Libro Terzo.
O
gliesi sotto la loro Signoria; e'l Podestà per stabilire le cose ; e confermare
alla Repuhlica il possesso di quella città, andò à Vintimiglia, e fabbricate
due fortezze, l'una nel colmo del monte Appio, l'altra nel piùalto luogo
della città,in vna delle quali lasciò a guardia Marino Polgaro, e Guglielmo -
Sauignoni, e nell'altra Vgolino Bocuci, e Ottone da Morta con cento
fanti per cia scuna, e gittate à terra a prieghi denVintimigliesi le mura della -
nuoua cittâ, e ordinate le coſe, e fatto Podeſtà di Vintimiglia Sorleone
Peuere, ſene tornò a Genoua. Quell'anno nella Soria nacquero gran diſcordie, -
e tumulti fra Piſani, e Genoueſi, e nellà città di Tolemaide , che i
moderni nomano Acone, ſegui fra loro vna gran battaglia, e conciosie coſa, -
che gliannali noſtri non assegnino alcuna cagione di questo disordine,
quale altra possiamo noi indouinarci, che gli antichi odi, cherimaneuano
fiſsi ne gli animi loro, e la perpetua emulazione, la quale perogni occasione, -
anéorche leggieri faceua, che quei popoli nimici venisseto all'arme fra
di loro? IPifani rimasi nella battaglia perdenti, diffidandosi di potere con
aperta virtù liberarsi dal pericolo, per sottrarsi da esso fecero vna risoluzione -
di maluagio esemplo; percioche miſero fuoco nelle caſe de Genoueſi; -
e mentre che eſsi erano intenti a ſpegnerlo, hebbero agio di ſcampare -
della città ! e in quell'incendio abbruciò vn'alta, e ampia torre de Genoueſi. -
Ma i Piſani poi hebbero gente in aiuto dal Re di Geruſalemme,
che era più affezzionato a Piſani;e ritornati con essa poco dipoi fecero
graui danni a Genouesi: ma essendosi finalmente acchetati i romori, ed
eſſendo ſtati Piſani condannati in giudizio a rifare i danni fatti a Genouesi, -
e tuttauia non hauendo potuto mai i Genoueſi conseguire le loro ragioni, -
se n'andarono a Baruti, è traportarono la da Acone tutti loro commerzi, -
e traffichi, riſoluti di non vi tornare più a negoziare fino a che non
fossero loro rifatti danni, e dato le debite sodisfazzioni dell'ingiurie. Ma
ne anche la città stette quell'anno queta; e tumulti furono cagionati principalmente -
da quei da Castello (che niun'altra famiglia fù in quel tempo
più inquieta, e che per la souerchia sua potenza meno potesse soffrire di
ſtare di pari con l'altre) che vennero a dissensione co Balbi ; e la famiglia
da Camilla ancora hebbe differenze con quei di Belmuſto; che ſi portauano -
fra di loro odio mortale, e ancora esse erano molto potenti. Questi
naſcenti romori, e turbamenti, furono racchetati per prudenza; e somma
diligenza del Podeſtà: ma ne anche la riuiera ſe ne paſsò ſenza romori, e
trauagli; percioche quei di Diano aiutati da Vintimigliesi, assalirono gli
huomini della terra di Ceruo; e Sauonesi entrarono a far danno nel paese
di Noli; ma il medesimo Podeſtà con la virtù; e aëcorgimento suo fermò
anche quest altri tumulti, il quale gastigò i capi, e cominciatori de gli scan
dali, e condannò i Sauonesi, i Vintimigliesi, e Dianesi in danari, e per li suoi
buoni portamenti meritò, che gli fosse prolungato il gouerno per l'anno
seguente, che fù il ventesimo terzo di quel secolo; il quale anno, perche fu 1223.
libero da mouimenti, e romori, e dentro, e fuori della città, si consumò tutto -
in mandare ambaſciadori alli Re Saracini, e Africani a confermare la
pace, e l'amicizia con essi, e a stabilire la cosa de Genouesi in quei regni, e
fù quest'anno molto vtile, e orreuole al communę; perche s'accrebbe il
dominio con aggiugnere ad esso molte castella, altre comprandole da gli
antichi