524
QUINTA
trasse o dimorasse come vantano o lapidi o busti -
in altri luoghi e pubblici e privati: per ciò
esempio unico, spontaneo, e da encomiarsi singolarmente. -
D’ alcuni ritratti di famiglia che son
nell' antisala volentieri io mi passo, perchè non
s’indugi troppo l’entrar nella sala, della cui
vista ho già invogliato il lettore. E ciò mi basta: -
non dovendosi descriveré per minuto quelle
opere, i cui meriti stan nel complesso d’eleganti
proporzioni e di ben disposti ornamenti.
Ond’io passo a far noto un altro pregio grandissimo -
di questo palazzo, com’ è quello di possedere -
la miglior cosa che dipingesse sul fresco
quel dotto e poetico ingegno di Domenico Parodi. -
Egli fu impiegato in un Salotto a destra
dalla marchesa Anna Negrone sullo spirare del
seicento o sugli albori del secolo appresso, età
sua giovanile, quando la vista di Roma lo avea
spronato ad altissime imitazioni; e corse voce
che aspirando il Parodi agli affreschi della gran
sala del Palazzo pubblico, studiasse quivi a mostrarsene -
degno affinandovi ogni mezzo e d’intelletto -
e di mano. Da tali auspici usci quest opera, -
la quale non può meglio descriversi di
quel che fece l’abate Lanzi. « E opinione d’ alcuni -
professori (egli scrive ) che in Genova non
ve ne sia altra si ben dipinta; ed è certo che
Mengs vi si fermò parecchie ore ammirando un