QUINTA
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li ascrive il Soprani: ad ogni modo è necessario -
avvertire questo equivoco, perchè niun de
lettori confonda un pittor genovese con uno scultore -
lombardo che trattò scalpello fra noi con
un arte superiore ad ogni elogio. S’ ha certa memoria -
che costui fosse in Genova nel 1530,
quando per atto pubblico si obbligò ad ornare
d’intagli la stupenda tribuna della cappella di
S. Giovanni Battista ; ma non ci è tolto da niuno
indizio il supporre che già innanzi a quest’ epoca
vivesse quivi, e nobilitasse la città co’ rari frutti
del proprio ingegno. Laddove la rassomiglianza
dello stile tra questi ornamenti e quelli della
porta di cui scriviamo ci dà buon dritto di richiamarci -
al pensiero quel valoroso artefice ; e
d’accostarci al parere di Raffaele Soprani, uomo
cauto e quasi timido ne’ suoi giudizi.
Non è delle mie forze nè della brevità che
mi stringe l’intessere una descrizione d’opera
cosi varia e gentile com’ è la presente ; nè certo
abbisogna il soccorso d’ornate parole a farla dilettevole -
e cara a chi punto si ferma a contemplarla. -
Miglior profitto farò del tempo, s’io accenni -
colla possibil prestezza al numero, alla
leggiadria, ai diversi caratteri di simili sculture, -
le quali nella patria nostra sovrabbondano
cosi, che non movemmo passo finora senza che
alcuna ci venisse sott occhio negli cleganti por¬