GIORNITA
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re. Pià che il pensiero di ristorare le danneggiato, -
condannerò la scella del ristoratore, che fu
quel Gardella, deriso ugualmente o dipingesse
del proprio, o mettesse pennello sull' opere altrui. -
Un vasto cenacolo di Bernardo Castello,
perchè forse non s’attagliava alla novella disposizione -
dell’ oratorio, stette anni ed anni nel vestibolo -
del minore Ospitale con appeso il cartello
di vendita, e passò non ha molto a decorare chi
sa qual chiesa od altro luogo sacro. Rimase quivi
un' altra tela del Castello rappresentante il Salvatore -
che invita S. Giacomo all' apostolato, ed
è la prima a man destra; ma non ebbe lieta fortuna -
ne'restauri, poichè tolta dall' altar maggiore
per accoppiarla a quelle che sono ne' lati, di ovale -
fu ridotta a quadrata, ed accresciuta, finchè
bastasse alla nicchia, per ogni verso; sicchè diresti -
a ragione delle figure che stanno in quel
vano: apparent rari nanles in gurgite vasto. Peggior -
sorte ebbe l'altra dirimpetto de' fratelli Cesare -
ed Alessandro Semino, rifatta per intero
con mal garbo, tal che fa noia più che compas
sione il vederla.
Nè mi pare che scampasse ai ritocchi la terza
a man destra ove Aurelio Lomi espresse un fatto
cavato dalla pia leggenda di Costantino e Buonafede. -
Lo stile però del pisano non è offuscato
cosi che sfugga a' conoscitori, benchè le tracce