Volltext : Guida artistica per la città di genova (2)

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QUINTA
resse  disadorno  dopo  quella  perdita  ;  ma  ognun
vede  se  questa  tela  colle  forti  sue  tinte,  e  annerite -
  per  più  danno  dal  tempo,  potesse  compensare -
  il  vólto  di  quella  leggerezza  che  il  Bergamasco -
  ottenea  sempre  co’  delicati  colori  che
temperava  sull'  intonaco.  N  è  sicura  spia  il  bel
fregio  che  corre  intorno  la  stanza,  nel  quale  a
festoni  e  ghirlande  s’  alternan  figure  di  donne
in  graziosi  atteggiamenti,  e  di  putti  che  reggon
gli  stemmi  del  casato  ;  il  tutto  dipinto  con  una
maestria  che  nol  lascia  sottostare  all'  emulo,  e
con  una  soavità  di  colori,  che  sembra  promettergli -
  vittoria.
Cosi  Giambattista  Castello  nel  presente  palazzo -
  (come  già  in  quello  de’  Pallavicini  or  Cataldi -
  )  fece  tai  prove  in  doppio  arringo,  che
sarebbe  arduo  il  conchiudere  se  più  encomio
gli  sia  dovuto  come  a  pittore  o  come  ad  architetto. -
  E  facile  l’avvedersi  che  quivi  ogni  linea
è  cosa  sua,  non  escluso  il  superbo  Cammino  innalzato -
  di  fronte  con  bianchi  marmi  e  statue  sul
dosso.  Tre  busti,  e  tutti  d’ottimo  lavoro  veggonsi -
  tra  quegli  ornamenti;  nel  mezzo  è  il  doge
Gio.  Giacomo  Imperiale,  al  manco  lato  Gio.  Vincenzo, -
  al  destro  Vincenzo  fondatore  del  palazzo
a  cui  si  debbono  le  opere  descritte  fin  qui,  e
le  altre  che  tra  breve  accenneremo.  Dalla  data
incisa  nello  zoccolo  del  busto  mi  par  chiaro,  che
            
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