  che  quei  popoli  nimici  venisseto  all'arme  fra
di  loro?  IPifani  rimasi  nella  battaglia  perdenti,  diffidandosi  di  potere  con
aperta  virtù  liberarsi  dal  pericolo,  per  sottrarsi  da  esso  fecero  vna  risoluzione -
  di  maluagio  esemplo;  percioche  miſero  fuoco  nelle  caſe  de  Genoueſi; -
  e  mentre  che  eſsi  erano  intenti  a  ſpegnerlo,  hebbero  agio  di  ſcampare -
  della  città  !  e  in  quell'incendio  abbruciò  vn'alta,  e  ampia  torre  de  Genoueſi. -
  Ma  i  Piſani  poi  hebbero  gente  in  aiuto  dal  Re  di  Geruſalemme,
che  era  più  affezzionato  a  Piſani;e  ritornati  con  essa  poco  dipoi  fecero
graui  danni  a  Genouesi:  ma  essendosi  finalmente  acchetati  i  romori,  ed
eſſendo  ſtati  Piſani  condannati  in  giudizio  a  rifare  i  danni  fatti  a  Genouesi, -
  e  tuttauia  non  hauendo  potuto  mai  i  Genoueſi  conseguire  le  loro  ragioni, -
  se  n'andarono  a  Baruti,  è  traportarono  la  da  Acone  tutti  loro  commerzi, -
  e  traffichi,  riſoluti  di  non  vi  tornare  più  a  negoziare  fino  a  che  non
fossero  loro  rifatti  danni,  e  dato  le  debite  sodisfazzioni  dell'ingiurie.  Ma
ne  anche  la  città  stette  quell'anno  queta;  e  tumulti  furono  cagionati  principalmente -
  da  quei  da  Castello  (che  niun'altra  famiglia  fù  in  quel  tempo
più  inquieta,  e  che  per  la  souerchia  sua  potenza  meno  potesse  soffrire  di
ſtare  di  pari  con  l'altre)  che  vennero  a  dissensione  co  Balbi  ;  e  la  famiglia
da  Camilla  ancora  hebbe  differenze  con  quei  di  Belmuſto;  che  ſi  portauano -
  fra  di  loro  odio  mortale,  e  ancora  esse  erano  molto  potenti.  Questi
naſcenti  romori,  e  turbamenti,  furono  racchetati  per  prudenza;  e  somma
diligenza  del  Podeſtà:  ma  ne  anche  la  riuiera  ſe  ne  paſsò  ſenza  romori,  e
trauagli;  percioche  quei  di  Diano  aiutati  da  Vintimigliesi,  assalirono  gli
huomini  della  terra  di  Ceruo;  e  Sauonesi  entrarono  a  far  danno  nel  paese
di  Noli;  ma  il  medesimo  Podeſtà  con  la  virtù;  e  aëcorgimento  suo  fermò
anche  quest  altri  tumulti,  il  quale  gastigò  i  capi,  e  cominciatori  de  gli  scan
dali,  e  condannò  i  Sauonesi,  i  Vintimigliesi,  e  Dianesi  in  danari,  e  per  li  suoi
buoni  portamenti  meritò,  che  gli  fosse  prolungato  il  gouerno  per  l'anno
seguente,  che  fù  il  ventesimo  terzo  di  quel  secolo;  il  quale  anno,  perche  fu  1223.
libero  da  mouimenti,  e  romori,  e  dentro,  e  fuori  della  città,  si  consumò  tutto -
  in  mandare  ambaſciadori  alli  Re  Saracini,  e  Africani  a  confermare  la
pace,  e  l'amicizia  con  essi,  e  a  stabilire  la  cosa  de  Genouesi  in  quei  regni,  e
fù  quest'anno  molto  vtile,  e  orreuole  al  communę;  perche  s'accrebbe  il
dominio  con  aggiugnere  ad  esso  molte  castella,  altre  comprandole  da  gli
antichi
            
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