Metadaten : Guida artistica per la città di genova (2)

QUINTA
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dipinta  la  chiesa  da  Lorenzo  Defferrari,  che  imitò
quanto  seppe  lo  stile  paterno  in  quegli  angioli
che  ha  il  vôlto  sull’ingresso,  e  nell’invenzione
della  Croce  entro  il  semicircolo  al  disopra  dell’al
tar  maggiore.  Non  crederò  che  costui  seguisse
il  gusto  licenzioso  di  Gregorio  per  insufficienza
ad  un  migliore;  poichè  in  quest’epoca,  se  non
errano  i  computi,  toccava  la  virilità  ed  erasi  già
vólto  a  nuovi  metodi,  ma  crederò  che  venisse  in
aiuto  del  padre,  e  fedelmente  ne  eseguisse  i  bozzetti -
  sia  per  reverenza  di  figlio,  come  per  mag
giore  unità  del  lavoro.  Pare  infatti  ch’  egli  si
tradisca,  specialmente  nell’istoria  suddetta,  ove
le  figure  riescono  men  caricate  che  non  porta
quell’  imitazione;  negli  angeli  poi,  dove  s’ostina
ad  esser  scimia  del  padre,  esagera  i  capricci,  e
peggiora.  —  Quant’  è  d’ornato  e  di  prospettiva
si  debbe  a  Francesco  Costa,  dallo  stesso  Gregorio
iniziato  a  quest’  arte,  e  suo  collega  in  più  affreschi. -

Se  Giambattista  Baiardo  mori  nel  contagio  del
1657,  la  sua  tavola  che  veggiamo  all’altar  principale -
  dovette  fare  ornamento  all’oratorio  o  chiesa
primitiva,  distrutta  da’  fondamenti  dieci  anni  appresso. -
  V’è  sant’  Elena  che  adora  la  Croce  sul
Calvario,  e  vi  scopre  belle  parti  di  nudo  e  una
ragionevole  composizione  chi  la  guarda  d’appresso, -
  chè  a’  distanti  la  toglie  la  poca  chiarezza  del
            
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