Full text : Guida artistica per la città di genova (2)

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QUINTA
trasse  o  dimorasse  come  vantano  o  lapidi  o  busti -
  in  altri  luoghi  e  pubblici  e  privati:  per  ciò
esempio  unico,  spontaneo,  e  da  encomiarsi  singolarmente. -
  D’  alcuni  ritratti  di  famiglia  che  son
nell'  antisala  volentieri  io  mi  passo,  perchè  non
s’indugi  troppo  l’entrar  nella  sala,  della  cui
vista  ho  già  invogliato  il  lettore.  E  ciò  mi  basta: -
  non  dovendosi  descriveré  per  minuto  quelle
opere,  i  cui  meriti  stan  nel  complesso  d’eleganti
proporzioni  e  di  ben  disposti  ornamenti.
Ond’io  passo  a  far  noto  un  altro  pregio  grandissimo -
  di  questo  palazzo,  com’  è  quello  di  possedere -
  la  miglior  cosa  che  dipingesse  sul  fresco
quel  dotto  e  poetico  ingegno  di  Domenico  Parodi. -
  Egli  fu  impiegato  in  un  Salotto  a  destra
dalla  marchesa  Anna  Negrone  sullo  spirare  del
seicento  o  sugli  albori  del  secolo  appresso,  età
sua  giovanile,  quando  la  vista  di  Roma  lo  avea
spronato  ad  altissime  imitazioni;  e  corse  voce
che  aspirando  il  Parodi  agli  affreschi  della  gran
sala  del  Palazzo  pubblico,  studiasse  quivi  a  mostrarsene -
  degno  affinandovi  ogni  mezzo  e  d’intelletto -
  e  di  mano.  Da  tali  auspici  usci  quest  opera, -
  la  quale  non  può  meglio  descriversi  di
quel  che  fece  l’abate  Lanzi.  «  E  opinione  d’  alcuni -
  professori  (egli  scrive  )  che  in  Genova  non
ve  ne  sia  altra  si  ben  dipinta;  ed  è  certo  che
Mengs  vi  si  fermò  parecchie  ore  ammirando  un
            
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