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in alto il presbiterio; e v’ebbe collega Domenico -
Piola suo fervido imitatore in gioventù. A
Valerio toccò la maggior volta che dall’ arco
dell’ altar principale si stende sopra il coro delle
monache, e gli furon dati a subbietto l’ Annunciazione -
di Maria e il suo parto in Betlemme.
Per maggior decoro di questa parte v’aggiunse
schiere d’angioletti in ispazi minori, che mentre -
fan più ricco lo sfondo, illeggiadriscono le
storie suddette. Sappiamo che il Piola esegui
l’argomento del Presepio, e forse alcuna delle
medaglie accessorie divise il Castello con lui;
cosa non facile a discernere, perchè lo stile
dell’ uno e dell’ altro è cosi uniforme, che ad
ambidue si affanno e lo stesso giudizio e le
medesime lodi. V ha una nitidezza di esecuzione -
e un certo uso de’ toni più gai onde par
che si studino di raddoppiare quel brio che già
procaccia per se stessa al dipinto la mano spontanea -
e destra come l’intelletto che crea. Cede
forse il Piola appetto a Valerio nella leggerezza
e nella trasparenza; ma si voglion’ occhi sagaci
ad avvedersene ; ed è certo che in niun altro
luogo lo seguitò si d’appresso. Con questo sorriso -
di pittura i due artisti c’inviano l’ ultimo
saluto; e ci dorrà di non più rivedere sul fresco -
questo lor talento giovanile per visitar che
facciamo altre chiese ed altri palazzi.